Russi con permesso di soggiorno nell'Ue: 876.600 a fine 2025, +13,6% sul 2021
Dall'invasione dell'Ucraina i cittadini russi con permesso valido nell'Ue sono cresciuti di circa 105.000 unità. La paura della mobilitazione e un'emigrazione giovane e qualificata spiegano il fenomeno.

- 01Secondo i dati Eurostat, a fine 2025 i russi con permesso di soggiorno valido nell'Ue erano 876.600, contro i 771.800 del 2021 (+13,6%).
- 02La Germania ospita la comunità più numerosa (218.000), davanti a Spagna (116.800) ed Estonia (78.400).
- 03Lettonia, Estonia e Repubblica Ceca registrano i cali maggiori di residenti russi.
- 04Fuori dall'Ue, in Serbia i russi sono passati da circa 5.000 a 61.900 a fine 2025.
Alla fine del 2025 erano 876.600 i cittadini russi con un permesso di soggiorno valido nell'Unione europea, circa 105.000 in più rispetto all'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina, secondo un'analisi dei dati Eurostat. Rispetto ai 771.800 del 2021 l'aumento è del 13,6%.
Il dato mostra come la guerra abbia modificato in modo duraturo la geografia della presenza russa in Europa, con effetti su politiche migratorie, mercati del lavoro e sicurezza dei Paesi ospitanti. Il quadro però non è uniforme: alcuni Stati hanno visto crescere le comunità russe, altri le hanno viste ridursi.
Cosa è successo
I russi titolari di permessi temporanei o permanenti nell'Ue sono saliti da 771.800 nel 2021 a 876.600 a fine 2025, secondo l'analisi dei dati Eurostat. La stessa statistica Eurostat sullo stock di permessi a fine anno colloca la Russia, con 876.625 titolari, tra le principali cittadinanze, subito dopo il Regno Unito (919.297).
I principali Paesi di destinazione sono i seguenti:
- Germania: 218.000 residenti russi;
- Spagna: 116.800;
- Estonia: 78.400;
- Francia: 67.000.
La crescita più marcata si è registrata nell'Europa meridionale. Nel periodo la Spagna ha rilasciato permessi a 44.400 cittadini russi e la Francia a 13.700, mentre a Cipro e in Portogallo la popolazione nata in Russia è aumentata rispettivamente di 2,5 e 3,5 volte.
Quali Paesi Ue hanno invece visto calare i russi?
Diversi Stati membri hanno seguito la direzione opposta. Lettonia, Estonia e Repubblica Ceca hanno registrato i cali più ampi di residenti russi, per effetto di politiche migratorie severe e, nei Paesi baltici, di preoccupazioni di sicurezza legate alle numerose comunità russofone.
L'Estonia, pur avendo ridotto la presenza russa, resta tra i primi tre Paesi per numero di residenti, con 78.400 persone. Il caso mostra che la distribuzione dipende molto dalle scelte nazionali in materia di ingressi e permessi.
Perché i russi lasciano il Paese?
Secondo Euronews, la paura della mobilitazione militare è una delle cause principali dell'esodo. I ricercatori hanno individuato almeno quattro ondate di partenze dal febbraio 2022; l'ultima, in corso dalla primavera, è stata innescata da nuove voci su una mobilitazione imminente per la guerra in Ucraina.
Anastasia Burakova, avvocata e fondatrice di Kovcheg, progetto di assistenza legale per i russi all'estero, ha spiegato che le persone temono rischi legati a mobilitazione e leva, che vivono come molto personali. Ha aggiunto che molti non vedono più un futuro in Russia.
Il 25 agosto 2026 organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato un aumento dei reclutamenti forzati dalla metà di agosto. Il progetto Idite lesom ha parlato di un picco iniziato il 10 agosto e di 14 richieste ricevute a metà mese da persone che dicevano di essere state costrette a firmare contratti militari. Funzionari ucraini, tra cui il presidente Volodymyr Zelenskyy, hanno più volte affermato che Mosca prepara una nuova mobilitazione dopo le elezioni per la Duma di settembre.
Una coordinatrice dell'iniziativa tedesca inTransit, che ha chiesto l'anonimato, ha riferito di richieste di aiuto per partire verso Georgia e Armenia, dove i russi entrano senza visto, e di una successiva regolarizzazione nell'Ue per vie ordinarie. Secondo la stessa fonte, il registro unico degli obblighi militari, lanciato a maggio 2025, rende l'uscita più difficile. Il 19 settembre 2026 si parlava di richieste di assistenza per l'emigrazione aumentate di otto volte da luglio.
Chi sono gli emigrati russi?
Le indagini di ricercatori indipendenti descrivono emigrati in prevalenza giovani, spesso coppie senza figli con entrambi i partner sotto i 36 anni. Il livello di istruzione è alto e le professioni sono concentrate in settori esposti a repressione politica (giornalisti, attivisti per i diritti umani, analisti) o molto richiesti a livello internazionale, come informatica, ingegneria e università.
Circa il 20% di chi è partito non ha una laurea, mentre il 18% studia o intende studiare all'estero. Gli emigrati si dividono in tre gruppi: chi si è stabilito e prevede di restare, chi si è già spostato una volta e sta per ripartire, e chi è ancora in Russia ma vuole andarsene entro sei mesi.
E fuori dall'Unione europea?
L'emigrazione riguarda anche Paesi extra-Ue. In Serbia i russi sono passati da circa 5.000 prima dell'invasione a 61.900 a fine 2025. In Kazakistan, entro la primavera di quest'anno, erano arrivati oltre 107.000 migranti russi; Armenia e Georgia ne ospitavano rispettivamente 43.500 e 70.000.
La Turchia ha accolto molti russi subito dopo l'invasione, ma ha poi irrigidito le regole sulla residenza: a giugno i permessi russi validi erano 75.900, la metà del picco del 2023.
Secondo l'analisi del centro di ricerca CASE, l'afflusso di persone e capitali ha contribuito a una crescita del Pil tra il 9% e il 9,4% in Armenia e Georgia al picco, tra 2022 e 2024. Poi l'effetto si è attenuato e la crescita è tornata al 5-7% annuo. In Serbia il reddito medio delle famiglie russe era di circa 3.500 euro al mese contro 900 della media locale; in Georgia 3.300 contro 650.
Perché conta
L'aumento dei permessi conta perché mostra un flusso strutturale di persone qualificate verso l'Ue, mentre i governi europei devono bilanciare attrazione di competenze e sicurezza. Secondo l'analisi, la maggior parte dei migranti russi lavora da remoto o avvia attività proprie, anziché competere per i posti locali: fino al 41% nell'informatica e circa il 21% nei media mantiene redditi da clienti esteri.
Resta controverso il tema dei rientri. Il progetto sociologico indipendente OutRush stimava che al più l'8% degli emigrati fosse tornato in Russia entro l'estate 2024, con un altro 5% intenzionato a farlo. L'Istituto di ricerca economica applicata della RANEPA, vicino allo Stato, indica un tasso di ritorno di circa il 10% per l'ondata 2022-2023. Società di consulenza e agenzie di reclutamento danno stime molto più alte, dal 16% tra i lavoratori IT al 40-45% di chi era partito al picco.
Quali sono i rischi e le incognite?
Il primo limite dei dati è la natura: i permessi in essere a fine anno misurano uno stock, non i flussi, e non dicono quanti siano partiti per timore della leva. Il secondo è che le cifre sui rientri variano molto secondo la fonte.
C'è poi l'incertezza politica. Le voci su una nuova mobilitazione sono riportate da funzionari ucraini e da fonti dell'intelligence occidentale citate da stampa internazionale, mentre i media di Stato russi hanno descritto le esercitazioni nella regione di Kaliningrad come mirate a respingere attacchi di droni. Secondo i centri studi citati, le perdite russe dal 2022 ammontano a circa 1,4 milioni di militari.
Cosa guardare adesso
Il prossimo passaggio è verificare se le richieste di espatrio si tradurranno in nuovi permessi nell'Ue. Gli elementi da seguire sono:
- le prossime statistiche Eurostat sullo stock di permessi, per vedere se il rialzo prosegue oltre il 2025;
- le decisioni dei singoli Stati su ingressi e permessi, con i Paesi baltici e la Repubblica Ceca in direzione restrittiva;
- l'eventuale annuncio di una nuova mobilitazione russa dopo le elezioni di settembre;
- l'evoluzione dei negoziati sul conflitto con l'Ucraina, con l'inviato statunitense Steve Witkoff in Russia il 21 ottobre per colloqui con Vladimir Putin.
L'esito di questi fattori determinerà se la crescita dell'emigrazione russa verso l'Europa resterà graduale o subirà una nuova accelerazione.
Fonti:euronews.comeuronews.comeuronews.comcnbc.comec.europa.eu
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