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Gianmaria Feleppa
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Gianmaria Feleppa
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Venture Capital in Italia: H1 2026
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Gianmaria Feleppa
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Francesco Lavitrano
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Gianmaria Feleppa
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Il crowdinvesting italiano crolla del 37,6% e torna indietro agli anni del Covid.
Quando pensiamo al crowdfunding come a una rivoluzione della fintech, dimentichiamo che una pratica simile era già presente duemila anni fa. Nella Roma repubblicana, le grandi opere pubbliche, acquedotti, strade, forniture per gli eserciti, erano troppo costose per un singolo finanziatore. Così lo Stato le appaltava a società di privati, le societates publicanorum, che per raccogliere il capitale necessario emettevano quote di partecipazione: le partes. Cicerone le descriveva come partes illo tempore carissimae, "quote in quel periodo carissime", segno di un mercato vivo in cui i prezzi salivano e scendevano. Migliaia di cittadini, non solo i grandi senatori, potevano parteciparvi.La "democratizzazione degli investimenti" che oggi attribuiamo al crowdinvesting, insomma, non è stata inventata recentemente: è stata riscoperta e digitalizzata. E come ogni riscoperta, porta con sé le stesse promesse e gli stessi rischi dell'originale. Il romano che comprava una pars di una spedizione commerciale sapeva bene, con il fenus nauticum, che se la nave affondava perdeva tutto: il rendimento alto era il prezzo del rischio reale che era tutto sul creditore. È esattamente la lezione che il crowdinvesting italiano sta reimparando nel 2026.Perché l'11° Report Italiano sul Crowdinvesting dell'Osservatorio del Politecnico di Milano, presentato a luglio, racconta un mercato in difficoltà. Ma sotto il titolo allarmante, raccolta a −37,6%, volumi tornati al 2020, si nascondono tre storie diverse, un confronto europeo che ribalta la diagnosi, e una domanda che riguarda meno la finanza e più la cultura di un Paese.La fotografia: un mercato tornato indietro di sei anniNei primi sei mesi del 2026 la raccolta complessiva è stata di 73,72 milioni di euro, in calo del 37,6% sul primo semestre 2025. Sugli ultimi dodici mesi il totale scende a 164,19 milioni, circa un terzo in meno. Le piattaforme autorizzate secondo il Regolamento europeo ECSP sono passate da 42 a 37, e solo 30 hanno pubblicato almeno una campagna nell'ultimo anno.Ma aggregare tutto in un unico numero è fuorviante. Il crowdinvesting italiano non sta vivendo un declino uniforme: ne sta vivendo tre, di natura opposta. La domanda giusta non è quanto è calato, ma dove: è il buco lasciato da chi è uscito dal mercato, o un calo diffuso che tocca tutti?Primo comparto, il lending: il buco di chi è uscitoIl comparto dei prestiti diretti sembra il più disastrato: la raccolta scende dai circa 106 milioni dell'anno precedente ai 77,54 milioni degli ultimi dodici mesi. Ma la causa è chirurgica e ha un nome: Recrowd, leader storico del lending immobiliare, sospesa dalla Banca d'Italia dal 31 luglio 2025 dopo accertamenti ispettivi. Nei dodici mesi precedenti la sospensione aveva raccolto 61,12 milioni, quasi il 58% dell'intero comparto. Sparita lei, è sparito il capitale.Il punto decisivo è cosa hanno fatto le piattaforme rimaste: hanno tenuto le posizioni, ma non hanno riassorbito il vuoto. Trusters, Walliance e Leone Investments hanno tutte superato i 10 milioni nell'anno. Al convegno di presentazione, il direttore dell'Osservatorio Giancarlo Giudici ha osservato che, tolto il buco Recrowd, "tutte le altre piattaforme bene o male si sono date da fare", in una situazione piuttosto omogenea. Un operatore l'ha detto senza giri: il declino del lending è "molto dovuto a queste piattaforme che sono uscite dal mercato".Reintegrando i 61,12 milioni di Recrowd, il lending salirebbe a circa 138 milioni: il calo non solo sparirebbe, ma si trasformerebbe in crescita. Senza quella sospensione, il comparto sarebbe stato stabile o in aumento. Attenzione però: quel buco non è un incidente neutro. Nasce da un intervento della vigilanza, da una ricapitalizzazione da 3,3 milioni e da un problema reale di governance e qualità del credito, aggravato, nell'immobiliare, dall'inflazione dei costi di cantiere e dalle indagini urbanistiche milanesi. "Senza Recrowd il lending cresceva" è vero in aritmetica, ma non assolve il merito.Secondo comparto, l'equity delle startup: il calo vero e strutturaleQui cambia tutto. La raccolta equity non immobiliare, startup e PMI innovative, è precipitata a 8,56 milioni nel semestre, meno della metà di un anno prima. E non c'è nessun Recrowd la cui uscita spieghi il dato: è un cedimento generalizzato della domanda di capitale di rischio.A pesare, un fattore fiscale tutt'altro che secondario. Dal 1° gennaio 2026 le detrazioni per chi investe in startup innovative (30%, o 65% in regime de minimis) sono rimaste congelate, perché era scaduta l'autorizzazione della Commissione Europea sugli Aiuti di Stato. Solo a metà giugno 2026 è arrivato un accordo Italia-UE per il ritorno del bonus del 30%, ma la norma attuativa deve ancora essere promulgata. Non è un caso che proprio il segmento più dipendente da quell'incentivo sia il più sofferente.Il segnale più eloquente riguarda chi si finanzia: negli ultimi dodici mesi il 51% delle emittenti equity erano PMI ordinarie, il valore più alto mai registrato, contro il 29% di startup innovative. Il canale nato per l'innovazione cambia pelle. C'è chi lo legge come maturazione e chi come snaturamento. Al convegno, un operatore è stato tranciante: l'equazione "crowdfunding uguale equity per startup" è stata "un errore tutto italiano che ha portato pochissime soddisfazioni a investitori e piattaforme", e forse è ora di ripensare i modelli a partire dal debt e dal lending.Terzo comparto, l'immobiliare: l'unico business che resisteE poi c'è il mattone. Nell'equity immobiliare non solo non c'è calo, ma le piattaforme attive crescono: al convegno un operatore ha dichiarato di essere in linea per aumentare la raccolta del 50% sull'anno. Il segmento sfiora i 30 milioni a semestre ed è stabile o in lieve crescita. Nel lending, addirittura, il 76,4% dei progetti dell'ultimo anno era immobiliare, e per la prima volta nella storia del real estate l'equity ha superato il lending come canale di raccolta.Il mattone regge grazie a rendimenti attesi competitivi, nel real estate i rendimenti annualizzati medi offerti hanno continuato a salire, sfiorando il 15% per l'equity e il 13,5% per il lending, e a una domanda costante di riqualificazioni e sviluppo. Le storie di successo del report lo confermano: dal resort di lusso a Marina di Ragusa alle residenze di pregio nel centro di Milano. Ma la forza ha un rovescio: se l'equity regge solo grazie al mattone, ed è esposto agli stessi rischi di cantiere che hanno affossato il lending, la solidità è meno robusta di quanto sembri.Il quadro in sintesiIl nodo che lega tutto: la fiducia e la solidità di chi si finanziaC'è un dato che a prima vista rassicura e che invece va letto con attenzione: il tasso di successo delle raccolte lending è del 99,2% negli ultimi 42 mesi. Ma quel numero misura il funding, quante campagne raggiungono l'obiettivo, non i rimborsi. Un progetto può chiudersi con pieno successo e poi non restituire un euro.La lettura corretta è illuminante: significa che la domanda, sulla singola campagna, non manca. Gli investitori i soldi li mettono. Ciò che manca è la capacità di una parte dei prenditori di restituirli. Il problema non è a monte ma a valle: non si raccoglie male, si seleziona male chi si finanzia. Lo conferma la forbice dei default 2025, che oscilla dal 6,51% fino a un impressionante 37,65% a seconda della piattaforma. Da qui una duplice ricetta: una selezione all'ingresso più severa, l'unica leva che le piattaforme controllano davvero, e un contesto economico più favorevole su tassi e costi, che invece subiscono.Al convegno un operatore si è spinto oltre: incrociando rendimenti stimati e tassi di default, il rendimento effettivo per l'investitore è stato in alcuni casi negativo. E nessun investitore razionale vuole restare in un sistema che non remunera il rischio. Ecco perché il vero tema, dietro i numeri, è la ricostruzione della fiducia, e il "mancato riciclo" degli investitori: chi ha capitale bloccato in progetti fermi non torna a investire finché non rientra.La voce di chi investeVista dalla parte di chi mette i soldi, questa fase che aspetto ha? Lo abbiamo chiesto a P. M. un investitore attivo da ben 7 anni, con un portafoglio in cui il crowdinvesting, sia equity sia lending, pesa per ben il 30%. La definisce senza esitazioni una trasformazione, non una parentesi, la fase che il crowdfunding sta vivendo in Italia in questo momento. D’altro canto anche i mercati finanziari stanno sperimentando periodi di incertezza, dal rischio bolla sull'intelligenza artificiale alle crisi geopolitiche e energetiche.Consiglierebbe di investire oggi? "Sì, ma con cautela", solo a chi ha cultura finanziaria e un portafoglio diversificabile, guardando prima all'affidabilità della piattaforma e poi alla validità del progetto. Lui continuerà, ma "con il freno a mano tirato", e con maggior fiducia in presenza di maggiori garanzie.Le leve ferme a metà del guado: garanzia pubblica e fiscoSu cosa punta il settore per ripartire? Su due leve pubbliche che, per ora, restano annunciate e non operative.La prima è la garanzia del Mediocredito Centrale (MCC): il decreto di gennaio 2026 ha esteso il Fondo di Garanzia per le PMI ai capitali raccolti sulle piattaforme, con copertura fino all'80% sul lending e fino al 60% sull'equity, per importi fino a 5 milioni. In pratica, su 1.000 euro investiti in un lending andato in default l'investitore potrebbe recuperarne fino a circa 800. Ma mancano i decreti attuativi: la misura, come hanno ripetuto gli operatori al convegno, è "ancora inattiva nei fatti".La seconda è il fisco. Come ha spiegato con chiarezza un operatore, senza il riconoscimento dell'aliquota sostitutiva del 26% sugli interessi da lending, al posto della tassazione IRPEF ordinaria, che può arrivare al 43%, lo strumento resta penalizzato rispetto a qualsiasi altro investimento finanziario. E le due leve devono muoversi insieme: la garanzia agisce sul rischio, il fisco sul rendimento netto, cioè sui due piatti della stessa bilancia. Oggi nessuna delle due è pienamente operativa. "Servono tempi certi e decisioni concrete."C'è poi il rischio che il report solleva: se lo Stato e il fisco coprono gran parte delle perdite a prescindere dalla qualità del progetto, che incentivo ha la piattaforma a selezionare bene? Il paracadute che protegge l'investitore rischia di anestetizzare la selezione del rischio. Qualcuno l'ha già paragonato al Superbonus. La garanzia non rende le aziende più solide: le rende solo meno costose da sbagliare.Lo sguardo oltre confine: Francia, SpagnaÈ qui che la diagnosi cambia radicalmente. Perché guardando ai vicini europei si scopre che l'Italia non ha affatto il monopolio dell'amore per il mattone, e che il suo vero problema è un altro.La Francia ha invertito la rotta: dopo due anni di calo, nel 2025 ha raccolto 1.763 milioni, +1,8%. Ma il dato interessante è la composizione: l'immobiliare è sceso sotto il 50% (47,9%), e il capitale che lascia il mattone si sposta sull'economia produttiva, le energie rinnovabili, oltre il 20% della raccolta, e il prestito remunerato trainato dal crowdfactoring, +35%. È la reazione più matura: usare la crisi per diversificare.La Spagna ha fatto l'opposto, con numeri esplosivi: 761,6 milioni raccolti nel 2025, +45,8%. Ma è ancora più sbilanciata dell'Italia sul mattone, il crowdfunding immobiliare vale il 74,3% del mercato, in crescita del 54,6%. Anche lì, però, esistono motori alternativi: il crowdlending è cresciuto del 404% grazie a rinnovabili e finanza d'impresa. La reazione spagnola è la più aggressiva, e anche la più esposta se il ciclo immobiliare gira.L'Italia è l'unica delle tre rimasta bloccata a metà del guado: il mattone regge ma non traina, gli altri segmenti crollano, e manca del tutto quel motore delle rinnovabili che altrove compensa. Tutti e tre i Paesi vivono la stessa crisi immobiliare di fondo, con ritardi e default; ma dove Francia e Spagna hanno trovato alternative, l'Italia no. Il vero problema italiano, allora, non è "l'amore per il mattone", quello è condiviso. È l'assenza di alternative: quando il mattone rallenta, non c'è nulla che compensi, e il mercato arretra.Crowdinvesting 2025: un confronto a tre*Perimetri di rilevazione diversi: l'italiano è più stretto, francese e spagnolo includono anche donation e reward. Contano i trend e la composizione più dei valori assoluti. Un filo comune attraversa tutti: il crowdfactoring, l'anticipo di fatture alle PMI, è la vera novità del 2025 in Francia e Spagna, e in Italia è ancora agli inizi.
person Elisabetta Cireddu
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Gianmaria Feleppa
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Andrea Pelucchi
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Odissea domina il box office. Il 58% degli incassi arriva da proiezioni IMAX e PLF
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Mercati 29 Luglio 2026: Sintesi della Giornata
Snapshot di Giornata: Europa in Rialzo, Wall Street in Calo La seduta del 29 luglio 2026 ha consegnato agli operatori un quadro marcatamente divergente tra le due sponde dell'Atlantico. Lo Stoxx Europe 600 ha chiuso in rialzo dello 0,6%, avvicinandosi con decisione ai massimi storici di chiusura registrati nella settimana precedente. Sul fronte opposto, l'S&P 500 statunitense ha ceduto lo 0,4%, vittima di una classica dinamica di sell the news che ha penalizzato i principali indici americani dopo una fase di forte apprezzamento. La divergenza tra mercati europei e americani rappresenta il dato più rilevante e caratterizzante dell'intera seduta odierna. Europa: lo Stoxx Europe 600 sfiora i massimi storici Il paniere europeo ha beneficiato di flussi di acquisto sostenuti e di un sentiment costruttivo diffuso tra gli investitori istituzionali. I principali listini del Vecchio Continente hanno chiuso in territorio positivo, con la performance dello Stoxx Europe 600 che si inserisce in un trend di recupero progressivo che ha caratterizzato le ultime settimane. L'avvicinamento ai massimi storici di chiusura segnala una ritrovata fiducia degli operatori nei confronti delle prospettive dell'economia europea, nonostante il contesto macroeconomico globale rimanga complesso e soggetto a revisioni. Wall Street: S&P 500 cede lo 0,4% nonostante i massimi recenti L'indice americano, che nell'arco dell'ultimo mese aveva messo a segno un rialzo del +4% portandosi in prossimità dei massimi storici, ha registrato nella seduta odierna una flessione tecnica dello 0,4%. Gli operatori hanno preferito alleggerire le posizioni dopo una fase di apprezzamento sostenuto, in una dinamica tipica dei mercati che tendono a scontare le aspettative future prima ancora che i dati si materializzino. Il movimento ribassista non configura, allo stato attuale, un'inversione di tendenza strutturale, ma riflette piuttosto una pausa fisiologica dopo settimane di rialzi. Banche Centrali: Fed Ferma, Tassi Sotto Osservazione La Federal Reserve mantiene i tassi di interesse invariati, in un contesto macroeconomico che, secondo le analisi più recenti, non impone interventi immediati né in senso restrittivo né in senso espansivo. Il quadro macroeconomico complessivo continua a rassicurare la banca centrale americana, che può permettersi di osservare l'evoluzione dei dati prima di agire — una postura confermata anche dall'analisi settimanale di Eurizon del maggio 2026. Il profilo hawkish attribuito a Steven Warsh, figura di riferimento nell'attuale dibattito di politica monetaria, non si è tradotto in segnali concreti di imminente rialzo dei tassi. Il mercato interpreta questa postura come un equilibrio precario tra la necessità di contenere eventuali pressioni inflazionistiche e quella di non soffocare una crescita economica che mostra segnali di moderazione. Gli investitori continuano a monitorare con estrema attenzione le comunicazioni ufficiali della Fed per individuare eventuali segnali di svolta nella direzione della politica monetaria. In Europa, la Banca Centrale Europea rimane anch'essa in una fase di attenta valutazione, con i mercati obbligazionari che riflettono un'attesa generalizzata sulle prossime mosse delle autorità monetarie. La stabilità dei tassi su entrambe le sponde dell'Atlantico contribuisce a mantenere contenuta la volatilità sui mercati dei capitali nel breve termine. UBS: Utile +17%, Ermotti Avverte sui Mercati UBS ha comunicato risultati trimestrali in forte crescita, con l'utile netto in aumento del +17% rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente, confermando la solidità del gruppo bancario elvetico nel contesto attuale. Il dato supera le attese degli analisti e testimonia la capacità del gruppo di generare redditività anche in un ambiente di mercato caratterizzato da incertezze geopolitiche e macroeconomiche. Il CEO Sergio Ermotti ha rilasciato dichiarazioni di particolare rilievo per l'intera comunità finanziaria. Ermotti ha affermato che una correzione dei mercati sarebbe "salutare", un giudizio che implica come le valutazioni attuali incorporino aspettative estremamente ottimistiche, potenzialmente non allineate con i fondamentali economici sottostanti. Le parole del numero uno di UBS assumono un peso specifico considerevole, provenendo da uno dei principali gestori patrimoniali a livello globale. Ermotti ha inoltre fornito indicazioni strategiche ai clienti del gruppo, invitando esplicitamente alla prudenza e a una gestione attiva del rischio di portafoglio. L'invito alla cautela da parte di un operatore istituzionale di tale calibro rappresenta un segnale che gli investitori professionali non possono ignorare, soprattutto in una fase in cui i mercati azionari si trovano in prossimità di livelli record. Mercati Valutari e Obbligazionari: Stabilità Relativa Sul mercato dei cambi, la seduta del 29 luglio 2026 ha registrato una stabilità relativa tra le principali coppie valutarie. Il cambio EUR/USD si è attestato a 1,13907, sostanzialmente invariato rispetto alla chiusura precedente (variazione: 0%). Il cross EUR/JPY ha registrato una lieve flessione a 186,519 (-0,03%), mentre il GBP/USD si è mantenuto stabile a 1,32898 (variazione: 0%). Il dollaro di Hong Kong ha mostrato un marginale apprezzamento nei confronti del dollaro statunitense, con il cambio USD/HKD a 7,842835 (+0,02%). La stabilità valutaria osservata nella seduta odierna limita i rischi di cambio per gli investitori internazionali e riduce uno dei principali fattori di incertezza per i portafogli diversificati a livello globale. L'assenza di movimenti direzionali significativi sul forex riflette un mercato in attesa di nuovi catalizzatori, identificabili principalmente nelle prossime comunicazioni delle banche centrali e nei dati macroeconomici in calendario. Sul fronte obbligazionario, i titoli di Stato rimangono sotto stretta osservazione degli operatori. Il comparto riflette l'attesa generalizzata sulle prossime mosse delle banche centrali: in assenza di segnali chiari di modifica dei tassi di riferimento, i rendimenti si mantengono su livelli che scontano uno scenario di stabilità monetaria prolungata. Eventuali sorprese nei dati macroeconomici potrebbero tuttavia innescare movimenti repentini sui mercati dei tassi. Prospettive e Fattori di Rischio per le Prossime Sedute Il quadro complessivo che emerge dalla seduta del 29 luglio 2026 è quello di mercati che continuano a prezzare le aspettative future piuttosto che i dati correnti, in una dinamica ben nota agli operatori professionali. I prezzi delle attività finanziarie incorporano già scenari prospettici che potrebbero non materializzarsi nei tempi e nelle modalità attese, aumentando il rischio di correzioni improvvise qualora i dati reali si discostassero dalle proiezioni di consenso. I principali catalizzatori di volatilità per le prossime sedute sono identificabili in tre aree distinte: La tensione tra i livelli record raggiunti dai principali indici azionari e i fondamentali economici sottostanti — che mostrano segnali di moderazione della crescita — suggerisce un potenziale aumento della volatilità nel breve termine. Gli investitori sono chiamati a monitorare con attenzione i prossimi appuntamenti macro e le dichiarazioni dei principali banchieri centrali, mantenendo un approccio disciplinato alla gestione del rischio di portafoglio. In sintesi, la giornata del 29 luglio 2026 ha confermato un mercato globale in bilico tra momentum positivo e segnali di prudenza istituzionale, con l'Europa che mostra una relativa forza rispetto agli Stati Uniti e le banche centrali che mantengono un profilo attendista in attesa di dati più definitivi. Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, raccomandazione di investimento né sollecitazione all'acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. I dati citati sono riferiti alla seduta del 29 luglio 2026 e sono soggetti a variazioni. Gli investitori sono invitati a valutare attentamente i rischi connessi a qualsiasi decisione di investimento e a consultare un consulente finanziario qualificato.
person Gianmaria Feleppa
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Gianmaria Feleppa
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Gianmaria Feleppa
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MarketFrancesco Lavitrano
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Gianmaria Feleppa
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@Francesco Lavitrano bravo

Gianmaria Feleppa
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Francesco Lavitrano
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Gianmaria Feleppa
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Gianmaria Feleppa
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Gianmaria Feleppa
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Andrea Pelucchi
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Odissea domina il box office. Il 58% degli incassi arriva da proiezioni IMAX e PLF
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