Netanyahu preme per nuovi attacchi all'Iran, ma Trump frena fino ai midterm
Israele aveva pianificato un'offensiva su vasta scala per il fine settimana del 10 ottobre, poi non autorizzata. Secondo le fonti citate, a fermarla è stato il no di Donald Trump a colpire l'Iran prima delle elezioni americane.

- 01Secondo tre fonti, Israele aveva preparato una campagna di bombardamenti di più giorni per il fine settimana del 10 ottobre, poi non autorizzata.
- 02La Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti non attaccheranno l'Iran prima delle elezioni di midterm del 3 novembre.
- 03L'Iran ha respinto l'ipotesi di trasferire in Russia circa 400 kg di uranio arricchito.
- 04Il Brent è risalito sopra i 100 dollari al barile in una fase di escalation, secondo una fonte di settore.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu sta spingendo per riprendere gli attacchi su vasta scala contro l'Iran, dopo che l'operazione pianificata a inizio ottobre non è stata autorizzata. Secondo tre fonti a conoscenza della questione, a bloccarla sarebbe stata l'opposizione del presidente statunitense Donald Trump.
Il dossier lega la guerra in Medio Oriente al calendario politico americano: le elezioni di midterm sono in programma il 3 novembre, e Washington ha escluso attacchi prima di quella data. Per i mercati dell'energia e per la stabilità regionale il rischio è che la pausa sia solo temporanea.
Cosa è successo
Netanyahu, secondo le fonti, all'inizio di ottobre aveva ordinato all'esercito israeliano di pianificare una nuova grande offensiva contro l'Iran. La campagna prevedeva bombardamenti della durata di diversi giorni, attesi per il fine settimana del 10 ottobre.
Tra gli obiettivi ci sarebbero stati infrastrutture civili come le centrali elettriche, impianti nucleari e bersagli legati al regime iraniano. L'operazione, però, non è stata infine autorizzata.
Il quadro dei fatti principali:
- Fine settimana del 10 ottobre: data prevista per la campagna di bombardamenti israeliana, poi non avviata.
- 3 novembre: data delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, prima delle quali Washington dice di non voler attaccare.
- Circa 400 kg: uranio arricchito iraniano che Teheran ha rifiutato di trasferire in Russia.
- Tre portaerei statunitensi dispiegate nella regione.
Cosa ha detto Washington?
La Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno intenzione di attaccare l'Iran prima delle elezioni del 3 novembre. Una persona citata in un resoconto ha riferito la linea del presidente: "The President has said that we will not be attacking Iran at any time prior to the midterm elections."
Nella versione attribuita a Trump, il messaggio è lo stesso: nessun attacco prima del voto statunitense del 3 novembre. Il presidente ha anche richiamato le condizioni economiche e militari dell'Iran, definite molto cattive, e il fatto che il blocco resterà in vigore.
Restano però dubbi sulle intenzioni americane, alla luce dello schieramento delle tre portaerei e della visita in Israele del segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Qual è il contesto diplomatico e politico?
L'Iran ha fatto sapere che non consegnerà il proprio uranio arricchito, respingendo le proposte di trasferire circa 400 kg di materiale nucleare in Russia. L'annuncio è arrivato mentre il capo dell'esercito pakistano, Asim Munir, era in visita a Teheran per promuovere una mediazione con gli Stati Uniti.
I funzionari iraniani sostengono che Washington debba prima ricostruire la fiducia, citando i precedenti attacchi statunitensi avvenuti durante i colloqui diplomatici.
Sul fronte interno israeliano, le Forze di Difesa avrebbero cercato di far annullare un discorso di Netanyahu alla cerimonia dei diplomi dei cadetti, per timori di strumentalizzazione elettorale. Secondo quanto riportato, i militari si sono rivolti al ministero della Giustizia e alla Commissione Elettorale Centrale. Netanyahu, in vista delle elezioni israeliane del 27 ottobre, ha inoltre avvertito che un futuro presidente americano potrebbe essere ostile a Israele.
Trump e Netanyahu: che rapporti ci sono?
Trump ha sostenuto Netanyahu per la rielezione, lodandone la leadership sull'Iran, ma ha avvertito Israele di non scegliere il leader sbagliato. Il vicepresidente JD Vance, invece, si è astenuto dall'appoggiare Netanyahu, dicendo di non essere né contrario né favorevole agli endorsement di leader stranieri e di concentrarsi sui midterm.
Già in precedenza i toni erano stati tesi: a giugno, dopo uno scambio di attacchi tra Israele e Iran, Trump aveva avvertito Netanyahu di stare attento per non restare solo contro Teheran. Ad aprile Netanyahu aveva detto che Israele era pronto a riprendere i combattimenti in qualsiasi momento.
Come hanno reagito i mercati?
Il petrolio resta sensibile alle notizie. Secondo i resoconti di mercato del 21 ottobre, i prezzi sono saliti per i rischi sull'offerta: attacchi a una petroliera vicino allo Stretto di Hormuz e a impianti sauditi da parte degli Houthi, sostenuti dall'Iran. Un'altra fonte indica il Brent sopra i 100 dollari al barile dopo una nuova escalation.
In un altro momento della guerra il Brent era sceso a livelli che non si vedevano dall'inizio del conflitto, con un calo di oltre il 38% dal picco postbellico di oltre 126 dollari del 30 aprile. L'andamento mostra quanto le quotazioni dipendano dall'evoluzione militare.
Sui listini asiatici, un analista di Kotak Neo ha segnalato l'incertezza legata agli sviluppi tra Stati Uniti e Iran.
Perché conta
La vicenda conta perché mostra come la decisione su un'offensiva israeliana dipenda dal consenso di Washington e dal calendario elettorale. Un attacco su infrastrutture civili ed energetiche rischierebbe di riportare la regione a una guerra su vasta scala, con effetti diretti sui flussi di petrolio.
Secondo un'inchiesta di settembre, alti collaboratori di Trump volevano mantenere contenuta la guerra in vista dei midterm, mentre i Repubblicani difendono maggioranze risicate. Dopo il voto potrebbero tornare attacchi statunitensi più pesanti, ma senza alcuna decisione presa.
Quali sono i rischi e i punti incerti?
Il primo rischio è che la pausa sia solo temporale: la garanzia americana riguarda il periodo prima del 3 novembre, non dopo. Il secondo è l'incertezza sulla natura del blocco e sui negoziati: Teheran rifiuta di cedere l'uranio e chiede fiducia prima di riprendere i colloqui.
Inoltre, le tensioni regionali non si limitano al confronto diretto: gli attacchi legati agli Houthi e vicino a Hormuz alimentano i timori sull'offerta energetica. Alcuni dettagli, come l'effettivo ruolo di Trump nello stop, provengono da fonti anonime e non sono confermati ufficialmente.
Cosa guardare adesso
I prossimi appuntamenti sono definiti dal calendario politico e dalla diplomazia:
- 27 ottobre: elezioni in Israele.
- 3 novembre: elezioni di midterm negli Stati Uniti, termine indicato dalla Casa Bianca per l'assenza di attacchi.
- Mediazione pakistana tra Teheran e Washington, dopo la visita di Asim Munir.
- Evoluzione del Brent e degli attacchi nell'area di Hormuz.
Sarà decisivo capire se, dopo il voto americano, Netanyahu otterrà il via libera per l'offensiva già pianificata o se prevarrà la via negoziale.
Fonti:ilsole24ore.comaxios.comtimesofisrael.comaxios.comlivemint.comthehindubusinessline.comthehindubusinessline.comcnbc.comgulfnews.comaljazeera.comreuters.comansa.itrepubblica.itthehindubusinessline.com
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