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Meloni al Senato, applausi inaspettati da PD e Calenda sull'Ucraina. Gelo di M5S e AVS

Durante le comunicazioni della premier in vista del Consiglio europeo, i riformisti dem e il leader di Azione rompono gli schemi e applaudono Meloni sul sostegno a Kiev. Zelensky ringrazia l'Italia.

di Andrea PelucchiRedazione UCapital News6 min di lettura
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Meloni al Senato, applausi inaspettati da PD e Calenda sull'Ucraina. Gelo di M5S e AVS
PUNTI CHIAVE
  1. 01Il 14 ottobre 2026 la premier Giorgia Meloni ha tenuto le comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15-16 ottobre.
  2. 02I riformisti del Partito Democratico — Delrio, Casini, Sensi, Verini e Zampa — e il leader di Azione Carlo Calenda hanno applaudito Meloni sul sostegno all'Ucraina.
  3. 03Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono rimasti in gelo durante i passaggi sull'Ucraina.
  4. 04Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato l'Italia per il sostegno espresso durante le comunicazioni parlamentari.

Il 14 ottobre 2026, durante le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15-16 ottobre, si è consumata una scena inattesa: un gruppo di riformisti del Partito Democratico e il leader di Azione, Carlo Calenda, hanno applaudito la premier sul tema del sostegno all'Ucraina, mentre Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono rimasti in silenzio.

L'episodio fotografa una frattura trasversale nel campo progressista italiano sul dossier ucraino, proprio mentre il Consiglio europeo si appresta ad affrontare temi di sicurezza e competitività. Il gesto dei riformisti dem e di Calenda non è passato inosservato, e ha trovato eco anche a Kiev: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fatto pervenire i propri ringraziamenti all'Italia.

Cosa è successo

Nel corso delle comunicazioni parlamentari del 14 ottobre 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha illustrato le posizioni che l'Italia avrebbe portato al Consiglio europeo del 15-16 ottobre, toccando tra i punti principali la competitività dell'Unione europea, il caro energia e l'accordo sul gas tra Donald Trump e Vladimir Putin, definito dalla stessa Meloni "molto rischioso" in quanto "legittima Mosca". La premier ha anche minacciato di non firmare il bilancio Ue, dichiarando che "l'Italia non può versare di più e ricevere meno".

Quando il discorso si è concentrato sul sostegno a Kiev, alcuni esponenti riformisti del Partito Democratico — tra cui Graziano Delrio, Pier Ferdinando Casini, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa — e Carlo Calenda hanno applaudito la premier, rompendo la disciplina di opposizione. Il gesto ha colto di sorpresa l'Aula e ha immediatamente alimentato il dibattito politico.

Le parole di Delrio: i valori fondanti dell'Europa

A spiegare la scelta dei riformisti dem è stato lo stesso Graziano Delrio, con parole che hanno risuonato nell'emiciclo di Palazzo Madama:

«Stiamo con l'Ucraina non perché ci conviene. C'è un quadro di valori, di principi che sono fondanti di questa Ue e su cui abbiamo costruito un sogno di pace».

Delrio, intervenendo in Aula il 14 ottobre 2026, ha così tracciato una linea netta tra il sostegno a Kiev come scelta di principio e non di convenienza geopolitica.

Il gelo di M5S e AVS

Mentre i riformisti dem e Calenda applaudivano, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono rimasti in silenzio, confermando la distanza che li separa dalle posizioni più atlantiste dell'opposizione. Il nodo, come già nelle precedenti votazioni parlamentari, resta l'invio delle armi all'Ucraina.

Le risoluzioni presentate dalle opposizioni sull'Ucraina hanno rispecchiato questa divisione: il Pd si è astenuto sulla parte delle risoluzioni di M5S e AVS riguardante l'Ucraina, e viceversa M5S e AVS si sono astenuti sulla parte di risoluzione del Pd. Si tratta comunque di un cambiamento rispetto alle votazioni precedenti, in cui il voto era stato contrario da entrambe le parti. Le formulazioni delle risoluzioni, è stato fatto notare sia dal Pd sia dagli alleati, sono cambiate rispetto al passato.

  • Il Pd si è astenuto sulle parti delle risoluzioni di M5S e AVS relative all'Ucraina.
  • M5S e AVS si sono astenuti sulla parte di risoluzione del Pd sull'Ucraina.
  • Nelle precedenti votazioni il voto era stato contrario da entrambe le parti.
  • Il punto di frizione rimane l'invio di armi a Kiev.

Il leader del M5S Giuseppe Conte, intervenendo alla Camera durante le dichiarazioni di voto, ha attaccato la premier su altri fronti, accusandola di essere "sempre nella carrozza di coda" nei passaggi europei più importanti. Nessun riferimento esplicito di Conte al gesto dei riformisti dem, ma la tensione interna al campo progressista è rimasta palpabile per tutta la giornata.

La replica di Meloni e le tensioni in Aula

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella sua replica in Aula, ha colto l'occasione per punzecchiare le opposizioni sulla loro frammentazione interna sul dossier ucraino. Rivolgendosi ai banchi dell'opposizione, Meloni ha dichiarato: "Prima di mettere d'accordo Putin e Trump, provate a mettere d'accordo Magi e Fratoianni su un'unica risoluzione". I due leader — Riccardo Magi di Azione e Nicola Fratoianni di AVS — hanno risposto con una foto abbracciati in Transatlantico, lasciandosi immortalare dai cronisti sorridenti.

Sul fronte della maggioranza, la Camera ha approvato le due risoluzioni di centrodestra in vista del Consiglio europeo. La seconda risoluzione, specificamente dedicata all'Ucraina, è passata con 186 voti a favore e nessun contrario, poiché le opposizioni non hanno preso parte al voto. Il ministro Tommaso Foti aveva chiesto prima del voto di espungere le premesse dalla seconda risoluzione.

Perché conta

L'episodio degli applausi trasversali a Meloni sull'Ucraina segnala una linea di frattura che attraversa il campo progressista italiano in modo sempre più visibile. Da un lato i riformisti dem e Calenda, che privilegiano la continuità atlantista e il sostegno a Kiev come valore fondante dell'integrazione europea; dall'altro M5S e AVS, che mantengono riserve sull'invio di armi e su una postura più nettamente pro-Kiev.

Il ringraziamento di Zelensky all'Italia arriva in un contesto internazionale teso, in cui l'accordo sul gas tra Trump e Putin — definito "molto rischioso" dalla stessa Meloni — ridisegna gli equilibri energetici e diplomatici del continente. La posizione italiana al Consiglio europeo del 15-16 ottobre si inserisce in questo quadro, con Roma che cerca di bilanciare le relazioni con Washington e il sostegno alle istituzioni europee.

Per il Partito Democratico, la giornata del 14 ottobre ha messo in luce tensioni interne che la segretaria Schlein ha cercato di minimizzare, parlando di "passo in avanti nel lavoro unitario". La distanza tra l'ala riformista e le posizioni di M5S e AVS, tuttavia, resta strutturale e difficile da colmare sul tema delle armi a Kiev.

Cosa guardare adesso

  • 15-16 ottobre 2026: Consiglio europeo, dove Meloni porterà le posizioni italiane su competitività, caro energia e Ucraina.
  • Bilancio Ue: la minaccia di Meloni di non firmare il bilancio europeo ("l'Italia non può versare di più e ricevere meno") è destinata a diventare uno dei nodi del negoziato nelle prossime settimane.
  • Accordo gas Trump-Putin: l'evoluzione del dossier energetico — e le sue ricadute sulle sanzioni a Mosca — sarà monitorata da Bruxelles e dalle capitali europee.
  • Unità del campo progressista: le prossime votazioni parlamentari sull'Ucraina diranno se l'avvicinamento tra Pd, M5S e AVS registrato il 14 ottobre è un segnale duraturo o un episodio isolato.

Fonti:repubblica.it

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