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Israele al voto il 27 ottobre: Netanyahu sfida un blocco eterogeneo nel primo voto dal 7 ottobre

Oltre 7 milioni di israeliani votano il 27 ottobre 2026, in elezioni lette come un referendum su Benjamin Netanyahu tra sicurezza, leva obbligatoria e giustizia.

di Andrea PelucchiRedazione UCapital News5 min di lettura
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Israele al voto il 27 ottobre: Netanyahu sfida un blocco eterogeneo nel primo voto dal 7 ottobre
Immagine generata con AI
PUNTI CHIAVE
  1. 01Il 27 ottobre 2026 oltre 7 milioni di israeliani votano nelle prime elezioni nazionali dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
  2. 02Il voto cade a otto mesi dall'inizio del conflitto con l'Iran ed è considerato un referendum su Benjamin Netanyahu, in carica da 19 anni.
  3. 03Il Parlamento ha fissato la data il 13 luglio 2026, l'ultima consentita dalla legge, per far completare alla coalizione il mandato di quattro anni.
  4. 04Tra i temi: fallimenti della sicurezza, servizio militare obbligatorio, riforma della giustizia e conti pubblici.

Il 27 ottobre 2026 oltre 7 milioni di israeliani sono chiamati alle urne per le elezioni israeliane 2026, le prime dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Le elezioni su Israele e Benjamin Netanyahu sono viste come un referendum sulla leadership del premier.

Il voto pesa su tre fronti: la responsabilità per i fallimenti della sicurezza, il servizio militare obbligatorio e la riforma della giustizia. Arriva anche a otto mesi dall'inizio del conflitto con l'Iran, mentre i sondaggi citati dalle fonti indicano il rischio di uno stallo.

Cosa è successo

Il Parlamento israeliano ha fissato le elezioni al 27 ottobre con una decisione del 12 luglio, resa nota il 13 luglio 2026. È l'ultima data consentita dalla legge e permette alla coalizione di destra e religiosa di Netanyahu di completare l'intero mandato di quattro anni. Secondo la ricostruzione di un quotidiano irlandese, sono le prime elezioni tenute alla scadenza naturale.

Netanyahu, il premier più longevo della storia di Israele con 19 anni in carica, cerca un nuovo mandato mentre è sotto processo per corruzione. Ha dichiarato di "intendere vincere", anche se, secondo quanto riportato a luglio, i sondaggi indicavano che una maggioranza di israeliani lo voleva fuori dall'incarico.

Il voto all'estero si è già chiuso. Tra i delegati israeliani all'estero ha votato l'86,7% degli aventi diritto, 4.218 persone, con un'affluenza superiore di 17 punti percentuali rispetto al 2022.

  • Elettori chiamati al voto: oltre 7 milioni.
  • Data: 27 ottobre 2026.
  • Anni di Netanyahu al potere: 19.
  • Affluenza dei delegati all'estero: 86,7%, +17 punti sul 2022.

Chi sono i protagonisti e quali sono i temi?

Da una parte c'è il Likud di Netanyahu, con i partner di destra e religiosi. Dall'altra c'è un blocco di opposizione descritto come eterogeneo ma numeroso. Le fonti disponibili non ne indicano qui composizione e seggi attesi, e per questo non si riportano stime.

Il primo tema è la sicurezza. Quasi tre anni dopo l'attacco guidato da Hamas contro il sud di Israele, la responsabilità del fallimento è diventata una questione elettorale. Netanyahu vede messa in discussione l'immagine di "Mr. Security", mentre gli elettori valutano versioni concorrenti di ciò che andò storto.

Il secondo è il servizio militare obbligatorio, con le esenzioni per gli ultraortodossi. Il terzo è la riforma della giustizia, contestata dall'opposizione. Tra i motivi di insoddisfazione citati a luglio ci sono anche i processi per corruzione e le guerre a Gaza e in Iran.

La campagna si è chiusa con un clima di forte mobilitazione. Il 25 ottobre migliaia di persone hanno partecipato all'ultima manifestazione contro Netanyahu, mentre le tensioni crescevano in Medio Oriente. Sul fronte opposto, gli attivisti del Likud hanno appeso i manifesti del premier accanto a quelli degli avversari.

Che peso hanno l'Iran e le pressioni internazionali?

Il dossier Iran è entrato nella campagna. Secondo notizie riportate dai media locali il 26 ottobre, ci sarebbe tensione tra Netanyahu e il capo di stato maggiore Eyal Zamir sui piani d'attacco contro Teheran. Lo stesso resoconto riferisce che Netanyahu avrebbe cercato un vantaggio politico dalla situazione, suscitando preoccupazione tra i vertici militari, e che le proiezioni indicano un possibile stallo.

Secondo un'altra ricostruzione, Netanyahu avrebbe spinto il presidente statunitense Donald Trump a riprendere i combattimenti contro l'Iran prima del voto in Israele e delle elezioni americane. Trump, secondo quanto riportato il 23 ottobre, ha minacciato una nuova operazione militare, chiamata "little epic fury". Aveva però detto all'inizio del mese che gli Stati Uniti non avrebbero attaccato l'Iran prima delle elezioni di metà mandato, in cui è in palio il controllo del Congresso.

Una tregua con Teheran concordata da Trump, secondo un'analisi, mina la "vittoria totale" promessa da Netanyahu e potrebbe lasciarlo davanti a una sconfitta elettorale. È una valutazione dell'analisi citata, non un dato verificato. Secondo un'altra lettura, il futuro del Medio Oriente dipende dalla sorte elettorale del premier.

Cosa dicono economia e istituzioni?

L'economia mostra crescita elevata nei dati principali, ma faglie di lungo periodo. Secondo un'analisi del 25 ottobre, pesano la spesa per la difesa in forte aumento, il debito in crescita, la fuga di talenti e le esenzioni degli ultraortodossi.

Il 24 ottobre la Banca d'Israele ha criticato il piano di Netanyahu sulle criptovalute per eludere le sanzioni. La banca centrale ha ricordato che è responsabilità della leadership politica evitare le sanzioni. Netanyahu ha risposto:

I do what I think is right.

Benjamin Netanyahu, in risposta alle critiche della Banca d'Israele, 24 ottobre.

Perché conta

Questo voto conta perché può decidere se Netanyahu resterà alla guida del Paese dopo la fase più drammatica della sua storia recente. Il risultato inciderà sulla gestione dei fronti con Gaza e Iran, sul rapporto con Washington e sull'assetto della giustizia.

Conta anche per la tenuta della coalizione: la leva obbligatoria divide partiti religiosi e laici, e un esito senza maggioranza chiara potrebbe prolungare l'incertezza politica. Questa è una possibilità indicata dalle proiezioni citate, non una previsione della redazione.

Lo sguardo è anche internazionale: osservatori e capitali seguono il voto perché il suo esito può influire sulle scelte militari nella regione e sul coordinamento con gli Stati Uniti.

Quali sono i rischi e i dubbi?

Il principale elemento di incertezza è la possibile assenza di una maggioranza netta. Un precedente storico mostra come un blocco possa restare sotto soglia: nel marzo 2020, i risultati finali diedero al Likud 36 seggi e al blocco di Netanyahu 58, senza maggioranza.

Anche nel 2022 gli ultimi sondaggi indicavano che né il campo di Netanyahu né il blocco rivale avevano una maggioranza. Il precedente invita alla cautela su ogni lettura anticipata del 2026.

Restano incerti anche l'effetto della crisi con l'Iran sugli elettori e l'esito delle tensioni tra premier e vertici militari. Le fonti raccolte non permettono di indicare un sondaggio finale affidabile per il 2026.

Cosa guardare adesso

Dopo la chiusura dei seggi del 27 ottobre, l'attenzione andrà ai risultati e alla capacità di ciascun blocco di arrivare alla maggioranza.

  • 27 ottobre: voto nazionale in Israele.
  • Dopo il voto: i seggi del Likud e del blocco di Netanyahu rispetto a quelli dell'opposizione.
  • Evoluzione dell'Iran: eventuali nuove operazioni minacciate da Trump.
  • Elezioni statunitensi di metà mandato, con il controllo del Congresso in gioco.
  • Dossier economici: spesa per la difesa, debito e sanzioni.

Fonti:economictimes.indiatimes.comaljazeera.combusiness-standard.comwashingtonpost.comtimesofisrael.comeconomictimes.indiatimes.comtimesofisrael.comthetimes.comfrance24.combusiness-standard.comirishtimes.comen.globes.co.ilarabnews.comtimesofisrael.comlivemint.comhaaretz.com

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