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Cina apre alla vendita di terre rare all'UE, ma pone condizioni sul dual use

Il ministro cinese del Commercio Wang Wentao ha discusso con il commissario UE Maroš Šefčovič le condizioni per sbloccare le esportazioni di terre rare, riportando al centro del confronto Pechino-Bruxelles il nodo del dual use e delle catene di approvvigionamento critiche.

di alessandro platerotiRedazione UCapital News6 min di lettura
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Cina apre alla vendita di terre rare all'UE, ma pone condizioni sul dual use
Immagine generata con AI
PUNTI CHIAVE
  1. 01Il 17 settembre 2026 il commissario UE al Commercio Maroš Šefčovič e il ministro cinese del Commercio Wang Wentao si sono confrontati in videoconferenza per oltre un'ora su terre rare, accesso al
  2. 02La Commissione europea ha fissato nella seconda sessione del Consiglio UE-Cina per il commercio e gli investimenti, prevista a Pechino in ottobre, la scadenza per i primi risultati tangibili.
  3. 03Il 4 aprile 2025 la Cina aveva introdotto restrizioni all'export di terre rare, e il 9 ottobre 2025 aveva ampliato i controlli a cinque nuovi elementi con scrutinio aggiuntivo per gli utenti di
  4. 04La Camera di Commercio UE in Cina (EUCCC) aveva segnalato che a inizio settembre 2025 Pechino aveva approvato solo 19 delle 141 richieste di licenza per terre rare presentate da aziende europee.

Il ministro cinese del Commercio Wang Wentao e il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič si sono confrontati il 17 settembre 2026 in una videoconferenza durata oltre un'ora, mettendo al centro del dialogo i controlli cinesi sulle esportazioni di terre rare, l'accesso dell'Unione Europea al mercato cinese e la gestione dei flussi commerciali bilaterali. Il portavoce della Commissione europea Olof Gill ha confermato che il colloquio rientra negli «sforzi intensi e continui per riequilibrare le relazioni commerciali tra UE e Cina».

La posta in gioco è alta: le terre rare sono componenti essenziali per semiconduttori, motori elettrici, sistemi radar e velivoli militari, e la Cina detiene una posizione quasi monopolistica sulla loro produzione e lavorazione a livello globale. L'apertura di Pechino al dialogo riaccende le speranze di Bruxelles, ma le condizioni poste sul dual use — l'impiego di materiali a fini sia civili sia militari — rischiano di trasformare ogni licenza di esportazione in uno strumento di pressione geopolitica.

Cosa è successo

La videoconferenza del 17 settembre 2026 tra Šefčovič e Wang Wentao ha fatto il punto sul lavoro svolto a livello di alti funzionari, secondo quanto riferito dal portavoce Gill. La Commissione ha già pianificato l'invio di una squadra tecnica a Pechino entro la fine del mese, in preparazione dell'incontro bilaterale dell'8 e 9 ottobre tra i due responsabili del commercio. Il banco di prova sarà la seconda sessione del Consiglio UE-Cina per il commercio e gli investimenti, che si terrà a Pechino in ottobre e che Šefčovič copresiederà.

Gill ha sottolineato che «è altrettanto importante che arrivino i primi risultati tangibili» in quella sede, aggiungendo che «questi risultati devono essere credibili» e che il vertice deve segnare il passaggio «dalla retorica ai risultati». La dichiarazione riflette la frustrazione accumulata da Bruxelles dopo mesi di stallo sulle licenze di esportazione.

Il contesto: dall'aprile 2025 a oggi

Il 4 aprile 2025 la Cina aveva introdotto le prime restrizioni all'esportazione di terre rare, in risposta all'aumento dei dazi statunitensi sui prodotti cinesi. Il Parlamento europeo, in una risoluzione del 10 luglio 2025, aveva espresso preoccupazione per quelle misure, rilevando che la Cina detiene una posizione quasi monopolistica sul mercato globale, e aveva chiesto di accelerare l'attuazione del Critical Raw Materials Act e di costruire partenariati con paesi che rispettino elevati standard ambientali e sui diritti umani.

Il 9 ottobre 2025 Pechino aveva poi ampliato significativamente i controlli, aggiungendo cinque nuovi elementi e introducendo uno scrutinio aggiuntivo per gli utenti di semiconduttori.

  • Il 4 aprile 2025 la Cina introduce le prime restrizioni all'export di terre rare, in ritorsione ai dazi USA.
  • Al 9 ottobre 2025 Pechino espande i controlli a cinque nuovi elementi con scrutinio aggiuntivo per i produttori di semiconduttori.
  • A inizio settembre 2025 la Camera di Commercio UE in Cina (EUCCC) segnala che Pechino ha approvato soltanto 19 delle 141 richieste di licenza presentate da aziende europee.
  • Goldman Sachs stima, il 21 ottobre 2025, che una perturbazione del 10% nelle forniture di terre rare potrebbe ridurre la produzione globale di 150 miliardi di dollari.
  • Il 3 dicembre 2025 la Commissione adotta il piano d'azione RESourceEU, modellato sulla logica del programma REPowerEU per l'energia.

Il nodo del dual use: perché le condizioni cinesi preoccupano Bruxelles

Al cuore della trattativa c'è la questione del dual use: Pechino richiede alle aziende europee che richiedono licenze di esportazione di fornire informazioni dettagliate sugli utilizzi finali dei materiali, inclusi i clienti nel settore della difesa. Secondo un'analisi dell'EU Institute for Security Studies (EUISS) pubblicata nell'ottobre 2025, questo meccanismo consente alla Cina di mappare le reti industriali della difesa europea e di dedurre la composizione di beni a duplice uso sensibili, come la quantità di gallio impiegata nella produzione di wafer per semiconduttori.

L'EUISS ha evidenziato che in alcuni casi Pechino ha richiesto fotografie dei siti produttivi e dei prodotti, come i motori per droni, e che le approvazioni delle licenze sono state condizionate alla divulgazione dei clienti finali da parte dei produttori europei di componenti. Questa raccolta sistematica di informazioni, secondo l'istituto, è particolarmente pericolosa se combinata con la crescente infiltrazione cinese nelle infrastrutture critiche europee, che potrebbe facilitare futuri atti di sabotaggio.

L'EUISS ha inoltre rilevato che Pechino ha utilizzato la prospettiva di una «green list» per le forniture di terre rare come leva negoziale, chiedendo in cambio la rimozione dei dazi UE sui veicoli elettrici e l'allentamento dei requisiti di contenuto locale per le apparecchiature mediche — una tattica già impiegata per ottenere concessioni dagli Stati Uniti e dall'India.

Come ha risposto l'Unione Europea

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva annunciato, il 25 ottobre 2025, lo sviluppo di un nuovo piano per ridurre la dipendenza dell'UE dalle materie prime critiche cinesi, criticando apertamente Pechino per l'espansione delle restrizioni all'export. Il 3 dicembre 2025 la Commissione aveva adottato il piano d'azione RESourceEU, che applica alla sicurezza delle materie prime critiche una logica analoga a quella del programma REPowerEU per l'energia, puntando a ridurre dipendenze strutturali di lungo periodo.

Sul fronte multilaterale, il commissario Šefčovič aveva dichiarato il 14 ottobre 2025 che l'UE avrebbe discusso con i partner del G7 una «risposta coordinata» ai controlli cinesi, definendo la questione «una preoccupazione critica». Il Critical Raw Materials Act rimane il quadro normativo di riferimento, ma la sua attuazione richiede tempi e investimenti che Bruxelles non ha ancora pienamente mobilitato.

Perché conta

Le terre rare non sono una questione commerciale ordinaria: condizionano la capacità industriale e militare dell'Europa in settori che vanno dai data center alle auto elettriche, dai pacemaker ai caccia. L'EUISS ha descritto i controlli all'esportazione cinesi come un «arsenale geo-economico» composto da almeno otto strumenti distinti, capaci di estrarre concessioni commerciali, degradare le capacità industriali dei rivali e mappare le vulnerabilità strategiche dei partner.

La Banca Centrale Europea, nel suo Bollettino Economico del 2025, aveva analizzato la vulnerabilità dell'area euro alle restrizioni cinesi sulle terre rare, segnalando sfide produttive concrete per alcune imprese già a partire dall'aprile 2025. Un accordo che non affronti in modo strutturale il nodo del dual use rischierebbe di lasciare l'industria europea esposta a future pressioni, senza ridurre la dipendenza di fondo da Pechino.

Cosa guardare adesso

  1. Fine settembre 2026: missione tecnica della Commissione europea a Pechino per preparare il vertice bilaterale.
  2. 8-9 ottobre 2026: incontro tra il commissario Šefčovič e il ministro Wang Wentao a Pechino, primo appuntamento in cui Bruxelles attende segnali concreti sulle licenze di esportazione.
  3. Ottobre 2026: seconda sessione del Consiglio UE-Cina per il commercio e gli investimenti, banco di prova per i «primi risultati tangibili» richiesti dalla Commissione.
  4. Evoluzione del tasso di approvazione delle licenze di esportazione di terre rare per le aziende europee, dopo il minimo di 19 su 141 registrato a inizio settembre 2025.
  5. Attuazione del Critical Raw Materials Act e finanziamento del piano RESourceEU come alternative strutturali alla dipendenza da Pechino.

Fonti:ansa.itiss.europa.eupolitico.eureuters.comreuters.comiea.orgecb.europa.eureuters.comeuroparl.europa.eueur-lex.europa.eupolitico.eufrance24.com

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