Inflazione italiana al 4,2% a settembre, massimo da tre anni: la spinta degli energetici
L'Istat certifica un'accelerazione brusca dei prezzi al consumo, trainata dai beni energetici al +22,3% annuo. In parallelo, la pressione fiscale nel secondo trimestre 2026 tocca il 43,5% del PIL, comprimendo il potere d'acquisto delle famiglie.

- 01L'inflazione italiana (NIC) balza al +4,2% annuo a settembre 2026, dal +3,3% di agosto: massimo da settembre 2023, quando toccò il 5,3% (Istat, stime provvisorie del 30 settembre 2026).
- 02I beni energetici accelerano al +22,3% annuo (da +17,1%): gli energetici regolamentati salgono al +25,9% e quelli non regolamentati al +22,2%.
- 03La pressione fiscale nel secondo trimestre 2026 raggiunge il 43,5% del PIL, mezzo punto percentuale sopra lo stesso periodo del 2025, mentre il potere d'acquisto delle famiglie cala dello 0,9%
- 04L'inflazione media acquisita per il 2026 sale al 3,1% per l'indice generale; la componente di fondo resta stabile all'1,9%.
L'Istat ha certificato il 30 settembre 2026 che l'inflazione italiana ha raggiunto il +4,2% annuo a settembre 2026, dal +3,3% di agosto, segnando il livello più alto da settembre 2023, quando i prezzi al consumo erano cresciuti del 5,3%. Su base mensile l'indice NIC ha registrato un +0,7%, ben oltre le attese degli analisti che stimavano un rialzo attorno al 3,7%.
La doppia stretta — prezzi in accelerazione e pressione fiscale ai massimi da oltre un decennio — comprime i margini di spesa delle famiglie italiane e riduce lo spazio di manovra del governo in vista della prossima legge di bilancio, in un contesto in cui il PIL cresce ma il potere d'acquisto arretra.
Cosa è successo
Secondo le stime preliminari dell'Istat pubblicate il 30 settembre 2026, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato a settembre 2026 una variazione del +4,2% su base annua (da +3,3%) e del +0,7% su base mensile. L'indice armonizzato (IPCA) segna +4,1% annuo (da +3,2%), con un +2,0% mensile per effetto della fine dei saldi estivi.
L'Istat sottolinea che si tratta del dato più alto da tre anni: per trovare una variazione tendenziale superiore bisogna risalire a settembre 2023, quando l'inflazione toccò il 5,3%. La prossima diffusione dei dati definitivi è fissata al 16 ottobre 2026.
Perché i prezzi energetici guidano la corsa
L'accelerazione annua dell'inflazione è imputabile soprattutto ai beni energetici, la cui crescita complessiva passa da +17,1% a +22,3%. Gli energetici regolamentati — che includono le tariffe per l'energia elettrica e il gas sul mercato tutelato — accelerano da +18,6% a +25,9%, spinti in particolare dal gas di città e dal gas naturale sul mercato tutelato. Gli energetici non regolamentati, che comprendono carburanti e luce e gas sul mercato libero, passano da +17,0% a +22,2%, con accelerazioni su gasolio per trasporti, gasolio per riscaldamento, benzina e gas naturale sul mercato libero.
Contribuiscono all'accelerazione anche gli alimentari non lavorati, che passano da +3,8% a +5,5%, sostenuti dai rincari di ortaggi, frutta e legumi. Il cosiddetto carrello della spesa — beni alimentari, per la cura della casa e della persona — aumenta dell'1,7% annuo a settembre, dal +0,9% di agosto. I prodotti ad alta frequenza d'acquisto salgono dal +4,3% al +5,3%.
- Energetici regolamentati: da +18,6% a +25,9% annuo
- Energetici non regolamentati: da +17,0% a +22,2% annuo
- Alimentari non lavorati: da +3,8% a +5,5% annuo
- Carrello della spesa: da +0,9% a +1,7% annuo
- Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: da +2,6% a +2,9%
- Servizi relativi ai trasporti: da +0,8% a +1,6%
L'inflazione di fondo — calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi — sale dall'1,5% all'1,7%, segnalando che le pressioni sui prezzi restano per ora concentrate nella componente energetica più che nella domanda interna. L'inflazione media acquisita per il 2026 sale al 3,1% per l'indice generale, mentre la componente di fondo resta stabile all'1,9%.
La pressione fiscale e il potere d'acquisto delle famiglie
I dati pubblicati dall'Istat il 5 ottobre 2026 sul secondo trimestre 2026 mostrano che la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il 43,5% del PIL, mezzo punto percentuale sopra il livello dello stesso periodo del 2025. Nello stesso trimestre il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9%: il reddito disponibile è cresciuto nominalmente dello 0,4%, ma la spesa per consumi è aumentata dell'1,7%, e il deflatore dei consumi ha eroso il modesto progresso del reddito nominale.
La propensione al risparmio delle famiglie è scesa al 6,7%, con una flessione di 1,2 punti percentuali rispetto al primo trimestre. Il PIL nel secondo trimestre 2026 è avanzato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell'1% su base annua, confermando le stime di settembre; la crescita acquisita per il 2026 resta allo 0,8%.
Il confronto politico e la posizione del governo
Il Consiglio dei ministri ha approvato il 5 ottobre 2026 il Documento Programmatico di Finanza Pubblica. Il ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha riconosciuto che «il Dpfp arriva in un contesto particolarmente complesso» e che «fare previsioni diventa sempre più complicato», confermando tuttavia il sentiero di spesa del governo.
Dal centrodestra, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, di Fratelli d'Italia, ha difeso l'azione dell'esecutivo, affermando che l'Italia «contrariamente a quanto propaganda la sinistra, cresce nonostante i conflitti internazionali» e che «le politiche economiche del governo sono efficaci».
Sul fronte opposto, Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, ha accusato il governo di lasciare alle famiglie «più tasse, meno potere d'acquisto, meno risparmio». La capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga ha parlato di «quattro anni buttati al vento», mentre la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, del M5S, ha denunciato l'erosione degli stipendi dovuta al carovita.
Perché conta
L'accelerazione dell'inflazione al 4,2% — superiore alle attese degli analisti che stimavano circa il 3,7% — si somma a una pressione fiscale al 43,5% del PIL nel secondo trimestre 2026, creando una doppia stretta sui bilanci delle famiglie italiane. Con la propensione al risparmio già scesa al 6,7%, i margini di assorbimento degli shock di prezzo si assottigliano ulteriormente.
Per le imprese, il rincaro degli energetici non regolamentati — gasolio, benzina, gas sul mercato libero — si traduce in costi operativi più elevati, in un contesto in cui l'industria ha già arretrato dello 0,6% nel secondo trimestre. Il governo dovrà bilanciare le esigenze di consolidamento fiscale con misure di sostegno al reddito, in un quadro in cui Prometeia stima la crescita del PIL 2026 allo 0,5% e lo spazio di manovra fiscale resta, secondo la stessa istituzione, «limitato».
Cosa guardare adesso
- 16 ottobre 2026: l'Istat pubblicherà i dati definitivi sui prezzi al consumo di settembre 2026.
- Autunno 2026: iter parlamentare della legge di bilancio, con il governo chiamato a definire le misure su salari (2 miliardi previsti) e imprese (4 miliardi) nel triennio 2026-2028.
- Andamento dei prezzi energetici nei mesi autunnali, determinante per l'inflazione acquisita 2026 già al 3,1%.
- Dati Istat sul terzo trimestre 2026 per verificare se la pressione fiscale al 43,5% del secondo trimestre si consolida o si attenua.
Fonti:ansa.itcorriere.itistat.itrainews.itteleborsa.ansa.itmef.gov.itistat.itistat.itrainews.itilsole24ore.comistat.it
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