Parcheggi e mobilità urbana, la sfida tecnologica per rendere le città più efficienti
La ricerca di un posto auto è una delle inefficienze quotidiane della mobilità urbana. La startup svizzera KaiVis, attiva a Milano, propone un sistema senza sensori né hardware dedicato.

- 01Trovare parcheggio resta un'inefficienza quotidiana della mobilità urbana, tra congestione e informazioni frammentate.
- 02KaiVis, startup svizzera, individua in tempo reale i parcheggi su strada senza sensori, telecamere o hardware dedicato.
- 03Secondo UCapital Dealflow l'app è disponibile a Milano, con oltre 10.000 download e valutazione media di 4,8 su 5.
- 04Per il settore contano utenti attivi, accuratezza, conversione in ricavi e accordi con enti pubblici e privati.
La mobilità urbana viene spesso raccontata attraverso le grandi trasformazioni del settore: auto elettriche, trasporto pubblico, car sharing e infrastrutture per la guida autonoma. Esiste tuttavia un problema più quotidiano, meno appariscente ma strettamente legato all'efficienza degli spostamenti: trovare parcheggio.
Per milioni di automobilisti, soprattutto nelle aree urbane più congestionate, individuare un posto libero significa affrontare un processo caratterizzato da incertezza. Le informazioni sulla disponibilità degli spazi possono essere incomplete, non aggiornate o difficili da reperire, costringendo i conducenti a cercare alternative direttamente sulla strada.
Il risultato è un problema che non riguarda soltanto il singolo automobilista. La ricerca di parcheggio si inserisce in un sistema urbano nel quale traffico, disponibilità degli spazi, organizzazione della sosta e distribuzione delle attività commerciali sono strettamente collegati. Migliorare la qualità delle informazioni può quindi diventare una leva per rendere più efficiente l'intera esperienza di mobilità.
Il costo nascosto della ricerca di parcheggio
La ricerca di uno spazio libero comporta innanzitutto un costo in termini di tempo. Quando gli automobilisti non dispongono di informazioni affidabili, possono essere costretti a percorrere più volte le stesse strade, modificare il tragitto o allontanarsi dalla destinazione prevista.
Questo comportamento, noto nella letteratura sulla mobilità come cruising for parking, è stato studiato per comprenderne le conseguenze sulla circolazione e sull'organizzazione urbana. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports nel 2022 ha esaminato il ruolo delle informazioni sulla disponibilità degli spazi di sosta per ridurre la ricerca di parcheggio da parte dei conducenti di veicoli per le consegne. Lo studio evidenzia come la difficoltà di trovare uno spazio utilizzabile possa contribuire a generare spostamenti aggiuntivi e soste irregolari.
Anche il tempo ha un valore economico. Per un privato può significare ritardi e minore produttività; per un professionista che si sposta frequentemente, un'attività commerciale o una flotta aziendale, può tradursi in costi operativi più elevati. Nelle consegne urbane, inoltre, la difficoltà di trovare uno spazio di sosta adeguato può incidere sui tempi di servizio.
La questione assume quindi una dimensione più ampia: non basta aumentare l'offerta di parcheggi, perché la realizzazione di nuovi spazi è spesso condizionata dalla disponibilità di terreno, dai costi infrastrutturali e dalle politiche di gestione del traffico. Un'altra strada consiste nel migliorare l'utilizzo delle risorse già disponibili.
Dalla disponibilità fisica all'informazione digitale
Una parte della soluzione passa dalla capacità di conoscere meglio ciò che accade nello spazio urbano. Le tecnologie digitali possono raccogliere, elaborare e distribuire informazioni sulla disponibilità dei parcheggi, aiutando gli utenti a prendere decisioni prima di raggiungere una determinata strada.
Non tutti i sistemi funzionano allo stesso modo. Alcuni utilizzano sensori installati negli stalli, telecamere o infrastrutture connesse; altri si basano su dati aggregati, segnali raccolti dai dispositivi degli utenti o algoritmi capaci di stimare la probabilità che un posto sia disponibile.
Ogni approccio presenta vantaggi e limiti. I sensori dedicati possono fornire informazioni puntuali, ma richiedono investimenti, manutenzione e installazione. I sistemi basati su dati e software possono ridurre la necessità di infrastrutture fisiche, ma devono dimostrare un livello di accuratezza sufficiente e mantenere prestazioni affidabili in condizioni urbane differenti.
La disponibilità di informazioni aggiornate è soltanto il primo passaggio. Per generare un beneficio reale, il dato deve essere integrato in un'esperienza semplice: l'utente deve poter comprendere dove dirigersi, valutare le alternative e raggiungere la destinazione senza dover interpretare informazioni complesse.
È qui che la mobilità digitale può evolvere da insieme di applicazioni specializzate a ecosistema di servizi. Navigazione, parcheggio, trasporto pubblico, luoghi di interesse e informazioni sugli eventi possono diventare parti di un'unica esperienza.
Un'occasione anche per città e imprese
La digitalizzazione della sosta non interessa soltanto gli automobilisti. Per le amministrazioni pubbliche, conoscere meglio l'utilizzo degli spazi può contribuire a migliorare la pianificazione urbana e a individuare le aree nelle quali la domanda è più elevata.
Dati affidabili possono aiutare a valutare la distribuzione della sosta, gli orari di maggiore pressione e le differenze tra quartieri. La loro utilità dipende però dalla qualità della raccolta, dalla rappresentatività delle informazioni e dalla capacità di tradurle in decisioni operative.
Si apre anche un mercato commerciale. Le piattaforme possono sviluppare modelli B2C, rivolti agli utenti finali, oppure servizi B2B e B2G per aziende, operatori della mobilità ed enti pubblici. Le possibili fonti di ricavo comprendono abbonamenti, servizi premium, accordi commerciali e strumenti di analisi dei dati.
La difficoltà è trasformare una funzione utile in un prodotto sostenibile. Un'applicazione può attirare download senza riuscire a generare utilizzo ricorrente o ricavi sufficienti. Inoltre, il mercato richiede affidabilità: se le informazioni sul parcheggio risultano frequentemente inesatte, la fiducia degli utenti può diminuire rapidamente.
Per le imprese del settore, gli indicatori da monitorare non riguardano quindi soltanto il numero di installazioni. Contano gli utenti attivi, la frequenza di utilizzo, il tasso di conversione verso i servizi a pagamento, l'accuratezza del sistema e la capacità di concludere accordi con partner pubblici e privati.
KaiVis e la ricerca di una mobilità più intelligente
In questo contesto si inserisce KaiVis, startup svizzera attiva nella mobilità urbana e nello smart parking. La società sviluppa una piattaforma che integra navigazione, suggerimenti su luoghi ed eventi e un sistema proprietario per individuare in tempo reale la disponibilità di parcheggi su strada senza ricorrere a sensori, telecamere o hardware dedicato.
Secondo la scheda pubblicata su UCapital Dealflow, l'applicazione è già disponibile nell'area di Milano e aveva superato i 10.000 download, con una valutazione media di 4,8 su 5 al momento della presentazione. Il modello commerciale combina funzionalità rivolte agli utenti con possibili partnership con amministrazioni locali e aziende.
Il progetto si colloca dunque in un mercato nel quale la sfida non consiste semplicemente nel segnalare un posto auto, ma nel rendere più accessibili e utilizzabili le informazioni sulla mobilità urbana.
Per valutarne l'evoluzione sarà importante verificare la crescita degli utenti attivi, l'affidabilità delle informazioni, la diffusione geografica del servizio e la conversione dell'interesse iniziale in ricavi ricorrenti. Altrettanto rilevante sarà l'eventuale sviluppo di collaborazioni con Comuni e operatori del territorio.
La questione di fondo riguarda l'intero settore: la mobilità intelligente non dipende esclusivamente da nuove infrastrutture, ma anche dalla capacità di utilizzare meglio quelle esistenti. Se le informazioni possono ridurre l'incertezza negli spostamenti, il parcheggio può diventare uno dei punti d'ingresso per ripensare il rapporto tra automobilisti, servizi digitali e città.
UCapital Asset Management LLP o società del gruppo possono avere rapporti commerciali con le aziende citate. Questo contenuto non è consulenza finanziaria.
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