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Fondi americani puntano sulle startup europee: l'Europa è la nuova frontiera dopo l'AI

Con l'intelligenza artificiale che domina ogni conversazione a New York, i venture capital statunitensi cercano il prossimo grande laboratorio di ricerca e lo trovano sempre più spesso in Europa, convinti che il continente sia sistematicamente sottovalutato.

di Francesco LavitranoRedazione UCapital News7 min di lettura
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Fondi americani puntano sulle startup europee: l'Europa è la nuova frontiera dopo l'AI
Immagine generata con AI
PUNTI CHIAVE
  1. 01I fondi americani guardano con crescente interesse ai laboratori di ricerca e alle startup tecnologiche europee, ritenendo il continente sottovalutato.
  2. 02Nel 2026 Amazon, Meta, Microsoft e Alphabet investiranno 725 miliardi di dollari in intelligenza artificiale e infrastrutture, il 77% in più rispetto all'anno precedente.
  3. 03CDP Venture Capital ha lanciato SophIA, polo nazionale da 27,5 milioni di euro per trasformare la ricerca italiana in AI e cybersecurity in oltre 20 startup deep tech nei prossimi tre anni.
  4. 04L'Italia è al nono posto mondiale per pubblicazioni sull'AI, con oltre 40.000 paper tra il 2018 e il 2023, ma fatica a trasformare la ricerca in imprese scalabili.

Mentre a New York l'intelligenza artificiale domina ogni conversazione nei board room e nei pitch meeting, alcuni fondi di venture capital americani stanno volgendo lo sguardo oltre l'Atlantico, convinti che l'Europa — sistematicamente sottovalutata — rappresenti la prossima frontiera degli investimenti tecnologici dopo la corsa all'AI.

Il quadro che emerge è quello di un'apertura crescente degli Stati Uniti verso l'ecosistema tecnologico europeo: una tendenza che si scontra con segnali contrastanti, come la chiusura della sede londinese di un importante fondo della Silicon Valley, ma che rivela convinzioni sempre più radicate tra gli investitori americani — che le startup che rivendicano con orgoglio la propria identità europea abbiano un valore distintivo, e che il consumatore europeo rappresenti un mercato su cui essere ottimisti.

Cosa è successo

La ricerca del "prossimo grande laboratorio di AI" sta spingendo i fondi americani a guardare con interesse crescente ai nuovi centri di ricerca europei. Gli investitori della Silicon Valley, abituati a finanziare i grandi laboratori di intelligenza artificiale statunitensi, cercano oggi equivalenti in altri settori e in altre geografie — e l'Europa emerge come candidata privilegiata.

Tra le convinzioni che si fanno strada negli ambienti del venture capital americano: che l'Europa sia sottovalutata, che le startup europee abbiano un'identità distintiva capace di generare valore, e che il mercato dei consumatori europei offra prospettive solide.

Il contesto è quello di un'industria tecnologica americana che nel 2026 investe cifre senza precedenti. Amazon, Meta, Microsoft e Alphabet spenderanno complessivamente 725 miliardi di dollari in intelligenza artificiale e infrastrutture collegate — il 77% in più rispetto all'anno precedente, quando era già stata raggiunta la cifra record di 410 miliardi. Una somma che corrisponde quasi al doppio del prodotto interno lordo della Norvegia, o a quello di Svizzera e Finlandia messe insieme.

Il divario tra ecosistemi: perché l'Europa resta indietro

La leadership americana nell'intelligenza artificiale non si spiega soltanto con la disponibilità di capitali. Secondo l'analisi di Daniele Manca e Gianmario Verona, il vero vantaggio competitivo degli Stati Uniti è un ecosistema integrato fatto di istituzioni, mercati, regole e una comunità di consumatori e innovatori che si muovono in sincronia. Un anno dopo il lancio di ChatGPT, un quarto degli americani aveva già usato o provato il servizio: un dato che misura la profondità di quel tessuto connettivo.

Come sottolineato da Robert Buckland, ex global equity strategist di Citigroup e oggi senior adviser di Engine AI e Investa, le cifre strabilianti degli investimenti dei grandi hyperscaler non sono state finanziate con nuovo debito o nuove emissioni azionarie, ma sono state interamente autofinanziate — restituendo al tempo stesso agli investitori circa 230 miliardi di dollari in riacquisti di azioni proprie nell'ultimo anno. OpenAI e Anthropic, dal canto loro, puntano a raccogliere privatamente 152 miliardi di dollari nel corso del 2026.

L'Europa, al contrario, sconta la frammentazione del suo mercato interno. I continui richiami di Mario Draghi a una maggiore integrazione — l'ultimo risalente al 14 maggio scorso — fotografano un problema strutturale: l'Unione europea non riesce a costruire un ecosistema coeso come quello americano, nonostante la qualità della sua produzione scientifica.

La ricerca europea: talento abbondante, trasferimento tecnologico carente

È proprio su questo divario — tra eccellenza della ricerca e capacità di trasformarla in imprese — che si concentra l'attenzione degli investitori americani. L'Italia offre un esempio emblematico: il paese è al nono posto mondiale per numero di pubblicazioni sull'intelligenza artificiale, con oltre 40.000 paper pubblicati tra il 2018 e il 2023. Sono attivi più di 200 corsi universitari in 50 atenei, e ogni anno vengono avviati circa 581 dottorati nelle discipline collegate all'AI.

Eppure trasformare questa produzione scientifica in aziende capaci di crescere resta una sfida. Secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2024 il mercato dell'AI in Italia ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, con una crescita del 58% rispetto all'anno precedente — un segnale di accelerazione, ma ancora lontano dalla scala degli ecosistemi anglosassoni.

SophIA: il modello italiano per colmare il gap

Per rispondere a questa sfida, CDP Venture Capital ha lanciato il 30 settembre 2026 SophIA, il nuovo Polo Nazionale di Trasferimento Tecnologico dedicato all'intelligenza artificiale e alla cybersecurity. La dotazione iniziale è di 27,5 milioni di euro, provenienti dal Fondo Technology Transfer e dal Fondo Artificial Intelligence di CDP Venture Capital. L'obiettivo è accompagnare la nascita di oltre 20 startup deep tech nei prossimi tre anni, dal proof-of-concept alle fasi pre-seed e seed.

Partner imprenditoriale è Scientifica Venture Capital, operatore italiano specializzato nel trasferimento tecnologico con 21 startup deep tech già in portafoglio. I promotori scientifici includono l'Università Federico II di Napoli, il Politecnico di Milano, l'Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale AI4I, la Fondazione Bruno Kessler e l'Istituto Italiano di Tecnologia. Sono in preparazione accordi con aziende che entreranno come partner industriali.

Il raggio d'azione di SophIA è ampio: foundation model, nuove architetture e metodi di addestramento, sistemi multimodali e decentralizzati, agenti AI, robotica autonoma e collaborativa, digital twin, edge computing e nuovi tipi di hardware, fino all'automazione industriale e allo sviluppo di farmaci.

"Non basta finanziare buone idee: occorre accompagnare le tecnologie lungo tutto il percorso che porta dal laboratorio al mercato."

Riccardo D'Alessandri, Managing Partner di Scientifica Venture Capital, in occasione del lancio di SophIA il 30 settembre 2026.

Perché conta

L'interesse dei fondi americani per l'Europa non è solo una questione di diversificazione geografica: riflette una tesi di investimento più profonda. Se l'AI ha dimostrato che i laboratori di ricerca possono diventare le aziende più preziose al mondo nel giro di pochi anni, allora individuare i prossimi laboratori — in Europa, in settori adiacenti all'AI — diventa la scommessa centrale del venture capital globale. Le startup europee che rivendicano con orgoglio la propria identità continentale, secondo questa lettura, non sono in svantaggio rispetto alle omologhe americane: sono semplicemente prezzate diversamente.

Parallelamente, anche dall'interno dell'ecosistema AI americano emergono segnali di mobilità. Ricercatori di punta stanno abbandonando giganti come Meta, Google, Anthropic e OpenAI — e stipendi a sei e sette cifre — per scommettere su startup di nuova generazione. Questo esodo di talenti, se dovesse orientarsi anche verso l'Europa, potrebbe accelerare la costruzione di quell'ecosistema integrato che oggi manca al continente.

  • 725 miliardi di dollari: investimenti in AI nel 2026 di Amazon, Meta, Microsoft e Alphabet, +77% anno su anno.
  • 152 miliardi di dollari: raccolta privata prevista nel 2026 da OpenAI e Anthropic.
  • 27,5 milioni di euro: dotazione iniziale di SophIA, il polo italiano di trasferimento tecnologico in AI lanciato da CDP Venture Capital il 30 settembre 2026.
  • 20+ startup: obiettivo di SophIA nei prossimi tre anni, nelle fasi pre-seed e seed.
  • 1,2 miliardi di euro: valore del mercato AI in Italia nel 2024, +58% rispetto all'anno precedente.
  • 9° posto mondiale: posizione dell'Italia per pubblicazioni sull'AI, con oltre 40.000 paper tra il 2018 e il 2023.

Cosa guardare adesso

I prossimi mesi saranno decisivi per capire se l'interesse americano per l'Europa si tradurrà in impegni concreti di capitale, o resterà una narrativa da conference. Diversi catalizzatori sono già in agenda.

  • L'avanzamento di SophIA nei prossimi trimestri: CDP Venture Capital dovrà selezionare i primi progetti da finanziare e formalizzare gli accordi con i partner industriali annunciati.
  • L'evoluzione del dibattito sull'integrazione europea, con i richiami di Mario Draghi che restano il punto di riferimento politico per costruire un ecosistema continentale competitivo.
  • Le decisioni dei grandi fondi della Silicon Valley sulla presenza in Europa, dopo la chiusura della sede londinese di almeno un fondo di rilievo: un segnale da monitorare per capire se si tratta di un aggiustamento tattico o di un ripensamento strutturale.
  • La raccolta privata di OpenAI e Anthropic, attesa a 152 miliardi di dollari nel 2026: il suo esito influenzerà le valutazioni di riferimento per l'intero settore AI globale, Europa inclusa.

Fonti:corriere.itrepubblica.itlastampa.it

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