Usa-Cina dopo il voto: Taiwan, chip e dazi al centro del confronto tra Trump e Xi
La vittoria democratica alle elezioni di midterm complica i rapporti tra Washington e Pechino. Pesano i due incontri Trump-Xi di novembre e dicembre, con Taiwan, semiconduttori e dazi in primo piano.

- 01I democratici controllano Camera e Senato: Trump conserva i poteri su commercio e diplomazia ma affronta un Congresso più ostile.
- 02Trump e Xi si incontrano a Shenzhen il 18-19 novembre (APEC) e a Miami a dicembre (G20).
- 03Sui dazi il Congresso ha margini limitati: per superare il veto servirebbe una maggioranza dei due terzi.
- 04Su Taiwan e chip si attende una linea più dura, con effetti su Nvidia, AMD, Intel e sui produttori di apparecchiature.
Stati Uniti-Cina, la vittoria democratica apre una nuova fase
Stati Uniti-Cina, la vittoria democratica apre una nuova fase: Taiwan, semiconduttori e dazi al centro dello scontro tra Washington e Pechino
La vittoria dei democratici alle elezioni di midterm americane rischia di rendere ancora più complicato il rapporto tra Stati Uniti e Cina. Il risultato elettorale, che ha consegnato ai democratici il controllo sia della Camera dei Rappresentanti sia del Senato, introduce infatti un nuovo elemento di incertezza nella politica estera dell’amministrazione Donald Trump: il presidente continuerà a disporre dei poteri necessari per condurre la propria strategia commerciale e diplomatica, ma dovrà confrontarsi con un Congresso potenzialmente molto più ostile alle sue scelte.
Il paradosso è che la vittoria democratica potrebbe produrre due effetti apparentemente contrapposti. Da una parte, potrebbe favorire una riduzione delle tensioni commerciali con Pechino, soprattutto attraverso il ridimensionamento dei dazi imposti da Trump. Dall’altra, potrebbe aumentare la pressione politica sull’amministrazione affinché adotti una posizione più rigorosa nei confronti della Cina sui temi della sicurezza nazionale, della tecnologia e soprattutto di Taiwan.
Il risultato potrebbe essere una relazione bilaterale più difficile da gestire: meno conflittuale sul terreno commerciale in alcuni ambiti, ma potenzialmente più pericolosa sul piano geopolitico e strategico.
Il primo banco di prova: gli incontri tra Trump e Xi Jinping
La prima verifica della nuova situazione politica arriverà prima ancora dell’insediamento del nuovo Congresso, previsto a gennaio 2027. Trump e Xi Jinping hanno infatti in programma altri due incontri entro la fine dell’anno: il primo a Shenzhen, in Cina, il 18-19 novembre, in occasione del vertice APEC; il secondo a Miami, a dicembre, durante il G20.
I due appuntamenti assumono un’importanza particolare perché arrivano in una fase nella quale Washington e Pechino stanno cercando di mantenere una fragile tregua commerciale e diplomatica. La precedente intesa ha permesso di evitare una nuova escalation tariffaria e di riaprire il dialogo su questioni delicate come le esportazioni di terre rare, i semiconduttori e i rapporti commerciali nei settori non strategici.
Secondo Gabriel Wildau, managing director di Teneo, la sconfitta repubblicana potrebbe paradossalmente rendere Trump più interessato a evitare uno scontro con Pechino. Indebolito politicamente e sempre più concentrato sulla propria eredità presidenziale, il presidente potrebbe cercare di consolidare la tregua con Xi e presentare la stabilità strategica come uno dei risultati più importanti della sua amministrazione.
È una valutazione che tiene conto anche del calendario politico americano. Trump avrà davanti a sé gli ultimi due anni del mandato e potrebbe preferire un accordo economico e diplomatico con la Cina a una nuova guerra commerciale, soprattutto se questa dovesse aggravare l’inflazione e il costo della vita negli Stati Uniti.
Ma questa strategia potrebbe entrare in collisione con le richieste del nuovo Congresso.
Dazi: i democratici vogliono ridurre il costo della guerra commerciale
Uno dei principali obiettivi dei democratici sarà intervenire sulla politica tariffaria dell’amministrazione Trump. Il tema è direttamente collegato alla questione dell’inflazione, che ha pesato sul consenso elettorale dei repubblicani.
I dazi sulle importazioni cinesi hanno infatti prodotto un aumento dei costi per numerose imprese americane, che in diversi casi hanno trasferito almeno una parte dell’onere sui consumatori. Ridurre le tariffe potrebbe quindi diventare uno strumento per contenere i prezzi e recuperare consenso presso le famiglie.
Tuttavia, la possibilità che il Congresso riesca a cancellare rapidamente i dazi è limitata.
Il presidente dispone di ampi poteri esecutivi in materia commerciale e può opporre il veto alle iniziative legislative dei democratici. Per superarlo servirebbe una maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere, molto difficile da raggiungere.
Per questo motivo, almeno nella fase iniziale, la strategia democratica potrebbe concentrarsi su audizioni, indagini sulle esenzioni tariffarie concesse dall’amministrazione, controlli sugli accordi commerciali e pressione politica sulle imprese e sui settori maggiormente danneggiati.
C’è inoltre un elemento da non sottovalutare: anche all’interno del Partito democratico esistono posizioni protezionistiche. Non tutti i parlamentari sono favorevoli a una liberalizzazione degli scambi con la Cina, soprattutto quando sono coinvolti settori industriali considerati strategici.
La conseguenza potrebbe essere una politica commerciale meno imprevedibile, ma non necessariamente più conciliante nei confronti di Pechino.
Taiwan, il rischio geopolitico più pericoloso
È probabilmente sul dossier Taiwan che la vittoria democratica potrebbe produrre le conseguenze più delicate.
Il nuovo Congresso potrebbe assumere una posizione ancora più intransigente rispetto alla Casa Bianca, chiedendo a Trump di rafforzare il sostegno militare all’isola e di accelerare la consegna delle armi già autorizzate.
Secondo Adrian Ang, ricercatore del S. Rajaratnam School of International Studies di Singapore, il controllo democratico del Congresso potrebbe tradursi in una linea più aggressiva nei confronti della Cina, soprattutto sulle restrizioni tecnologiche e sulla sicurezza di Taiwan.
Un tema particolarmente sensibile riguarda un pacchetto di forniture militari americane a Taiwan da circa 14 miliardi di dollari, la cui attuazione è oggetto di attenzione politica. I democratici potrebbero chiedere all’amministrazione di accelerarne la consegna, aumentando la pressione su Pechino.
Per la leadership cinese, Taiwan rappresenta una questione di sovranità nazionale e integrità territoriale. Pechino considera l’isola parte del proprio territorio e non esclude l’uso della forza per impedirne l’indipendenza formale.
Gli Stati Uniti, pur non riconoscendo Taiwan come Stato indipendente, mantengono una relazione di sicurezza con Taipei e rappresentano il principale fornitore di armamenti dell’isola.
Un Congresso democratico potrebbe quindi spingere Trump verso una politica di maggiore deterrenza militare, proprio mentre il presidente cerca di costruire un rapporto personale con Xi Jinping.
Il rischio è che si crei una contraddizione tra la diplomazia presidenziale e l’indirizzo strategico del Parlamento. Un problema particolarmente serio perché Pechino potrebbe interpretare le nuove iniziative americane non come misure difensive, ma come un tentativo di modificare gli equilibri nello Stretto di Taiwan.
Semiconduttori e intelligenza artificiale: la competizione non si fermerà
Un altro terreno sul quale è difficile immaginare un cambiamento sostanziale è quello tecnologico.
La rivalità tra Washington e Pechino riguarda ormai il controllo delle tecnologie considerate decisive per la competitività economica e militare dei prossimi decenni: semiconduttori avanzati, intelligenza artificiale, supercomputer, infrastrutture digitali, robotica e tecnologie quantistiche.
I democratici hanno storicamente sostenuto una linea di contenimento della capacità tecnologica cinese. È quindi improbabile che il nuovo Congresso chieda di eliminare le restrizioni sulle esportazioni di chip avanzati verso la Cina.
Anzi, potrebbe cercare di rafforzarle, introducendo controlli più stringenti sulle tecnologie utilizzabili anche in ambito militare e sulle società che collaborano con gruppi cinesi.
Per Pechino questo significa continuare ad accelerare il programma di autonomia tecnologica, riducendo la dipendenza dalle forniture occidentali e investendo nella produzione nazionale di semiconduttori.
La questione coinvolge direttamente aziende come Nvidia, AMD, Intel e i produttori di apparecchiature per la fabbricazione dei chip, ma anche le grandi società cinesi come Huawei e SMIC.
La competizione tecnologica, dunque, potrebbe diventare ancora più intensa proprio mentre i due presidenti cercano di evitare un deterioramento dei rapporti diplomatici.
Il paradosso della politica americana: Trump più moderato, Congresso più duro
La questione centrale è capire chi determinerà realmente la politica americana nei confronti della Cina nei prossimi due anni.
Trump conserva il controllo dell’amministrazione e dispone di ampi poteri in materia di politica estera, sicurezza nazionale e commercio. La maggioranza democratica non può automaticamente impedirgli di negoziare con Xi, modificare i dazi o adottare iniziative diplomatiche.
Può però utilizzare il potere legislativo e soprattutto quello di controllo per mettere sotto pressione la Casa Bianca.
Il nuovo Congresso potrà convocare audizioni, aprire indagini, condizionare le autorizzazioni di spesa e rallentare le nomine dell’amministrazione. Potrà inoltre cercare di costruire maggioranze trasversali con i repubblicani più critici verso la Cina.
È proprio questo il punto politico più importante: sulla Cina potrebbe emergere una convergenza tra democratici e una parte dei repubblicani, anche se i due partiti sono profondamente divisi su dazi, commercio e rapporti economici internazionali.
L’Atlantic Council ha sottolineato che Trump potrebbe inizialmente privilegiare la stabilizzazione dei rapporti con Pechino attraverso gli incontri con Xi, ma successivamente tornare a una linea più aggressiva sulle pratiche commerciali cinesi.
Pechino può sfruttare le divisioni di Washington?
Per Xi Jinping, il nuovo scenario americano presenta opportunità e rischi.
L’opportunità consiste nella possibilità di negoziare direttamente con Trump, che potrebbe essere interessato a ottenere risultati concreti da presentare come successi della propria presidenza: nuovi accordi commerciali, maggiori acquisti cinesi di prodotti americani e una tregua sulle restrizioni tecnologiche.
La Cina potrebbe inoltre sfruttare le difficoltà politiche del presidente americano per rafforzare la propria posizione negoziale, sapendo che Washington sarà impegnata in una fase di maggiore conflittualità interna.
Il rischio, invece, è che il Congresso democratico renda più difficile qualsiasi compromesso e aumenti le pressioni per una politica di contenimento della Cina.
Xi dovrà quindi valutare quanto sia conveniente rafforzare il rapporto personale con Trump senza sottovalutare il peso crescente del Congresso americano.
Per la Cina, inoltre, la stabilità dei rapporti con gli Stati Uniti è importante anche sul piano economico: una nuova escalation commerciale potrebbe compromettere le esportazioni, gli investimenti e la fiducia degli operatori internazionali.
Le tre possibili conseguenze per l’economia mondiale
La nuova configurazione politica americana potrebbe avere ripercussioni ben oltre i rapporti bilaterali.
- Commercio internazionale: maggiore pressione per ridurre alcuni dazi, ma tregua fragile
- Semiconduttori e AI: ulteriori restrizioni tecnologiche e accelerazione della competizione
- Taiwan e difesa: maggiore sostegno militare americano e rischio di tensioni con Pechino
- Materie prime strategiche: maggiore competizione su terre rare e catene di approvvigionamento
- Mercati finanziari: volatilità sulle società esposte al commercio e alla tecnologia cinese
Per le imprese internazionali, il problema principale resterà l’incertezza sulle catene di approvvigionamento. Una riduzione dei dazi potrebbe favorire il commercio, ma nuove restrizioni sui semiconduttori e sulle tecnologie avanzate rischierebbero di aumentare i costi per le aziende americane, europee e asiatiche.
Anche l’Europa potrebbe trovarsi in una posizione complicata: da una parte dipende dalla sicurezza garantita dagli Stati Uniti, dall’altra ha interessi commerciali rilevanti in Cina e non può permettersi una nuova frammentazione dell’economia globale.
La vera partita si giocherà tra Shenzhen e Miami
I due incontri tra Trump e Xi Jinping rappresentano quindi un passaggio decisivo. Il vertice di Shenzhen del 18-19 novembre e quello di Miami del 14-15 dicembre saranno i primi appuntamenti nei quali i due presidenti dovranno confrontarsi con gli effetti politici del voto americano.
Trump ha interesse a dimostrare di poter mantenere aperto il dialogo con la seconda economia mondiale e ottenere concessioni commerciali. Xi, dal canto suo, vuole evitare che la tregua si trasformi in una pausa temporanea prima di una nuova escalation.
Ma dopo la vittoria democratica il presidente americano dovrà considerare anche un altro interlocutore: un Congresso che potrebbe avere una visione della Cina molto più intransigente della sua.
Il paradosso della nuova America è proprio questo: la sconfitta elettorale di Trump potrebbe spingerlo a cercare un’intesa con Xi, mentre il successo dei democratici potrebbe rendere più difficile raggiungerla. Una contraddizione che rischia di trasformare i prossimi due anni in una fase di competizione ancora più intensa tra le due maggiori potenze economiche del pianeta.
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