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Trump impone ai data center di produrre la propria elettricità e chiede un dividendo alle comunità

Il presidente Usa annuncia su Truth Social che i grandi data center dovranno generare l'energia necessaria e cedere l'eccesso a comunità o rete. Restano da chiarire strumenti, controlli e sanzioni.

di alessandro platerotiRedazione UCapital News5 min di lettura
Trump impone ai data center di produrre la propria elettricità e chiede un dividendo alle comunità
PUNTI CHIAVE
  1. 01Trump annuncia che i nuovi grandi data center dovranno produrre la propria elettricità e cedere o vendere l'eccesso a comunità locale o rete.
  2. 02Il presidente invita le aziende a pagare un «dividendo» alle comunità o ai residenti delle aree che ospitano gli impianti.
  3. 03A marzo Amazon, Google, Meta, Microsoft, OpenAI, Oracle e xAI avevano aderito al Ratepayer Protection Pledge.
  4. 04Non sono chiari strumenti normativi, controlli e sanzioni, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato.

La Casa Bianca punta a ridurre l’impatto dei consumi energetici dell’intelligenza artificiale sulle bollette e a contenere le proteste contro le nuove infrastrutture digitali. Il presidente americano apre anche alla possibilità di trasferimenti economici diretti ai residenti delle aree che ospitano i centri dati.

Donald Trump cambia approccio sul fronte dei data center e dell’intelligenza artificiale. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che le grandi strutture destinate ad alimentare lo sviluppo dell’AI dovranno produrre autonomamente l’elettricità necessaria al loro funzionamento e potranno cedere o vendere alla comunità locale e alla rete elettrica l’energia eventualmente in eccesso. Trump ha inoltre invitato le aziende tecnologiche a riconoscere un «dividendo» economico ai territori che ospitano i loro impianti.

L’annuncio, pubblicato mercoledì 21 ottobre sulla piattaforma Truth Social, arriva mentre cresce negli Stati Uniti l’opposizione ai nuovi progetti infrastrutturali legati all’intelligenza artificiale. Le preoccupazioni riguardano soprattutto l’aumento della domanda di elettricità, il consumo di acqua, l’impatto ambientale e il rischio che i costi degli investimenti ricadano sulle famiglie attraverso bollette più elevate.

Energia autonoma per i giganti dell’intelligenza artificiale

«I nuovi e grandi, in alcuni casi giganteschi, data center sono obbligati da me a produrre la propria elettricità e a cedere o vendere quella in eccesso alla comunità locale o alla rete», ha scritto Trump.

La dichiarazione rappresenta un passo ulteriore rispetto agli impegni volontari annunciati nei mesi scorsi dalle principali società tecnologiche. A marzo, Amazon, Google, Meta, Microsoft, OpenAI, Oracle e xAI avevano aderito al Ratepayer Protection Pledge, un’intesa promossa dalla Casa Bianca per evitare che i costi dell’espansione dei data center si traducessero in aumenti delle bollette per gli altri utenti.

L’accordo prevede che le aziende costruiscano, acquistino o procurino nuova capacità di generazione elettrica, sostengano i costi delle infrastrutture necessarie e contribuiscano alla sicurezza della rete. La novità annunciata da Trump è il ricorso a un obbligo dichiarato direttamente dal presidente, anche se non sono ancora chiari gli strumenti normativi con cui potrebbe essere applicato, né le modalità di controllo e le eventuali sanzioni.

Per le imprese del settore, la questione non è secondaria. Realizzare impianti di generazione dedicati può richiedere investimenti considerevoli, tempi autorizzativi lunghi e accesso a tecnologie differenti, dal gas naturale alle fonti rinnovabili, fino al nucleare. L’impatto dipenderà quindi dalle dimensioni dei progetti e dalla possibilità di integrare la produzione elettrica con le reti già esistenti.

Il «dividendo» per i cittadini che ospitano i data center

L’altro elemento dell’annuncio riguarda la distribuzione dei benefici economici. Secondo Trump, le società dovrebbero riconoscere un dividendo alle comunità, o direttamente alle persone che vi abitano, per rendere più accettabili progetti spesso contestati.

«Se le aziende vogliono rendere popolari i loro data center, paghino un dividendo alla comunità e/o alle persone che vivono nella comunità», ha scritto il presidente, sostenendo che accordi finanziari possono trasformare strutture inizialmente impopolari in investimenti maggiormente accettati dai residenti.

Non si tratta di un meccanismo già definito a livello federale. Restano da chiarire l’eventuale importo dei pagamenti, i destinatari, la frequenza e le modalità con cui verrebbero negoziati gli accordi.

In diverse aree degli Stati Uniti, gli sviluppatori hanno già stipulato intese con le amministrazioni locali per finanziare infrastrutture, servizi pubblici, iniziative ambientali e programmi di formazione. L’ipotesi di un trasferimento diretto ai cittadini allargherebbe però il dibattito: non soltanto compensazioni per i costi sostenuti dai territori, ma una partecipazione più immediata ai benefici economici generati dall’industria dell’AI.

Le proteste contro l’espansione dell’AI arrivano in campagna elettorale

La presa di posizione della Casa Bianca si inserisce in un contesto politicamente delicato, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La crescita dei data center ha provocato contestazioni in comunità di diversi orientamenti politici, soprattutto nelle aree in cui i nuovi impianti potrebbero esercitare pressioni sulla rete elettrica e sulle risorse idriche.

Il tema è diventato anche terreno di confronto elettorale. Alcuni candidati democratici stanno criticando gli effetti dell’espansione delle infrastrutture digitali, mentre anche amministratori e rappresentanti repubblicani hanno sostenuto la necessità di maggiori garanzie per i residenti.

Un sondaggio pubblicato dal Washington Post insieme ad ABC News e Ipsos il 21 ottobre ha rilevato una diffusa preoccupazione tra gli americani per l’intelligenza artificiale e la costruzione di nuovi data center. Il dato contribuisce a spiegare perché il tema sia diventato politicamente rilevante, senza implicare che tutti gli elettori contrari all’espansione dell’AI condividano le stesse motivazioni.

La sfida per le Big Tech: crescere senza scaricare i costi sui consumatori

Per le grandi società tecnologiche, la disponibilità di energia è ormai una delle principali condizioni per continuare a espandere i servizi di intelligenza artificiale. I data center richiedono potenza elettrica crescente per alimentare server, acceleratori di calcolo e sistemi di raffreddamento. La costruzione di nuove infrastrutture può quindi mettere sotto pressione reti già impegnate a soddisfare la domanda delle famiglie e delle imprese.

L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione Trump è conciliare la crescita del settore con la protezione dei consumatori e la competitività degli Stati Uniti nella corsa globale all’intelligenza artificiale, in particolare rispetto alla Cina.

Resta però da verificare quanto gli obblighi annunciati incideranno sui costi effettivi dell’energia e sulla velocità di realizzazione dei nuovi impianti. Produrre elettricità in autonomia può ridurre la pressione sulla rete pubblica, ma non elimina necessariamente gli impatti ambientali, il consumo idrico o le altre esigenze infrastrutturali.

La questione decisiva sarà dunque l’attuazione concreta delle nuove indicazioni: quali obblighi saranno introdotti, come verranno applicati e quale quota dei benefici economici sarà effettivamente trasferita alle comunità interessate. Per il settore dell’AI, il consenso locale sta diventando una variabile sempre più importante quanto la disponibilità di capitale e di capacità di calcolo.

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