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Taiwan simula l'invasione cinese: esercitazione contro lo scenario peggiore

Blocco navale, terremoto, sabotaggi e guerra dell'informazione: Taipei testa la capacità di resistere a una possibile offensiva di Pechino con la più ampia esercitazione sulla resilienza civile degli ultimi anni.

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di Klevis GjokaRedazione UCapital News2 min
Taiwan simula l'invasione cinese: esercitazione contro lo scenario peggiore

Taiwan ha simulato il suo scenario peggiore: un blocco militare imposto dalla Cina, un forte terremoto sfruttato da Pechino per aumentare il caos, attacchi informatici, sabotaggi alle infrastrutture, disinformazione, assalti alle banche e, infine, un'invasione su larga scala. È questo il quadro al centro di una grande esercitazione organizzata dal governo del presidente Lai Ching-te, alla quale hanno partecipato oltre 370 funzionari civili e militari.

Reuters ha ottenuto un accesso esclusivo alle prove, svoltesi nella contea montuosa di Nantou, considerate un passaggio fondamentale nella strategia di Taipei per rafforzare la preparazione del Paese di fronte alla crescente pressione militare cinese.

L'esercitazione: dal blocco navale all'invasione

La simulazione è iniziata con sette ore di esercitazione al tavolo, seguite da prove operative sul campo.

Tra gli scenari affrontati:

  1. blocco navale e aereo della Cina;
  2. terremoto di magnitudo 6,8 con vittime e danni diffusi;
  3. sabotaggio delle reti elettriche e delle infrastrutture critiche;
  4. attacchi hacker contro siti governativi;
  5. interruzione delle trasmissioni televisive sostituite con propaganda cinese;
  6. diffusione di campagne di disinformazione;
  7. attacco con droni contro centrali elettriche e centri di comando;
  8. distribuzione razionata di alimenti e beni essenziali.

L'obiettivo era verificare la capacità delle autorità locali di mantenere operativo il territorio anche durante una crisi militare.

Taiwan studia le guerre in Ucraina e Medio Oriente

Secondo i responsabili dell'esercitazione, Taipei ha tratto insegnamento dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente.

Le novità introdotte comprendono:

  1. maggiore integrazione tra autorità civili ed esercito;
  2. ospedali predisposti a operare sottoterra;
  3. test di cybersicurezza condotti da hacker professionisti;
  4. sistemi digitali per monitorare in tempo reale mezzi di soccorso e risorse disponibili;
  5. simulazioni molto meno "teatrali" rispetto al passato.

L'obiettivo è rendere le esercitazioni il più possibile vicine alle condizioni di un conflitto reale.

Il messaggio a Pechino

Per il ministro senza portafoglio Chi Lien-cheng, che coordina il programma sulla resilienza nazionale, una società preparata rappresenta il miglior deterrente.

Secondo il governo taiwanese, dimostrare di essere pronti a sostenere un conflitto dovrebbe aumentare i costi di un'eventuale invasione da parte della Cina e scoraggiare qualsiasi azione militare.

Parallelamente alle esercitazioni, il ministero della Difesa di Taipei ha reso noto che la Cina ha effettuato una nuova pattuglia militare attorno all'isola con almeno 22 velivoli, compresi bombardieri H-6 in grado di trasportare armamento nucleare.

La risposta della Cina

Pechino continua a considerare Taiwan parte integrante del proprio territorio e non ha mai escluso il ricorso alla forza per ottenerne il controllo.

L'Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan ha accusato il presidente Lai Ching-te di alimentare le tensioni nello Stretto, sostenendo che le sue iniziative aumentino il rischio di guerra.

Taiwan, invece, ribadisce che soltanto i suoi cittadini possono decidere il futuro dell'isola e considera indispensabile prepararsi a ogni possibile scenario, comprese operazioni militari, sabotaggi e campagne di guerra ibrida.


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