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Ucraina, Stubb e Støre chiamano Putin: il Nord Europa riapre il canale con Mosca

Il presidente finlandese e il premier norvegese hanno discusso con Putin le prospettive di pace, in consultazione con Kiev. Putin chiede che siano considerati gli interessi russi; la premier danese ha criticato l'iniziativa.

di alessandro platerotiRedazione UCapital News6 min di lettura
Ucraina, Stubb e Støre chiamano Putin: il Nord Europa riapre il canale con Mosca
PUNTI CHIAVE
  1. 01Stubb e Støre hanno avuto un colloquio telefonico con Putin sulle prospettive di pace, seguito da una telefonata con Zelenskyy.
  2. 02Putin ha ribadito che la pace richiede la piena considerazione degli interessi legittimi della Russia.
  3. 03Helsinki precisa che i due leader hanno agito a nome dei rispettivi Paesi, non dell'Europa.
  4. 04La premier danese Mette Frederiksen ha criticato l'iniziativa e chiesto più unità europea.

Ucraina, Stubb e Støre chiamano Putin: il Nord Europa prova a riaprire il canale diplomatico con Mosca

Il presidente finlandese e il premier norvegese (nella foto con Zelensky) discutono con il Cremlino le prospettive di un accordo di pace, in consultazione con Kiev. Per l’Europa potrebbe aprirsi uno spazio diplomatico complementare a quello di Washington, ma restano profonde le divergenze sulle condizioni per fermare la guerra.

La diplomazia europea prova a ritagliarsi un ruolo nella ricerca di una soluzione alla guerra in Ucraina. Il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin per discutere le prospettive di un accordo di pace. L’iniziativa, avviata dai due leader nordici in consultazione con Kiev, segna un tentativo di mantenere aperto un canale di comunicazione diretto con il Cremlino, senza escludere l’Ucraina dal processo.

La conversazione è stata seguita da un secondo colloquio telefonico tra Stubb, Støre e il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy. La sequenza dei contatti è politicamente significativa: da una parte, il tentativo di verificare le disponibilità russe; dall’altra, la necessità di preservare il coordinamento con il governo ucraino, evitando che un eventuale negoziato si trasformi in un accordo discusso sopra la testa di Kiev.

Secondo quanto riferito, Putin ha ribadito che una pace giusta e duratura sarebbe possibile soltanto se gli interessi legittimi della Federazione Russa venissero presi pienamente e incondizionatamente in considerazione. Una posizione che conferma quanto il confronto sulle condizioni politiche e territoriali di un’intesa rimanga complesso. La disponibilità a mantenere contatti telefonici diretti rappresenta un’apertura sul piano della comunicazione, ma non equivale a un accordo sulle condizioni per fermare le ostilità.

La partita europea: dialogare con Mosca senza abbandonare Kiev

La novità più rilevante non è soltanto la telefonata con Putin, ma il tentativo di individuare una modalità con cui l’Europa possa tornare a incidere direttamente sul processo diplomatico. Il contatto si inserisce nel percorso avviato con l’incontro di Oslo del 20 ottobre e guarda ai prossimi colloqui tra Russia, Ucraina e Stati Uniti previsti ad Abu Dhabi all’inizio di novembre.

Finlandia e Norvegia hanno caratteristiche che possono renderle interlocutori particolarmente significativi. Entrambi i Paesi confinano con la Russia e conoscono direttamente le implicazioni militari e strategiche della sua politica estera. La Finlandia, entrata nella NATO nel 2023 dopo decenni di non allineamento militare, rappresenta uno dei punti più sensibili del nuovo equilibrio di sicurezza europeo. La Norvegia, membro dell’Alleanza Atlantica e importante produttore di gas e petrolio, occupa una posizione strategica nell’Artico e nell’Atlantico settentrionale.

Questi elementi possono conferire ai due leader una credibilità specifica quando si affrontano temi come la sicurezza delle frontiere, la stabilità del Baltico, la deterrenza militare e il futuro dei rapporti tra Mosca e l’Occidente. Non significa che Helsinki e Oslo siano disposte a concessioni alla Russia: entrambi hanno ribadito che continueranno a sostenere l’Ucraina.

La loro iniziativa suggerisce piuttosto che il sostegno militare e politico a Kiev possa convivere con il mantenimento di canali diplomatici diretti. Una distinzione importante, soprattutto in una fase in cui l’Europa deve prepararsi a qualsiasi evoluzione del conflitto, compresa la possibilità che gli Stati Uniti imprimano ai negoziati una direzione non pienamente coincidente con le priorità europee.

Stubb possibile interlocutore per l’Europa?

Il presidente finlandese Alexander Stubb potrebbe assumere un ruolo di primo piano in un eventuale tentativo europeo di coordinare la propria presenza ai negoziati. La sua iniziativa con Støre contribuisce a riportare al centro una questione politica ancora aperta: chi può parlare a nome dell’Unione europea quando si discute della sicurezza del continente e delle condizioni per una pace in Ucraina?

Al momento, tuttavia, è essenziale distinguere tra un’iniziativa diplomatica nazionale e un mandato europeo. Helsinki ha precisato esplicitamente che Stubb e Støre hanno agito in qualità di leader dei rispettivi Paesi, non in rappresentanza dell’intera Europa.

Questa precisazione non è secondaria. L’Unione europea comprende Paesi con sensibilità e priorità differenti rispetto alla Russia, mentre la NATO ha una funzione distinta sul piano della sicurezza militare. Una telefonata bilaterale, per quanto importante, non può sostituire un mandato condiviso tra i governi europei.

Le reazioni politiche mostrano infatti il rischio di una diplomazia frammentata. La premier danese Mette Frederiksen ha criticato l’iniziativa, chiedendo maggiore unità europea e sottolineando l’assenza di prove sufficienti che Mosca voglia realmente la pace.

Il problema, dunque, non è soltanto riaprire il dialogo con Putin, ma stabilire chi debba condurlo, sulla base di quali obiettivi e con quale coordinamento tra capitali europee.

Il nodo delle condizioni russe

La dichiarazione di Putin conferma quanto sia ancora distante una possibile intesa. Il presidente russo sostiene che una pace duratura debba tenere pienamente e senza condizioni in considerazione gli interessi della Federazione Russa. È una formulazione che lascia aperte le questioni più controverse: territori occupati, garanzie di sicurezza per l’Ucraina, futuro dei rapporti tra Kiev e la NATO e condizioni per un eventuale cessate il fuoco.

Per l’Europa, il punto decisivo sarà evitare che il negoziato si traduca in una sistemazione imposta all’Ucraina o in un accordo che riduca la sicurezza del continente nel lungo periodo. Un cessate il fuoco può fermare temporaneamente le ostilità, ma una pace stabile richiede meccanismi credibili per impedire una ripresa del conflitto.

È anche per questo che il successivo contatto con Zelenskyy assume un significato politico: la consultazione con Kiev serve a mantenere il governo ucraino al centro del processo, pur nella consapevolezza che le decisioni finali dipenderanno dalla disponibilità delle parti a compiere compromessi.

Dalla diplomazia nordica a una strategia europea

La telefonata di Helsinki potrebbe rappresentare un primo passo verso un modello diplomatico più articolato. I Paesi nordici possono contribuire a riaprire il dialogo, mentre le istituzioni europee e i principali governi dell’Unione dovrebbero lavorare per definire una posizione comune sulle condizioni della pace, sulle garanzie di sicurezza e sull’eventuale alleggerimento delle sanzioni.

Il vantaggio per l’Europa sarebbe duplice. Da un lato, recuperare capacità negoziale e non dipendere esclusivamente dalle iniziative di Washington. Dall’altro, utilizzare il dialogo per verificare concretamente le intenzioni russe, senza rinunciare al sostegno politico, economico e militare a Kiev.

Il rischio opposto è che iniziative nazionali non coordinate offrano a Mosca la possibilità di sfruttare le divergenze tra i governi europei. Per questo il contatto diretto con Putin, da solo, non basta: deve essere seguito da un coordinamento politico capace di trasformare le interlocuzioni nazionali in una strategia comune.

La vera posta in gioco è il ruolo dell’Europa nel dopoguerra, prima ancora che la sua partecipazione al negoziato. Se saprà parlare con Mosca senza dividere il fronte occidentale e senza marginalizzare Kiev, l’Unione potrà contribuire a definire le condizioni della sicurezza futura del continente. Se invece prevarranno iniziative isolate e divergenze nazionali, il rischio è che le decisioni più importanti vengano prese da altri, lasciando agli europei soprattutto il compito di sostenerne i costi.

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