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Intelligenza Artificiale e Fisco: questo matrimonio s'ha da fare?

di UCapital MediaRedazione UCapital News2 min
Intelligenza Artificiale e Fisco: questo matrimonio s'ha da fare?

Con la diffusione sempre più capillare dell'Intelligenza Artificiale e i suoi utilizzi sempre più variegati, non dovrebbe stupire che anche la pubblica amministrazione abbia deciso di adottare l'uso dell'IA in modo sempre più convinto. Nel 2023 ben il 69% delle PA globali avevano già adottato l'IA come strumento logistico ausiliario.


In Italia la discussione su questo tema si è accesa recentemente con l'adozione da parte dell'Agenzia delle Entrate di un regolamento interno atto a garantire la presenza di una revisione umana in ultima istanza su ogni operazione condotta con l'ausilio dell'Intelligenza Artificiale, sulla falsariga della legge recentemente adottata dal nostro paese su questa tematica, Legge 132/2025 o "AI Act". Vincenzo Carbone, il Direttore dell'Agenzia delle Entrate, ha affermato di ritenere fantascientifica l'idea di un "algoritmo anti-evasori", ma considerato che ci troviamo nell'Unione Europea della proposta sul chat control, è davvero così irrealistico pensare ad un futuro prossimo in cui i nostri dati personali e finanziari verranno tutti passati sotto il setaccio di un algoritmo?


Già nel 1984 il cantante americano Rockwell cantava che qualcuno lo stesse sempre osservando, chiedendosi se fosse l'Agenzia delle Entrate americana, e più il mondo e di conseguenza il nostro paese si avvicina ad una digitalizzazione sempre più completa, più questa possibilità sarà una preoccupazione verosimile per i cittadini. Se a questo scenario tecnologico uniamo la sfiducia sempre più dilagante nei confronti dello Stato della popolazione italiana, facilmente riscontrabile dall'astensione ormai intorno al 50% in tutte le ultime elezioni più importanti, è facile comprendere perché le rassicurazioni di Carbone suonino poco convincenti.


Chiaramente è difficile immaginarsi una futura "Watergate" italiana e non c'è motivo di avventurarsi nella speculazione a quei livelli, ma nel paese in cui solo poco più di trent'anni fa Mani Pulite ha usato la carcerazione preventiva come strumento inquisitorio e il clima del sospetto come chiave del rinnovamento, davvero dovremmo fidarci di dare in mano allo Stato la possibilità di conoscere ogni nostra operazione bancaria con un click? I limiti imposti dall'AI Act sono un inizio, certo, ma davvero sono abbastanza?


Su questi quesiti è essenziale interrogarsi, oggi più che mai.


Klevis Gjoka

TaxesAIGovernmentItaly
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