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Dietrofront UE sul nucleare

UM
di UCapital MediaRedazione UCapital News2 min
Dietrofront UE sul nucleare

Per anni in Europa si è raccontata una storia semplice: uscire dal nucleare era la scelta più sicura, più verde, più moderna. Oggi, però, anche ai vertici delle istituzioni europee si ammette che quella decisione potrebbe essere stata un errore strategico.


La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, lo ha detto con parole molto chiare. Ridurre il peso del nucleare nel mix energetico europeo è stata una scelta che ha reso il continente più vulnerabile. In fondo, l’Europa non è un grande produttore di petrolio o gas: rinunciare a una fonte energetica stabile e a basse emissioni significava inevitabilmente aumentare la dipendenza dall’estero.

I numeri raccontano bene questo cambiamento. Nel 1990 circa un terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare; oggi quella quota è scesa a circa il 15%.


Nel frattempo, le crisi geopolitiche e i picchi dei prezzi dell’energia hanno ricordato quanto sia fragile un sistema energetico basato su importazioni di combustibili fossili. Le tensioni internazionali e le oscillazioni dei mercati hanno fatto emergere con forza una domanda: l’Europa può davvero permettersi di rinunciare a una fonte energetica stabile?


Il nucleare, al contrario di quanto spesso si sostiene nel dibattito pubblico, presenta alcune caratteristiche difficili da sostituire. Produce grandi quantità di elettricità con emissioni molto basse di CO₂, garantisce continuità nella produzione, indipendentemente dal vento o dal sole e riduce la dipendenza energetica dall’estero.


Per questo motivo il vento sta cambiando. Bruxelles guarda ora con crescente interesse alle nuove tecnologie nucleari, in particolare ai cosiddetti reattori modulari di piccola taglia (SMR). L’Unione europea ha già annunciato un sostegno finanziario, circa 200 milioni di euro, per accelerarne lo sviluppo, con l’obiettivo di renderli operativi nei primi anni del prossimo decennio.


Non si tratta di una nostalgia per il passato, ma di un riconoscimento pragmatico. La transizione energetica richiede certamente più rinnovabili, ma difficilmente potrà funzionare senza una fonte stabile che garantisca la sicurezza della rete elettrica. In molti paesi del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, il nucleare sta infatti tornando al centro delle strategie energetiche.


Il punto non è scegliere tra rinnovabili e nucleare. Il punto è capire che, per affrontare la crisi climatica e allo stesso tempo garantire sicurezza energetica, l’Europa non può permettersi di escludere a priori nessuna tecnologia utile.


La vera lezione degli ultimi anni è semplice: l’energia non è solo una questione ambientale. È anche una questione di sicurezza, autonomia e stabilità economica. E proprio per questo il nucleare, che molti avevano dato per superato, sta tornando al centro del dibattito europeo.


Klevis Gjoka

UEVonDerLeyenNucleare
DISCLOSURE

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