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Delmastro, la Giunta della Camera dice no ai pm sulle chat. Protesta del M5S in Senato: «Fuori le chat»

La Giunta per le autorizzazioni respinge la richiesta della Procura di Roma di acquisire i messaggi tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. I magistrati ritengono le conversazioni rilevanti per l'inchiesta sul ristorante "Le 5 Forchette".

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di Klevis GjokaRedazione UCapital News3 min
Delmastro, la Giunta della Camera dice no ai pm sulle chat. Protesta del M5S in Senato: «Fuori le chat»

La Giunta respinge la richiesta della Procura

Nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria che coinvolge l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le conversazioni contenute nelle chat tra Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia.

La decisione interrompe, almeno temporaneamente, il confronto tra i magistrati capitolini e Montecitorio sull'utilizzabilità di quei messaggi, ritenuti dagli inquirenti un elemento potenzialmente rilevante nell'inchiesta riguardante la gestione del ristorante "Le 5 Forchette".

Il procedimento parlamentare, tuttavia, non è concluso. Dopo il parere della Giunta, la decisione definitiva dovrà essere assunta dall'Assemblea della Camera, chiamata a pronunciarsi sull'autorizzazione richiesta dalla magistratura.


L'inchiesta sul ristorante e l'ipotesi degli investigatori

L'indagine della Procura di Roma riguarda la gestione del ristorante "Le 5 Forchette", attività nella quale Delmastro era stato socio insieme ad altri esponenti piemontesi di Fratelli d'Italia.

Secondo l'ipotesi investigativa, il locale sarebbe stato utilizzato dalla famiglia Caroccia per riciclare denaro riconducibile al clan camorristico guidato da Michele Senese, circostanza che gli inquirenti collegano a precedenti accertamenti giudiziari.

La famiglia Caroccia respinge però questa ricostruzione e sostiene una versione differente dei fatti.

Secondo la linea difensiva, Mauro Caroccia e la figlia Miriam sarebbero stati semplici prestanome dell'allora socio Delmastro e i profitti dell'attività sarebbero stati destinati proprio all'esponente politico. Si tratta di accuse che dovranno essere accertate nel corso delle indagini e che non costituiscono, allo stato, conclusioni giudiziarie definitive.


Perché le chat erano considerate importanti

Al centro della richiesta della Procura vi è una chat dedicata alla gestione del ristorante.

I magistrati ritengono che le conversazioni possano contribuire a chiarire il ruolo effettivamente svolto da Delmastro nell'amministrazione dell'attività commerciale.

Nella documentazione trasmessa alla Camera, il procuratore Francesco Lo Voi e i sostituti Stefano D'Arma e Lorenzo Del Giudice spiegano che, durante le indagini, è stato sequestrato un telefono cellulare utilizzato da Mauro Caroccia.

Nel corso degli interrogatori, Mauro Caroccia e la figlia Miriam avrebbero dichiarato di avere gestito attraverso quel dispositivo i rapporti con i cosiddetti "soci piemontesi", indicati come i finanziatori dell'attività e i destinatari dei relativi profitti.

Secondo la Procura, anche Barbara Tritoni, moglie di Mauro Caroccia e madre di Miriam, avrebbe confermato l'esistenza della chat e la partecipazione di Delmastro alle decisioni riguardanti il ristorante.

Proprio questi elementi hanno spinto gli inquirenti a chiedere l'acquisizione delle conversazioni.


La protesta del Movimento 5 Stelle

La decisione della Giunta ha provocato una dura reazione del Movimento 5 Stelle.

Durante la seduta del Senato, i parlamentari pentastellati hanno occupato simbolicamente i banchi del Governo esponendo cartelli con la scritta «Fuori le chat», contestando la scelta di negare l'autorizzazione richiesta dai magistrati.

La protesta ha provocato momenti di forte tensione nell'Aula di Palazzo Madama, con scambi di accuse tra i senatori del M5S e quelli di Fratelli d'Italia.

La vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, che presiedeva la seduta, ha invitato i manifestanti a lasciare i banchi del Governo e, di fronte al protrarsi della protesta, ha disposto la sospensione dei lavori, chiedendo anche l'intervento dei commessi parlamentari.


Il voto finale spetterà all'Aula della Camera

Il parere espresso dalla Giunta rappresenta un passaggio procedurale importante ma non definitivo.

L'ultima decisione sulla possibilità per la Procura di utilizzare le conversazioni sarà infatti assunta dall'Aula della Camera dei deputati.

Il voto dei parlamentari determinerà se i magistrati potranno acquisire le chat considerate rilevanti per approfondire il ruolo dei diversi soggetti coinvolti nell'inchiesta.

La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito sul rapporto tra prerogative parlamentari e attività investigativa della magistratura, tema che negli ultimi anni ha più volte alimentato confronti politici e istituzionali.


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