California, il 3 novembre il voto sulla Proposition 40: tassa del 5% sui miliardari
Gli elettori californiani votano il 3 novembre su un prelievo una tantum del 5% sui patrimoni dei miliardari. Brin e Schmidt finanziano il fronte contrario, mentre Newsom si oppone.

- 01Il 3 novembre voto sulla Proposition 40: prelievo una tantum del 5% sui miliardari residenti in California al 1° gennaio 2026
- 02I promotori stimano circa 100 miliardi di dollari; le valutazioni ufficiali parlano di decine di miliardi in più anni
- 03Al 16 ottobre i comitati contrari avevano raccolto oltre 340 milioni di dollari, quelli favorevoli poco meno di 33 milioni
- 04Le Proposition 41 e 42 potrebbero bloccare la tassa anche in caso di maggioranza favorevole
La consultazione è fissata per il 3 novembre 2026, quando gli elettori californiani saranno chiamati a esprimersi sulla Proposition 40, un’iniziativa che prevede un’imposta patrimoniale straordinaria del 5% sui miliardari che risultavano residenti in California il 1° gennaio 2026. La proposta punta a raccogliere decine di miliardi di dollari da destinare soprattutto alla sanità pubblica, ma ha aperto uno scontro politico ed economico che coinvolge sindacati, governo statale e grandi imprenditori della tecnologia.
California, il 3 novembre il referendum sulla super-tassa ai miliardari: in gioco 100 miliardi e il futuro della Silicon Valley
Un prelievo una tantum del 5% sui patrimoni dei miliardari residenti nello Stato. Il gettito andrebbe soprattutto alla sanità pubblica, ma la proposta divide i democratici e scatena la reazione dei grandi gruppi tecnologici. Sergey Brin ed Eric Schmidt finanziano la campagna per fermarla.
La California si prepara a uno degli scontri fiscali più rilevanti degli ultimi anni negli Stati Uniti. Il prossimo 3 novembre gli elettori saranno chiamati a votare sulla Proposition 40, una misura che prevede una tassa straordinaria del 5% sul patrimonio netto dei miliardari residenti nello Stato. Una consultazione che va oltre i confini californiani e che potrebbe diventare un precedente per il dibattito nazionale sulla tassazione delle grandi ricchezze.
La posta in gioco è elevata: i promotori stimano che il provvedimento possa generare circa 100 miliardi di dollari, mentre le valutazioni ufficiali parlano più prudentemente di decine di miliardi distribuiti nell’arco di diversi anni. Il gettito sarebbe destinato prevalentemente alla sanità pubblica, con una quota riservata anche all’istruzione e ai programmi di assistenza alimentare. La misura nasce anche in risposta ai tagli ai finanziamenti federali per la sanità approvati dall’amministrazione di Donald Trump.
Come funziona la tassa del 5%
Il progetto riguarda i miliardari che risultavano residenti in California il 1° gennaio 2026. Non si tratta, quindi, di una nuova imposta annuale sul reddito, ma di un prelievo patrimoniale una tantum, calcolato sulla ricchezza netta dei contribuenti interessati.
La base imponibile comprende attività finanziarie, partecipazioni societarie, opere d’arte, oggetti da collezione e proprietà intellettuale. Sono generalmente esclusi gli immobili, le pensioni e i conti previdenziali, con alcune eccezioni. Il pagamento è previsto a partire dal 2027, con la possibilità di dilazionarlo su cinque anni a condizioni più onerose.
Per comprendere la portata del provvedimento basta un esempio: un patrimonio imponibile di 10 miliardi di dollari comporterebbe un prelievo teorico di 500 milioni. Per un miliardario con un patrimonio di 100 miliardi, il conto arriverebbe a 5 miliardi, prima di considerare le regole specifiche di valutazione e le eventuali controversie fiscali.
Sanità e assistenza sociale: dove finirebbero i soldi
Il 90% delle entrate dovrebbe confluire in un fondo destinato ai servizi sanitari, mentre il restante 10% sarebbe riservato all’istruzione e all’assistenza alimentare.
I sostenitori, tra cui il sindacato degli operatori sanitari SEIU-UHW e il senatore Bernie Sanders, ritengono che il prelievo possa contribuire a compensare la riduzione delle risorse federali destinate ai programmi sanitari per le fasce più vulnerabili. Il tema è particolarmente delicato in California, dove Medi-Cal, il programma pubblico di assistenza sanitaria per le persone a basso reddito, rappresenta una componente fondamentale della spesa sociale.
Resta tuttavia aperta una questione: non è automatico che tutto il gettito si traduca in un aumento netto delle risorse disponibili. I critici sostengono che una parte dei fondi potrebbe sostituire stanziamenti statali già esistenti, anziché compensare integralmente i tagli federali.
La Silicon Valley si mobilita contro il referendum
La reazione del mondo tecnologico è stata particolarmente intensa. Secondo il Guardian, al 16 ottobre i comitati contrari alla misura avevano raccolto oltre 340 milioni di dollari, mentre la campagna favorevole aveva raccolto poco meno di 33 milioni.
Tra i principali finanziatori dell’opposizione figurano Sergey Brin, cofondatore di Google, con almeno 102 milioni di dollari, ed Eric Schmidt, ex amministratore delegato del gruppo, con oltre 42 milioni. Alla campagna partecipano anche esponenti del venture capital e dell’industria tecnologica, tra cui Peter Thiel e altri imprenditori della Silicon Valley.
Il fronte contrario non comprende soltanto i miliardari. Vi figurano il governatore democratico Gavin Newsom, esponenti di entrambi i partiti e organizzazioni legate alla sanità, all’istruzione e al mondo del lavoro. La loro obiezione principale è che il prelievo potrebbe indurre persone facoltose e imprese a trasferirsi altrove, riducendo nel tempo le entrate fiscali dello Stato.
Newsom sostiene inoltre che un’imposta sulla ricchezza dovrebbe essere affrontata a livello nazionale, per limitare gli incentivi a spostare la residenza da uno Stato all’altro.
Il rischio della fuga dei capitali
Uno dei nodi più controversi riguarda la possibile uscita di capitali e contribuenti facoltosi dalla California. La ricchezza dei grandi imprenditori tecnologici è spesso concentrata in azioni e partecipazioni societarie, che possono aumentare di valore anche senza generare liquidità immediatamente disponibile.
Questo aspetto potrebbe creare difficoltà nella valutazione degli asset e nel pagamento dell’imposta, soprattutto per le società non quotate. Gli oppositori ritengono che il prelievo possa incentivare trasferimenti di residenza, vendite di partecipazioni e riorganizzazioni patrimoniali.
Gli economisti, tuttavia, non dispongono di prove sufficienti per stabilire con certezza quale sarebbe l’entità di un eventuale esodo. Le esperienze europee in materia di imposte patrimoniali offrono indicazioni, ma non sono direttamente sovrapponibili al caso californiano, anche perché spostare la residenza tra Stati americani può essere più semplice che trasferirsi tra Paesi.
La stessa struttura della proposta rende inoltre rilevante la data del 1° gennaio 2026: chi era residente in California in quel momento rientrerebbe nel perimetro della tassa anche se decidesse di trasferirsi successivamente.
Il referendum nel referendum: le Proposition 41 e 42
La partita si complica ulteriormente per la presenza di altre due misure sulla scheda elettorale, le Proposition 41 e 42, sostenute da gruppi contrari alla tassa patrimoniale.
La Proposition 41 introduce vincoli che potrebbero impedire l’entrata in vigore della tassa, mentre la Proposition 42 punta a vietare determinate imposte sulla proprietà personale e i prelievi retroattivi. Le tre iniziative sono costruite in modo da entrare in conflitto: se una delle misure contrarie alla tassa raccogliesse più voti favorevoli della Proposition 40, potrebbe impedirne l’applicazione anche in presenza di una maggioranza a favore di quest’ultima.
Il risultato dipenderà dunque non soltanto dal consenso sulla tassazione dei miliardari, ma anche dalla capacità degli elettori di comprendere le conseguenze incrociate delle diverse proposte.
Un test per gli Stati Uniti
Il voto californiano rappresenta un banco di prova per una questione destinata a pesare sempre di più nel dibattito economico americano: come tassare patrimoni che crescono soprattutto attraverso partecipazioni finanziarie e attività imprenditoriali, anziché attraverso redditi da lavoro.
Per i sostenitori, la tassa consentirebbe di mobilitare risorse aggiuntive per servizi essenziali e di chiedere un contributo straordinario a chi possiede le maggiori fortune. Per gli oppositori, il rischio è che un’imposta difficile da applicare e concentrata su una platea ristretta finisca per indebolire la base fiscale dello Stato, senza garantire entrate durature.
La differenza tra queste due visioni è sostanziale: il gettito previsto sarebbe temporaneo, mentre le conseguenze su residenza fiscale, investimenti e bilancio pubblico potrebbero protrarsi negli anni.
Il 3 novembre la California non voterà soltanto su una nuova imposta. La consultazione metterà alla prova la possibilità di tassare direttamente i grandi patrimoni in uno degli ecosistemi tecnologici più importanti al mondo. Un eventuale via libera potrebbe alimentare iniziative analoghe in altri Stati; una bocciatura, invece, rafforzerebbe le obiezioni di chi ritiene che le imposte patrimoniali siano difficili da rendere efficaci in un’economia caratterizzata da capitali mobili e ricchezze finanziarie globali.
UCapital Asset Management LLP o società del gruppo possono avere rapporti commerciali con le aziende citate. Questo contenuto non è consulenza finanziaria.
Registrati gratis per fare domande all’AI su questo articolo.
Elezioni, dazi, sanzioni e riforme: cosa cambia per mercati, paesi e catene di fornitura.
