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Yen ai minimi storici: raggiunto il valore più basso dal 1986

BZ
di Benedetta ZimoneRedazione UCapital News2 min
Yen ai minimi storici: raggiunto il valore più basso dal 1986


La valuta nipponica continua a perdere terreno nei confronti del dollaro statunitense, raggiungendo martedì il livello più basso degli ultimi quarant'anni. Lo Yen è sceso fino a quota a 162,19 yen per dollaro, un minimo che non si registrava dal 1986 e che riaccende le aspettative di un possibile intervento delle autorità di Tokyo sul mercato dei cambi.


Il ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, ha ribadito che il governo è pronto ad adottare misure adeguate per contrastare movimenti eccessivamente speculativi del tasso di cambio. Secondo il ministro, il Giappone mantiene la possibilità di intervenire con decisione, in linea con gli accordi e il coordinamento già confermati con gli Stati Uniti. L'opzione più probabile sarà quello di un intervento rialzista dei tassi.


Sulla stessa linea il capo di gabinetto Minoru Kihara, che ha sottolineato come l'esecutivo stia lavorando per rendere l'economia giapponese meno esposta alla volatilità valutaria. Pur evitando di commentare il livello raggiunto dallo yen, Kihara ha assicurato che il governo resta pronto ad agire qualora le condizioni di mercato lo rendessero necessario.


Anche gli analisti ritengono che un intervento sia sempre più probabile. Julia Wang, Chief Investment Officer per il Nord Asia di Nomura, osserva che il nuovo minimo storico dello yen potrebbe aumentare la pressione politica interna e spingere le autorità ad agire. Secondo Wang, infatti, non è tanto il raggiungimento di una determinata soglia a determinare un intervento, quanto la rapidità e la natura del movimento della valuta.

La manager evidenzia che il nuovo minimo rappresenta un livello psicologicamente sensibile, destinato ad alimentare le preoccupazioni sulla debolezza della moneta nazionale. Tuttavia, ritiene che un eventuale intervento avrebbe effetti limitati e temporanei sui mercati finanziari.


Le prospettive di medio-lungo periodo per lo yen, infatti, rimangono deboli. A pesare sono soprattutto le ampie differenze nei tassi d'interesse e nei rendimenti reali tra Giappone e Stati Uniti, che continuano a incentivare il cosiddetto carry trade: gli investitori prendono a prestito capitali in yen, caratterizzati da costi di finanziamento molto contenuti, per investirli in attività denominate in valute con rendimenti più elevati, esercitando così ulteriore pressione al ribasso sulla valuta giapponese.

Secondo Wang, anche qualora Tokyo decidesse di intervenire sul mercato dei cambi, difficilmente riuscirebbe a modificare la tendenza strutturale dello yen, che continua a essere influenzata principalmente dalle divergenze di politica monetaria tra la Bank of Japan e la Federal Reserve.

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