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VIX, il "Termometro della paura" torna a salire: il 2026 al vertice della tensione geopolitica

di Andrea PelucchiRedazione UCapital News2 min
VIX, il "Termometro della paura" torna a salire: il 2026 al vertice della tensione geopolitica

L’anno si è aperto con un ritorno della volatilità sui mercati finanziari. Il VIX, l’indice che misura la volatilità implicita delle opzioni sull’S&P 500 e che per questo è noto come “Termometro della paura”, da inizio 2026 ha mostrato un progressivo aumento, con ripetuti superamenti della soglia dei 20 punti. Un livello che, pur lontano dai picchi delle grandi crisi, segnala un clima di incertezza crescente tra gli investitori.


Nelle prime settimane dell’anno l’indice ha oscillato prevalentemente tra area 18 e 22 punti, con alcune accelerazioni oltre quota 22 nei momenti di maggiore tensione. Il movimento non è stato lineare: a fiammate improvvise sono seguiti ritracciamenti altrettanto rapidi, segno di un mercato sensibile alle notizie ma non ancora in preda al panico. La soglia dei 20 punti rappresenta infatti uno spartiacque simbolico: sotto questo livello prevale una fase di relativa stabilità, sopra si entra in un territorio di cautela diffusa.


Il principale fattore scatenante sembra essere l’escalation geopolitica in Medio Oriente. Le tensioni tra Israele e Iran e il timore di un allargamento del conflitto hanno riacceso i riflettori sul rischio energetico globale. Le preoccupazioni legate allo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito del petrolio, hanno alimentato il rialzo del greggio, riportando al centro dell’attenzione anche il tema inflazione e le possibili implicazioni per la politica monetaria statunitense.


Ogni nuovo sviluppo sul fronte geopolitico ha generato una corsa alle coperture: gli investitori hanno aumentato l’acquisto di opzioni per proteggere i portafogli azionari, facendo salire la volatilità implicita e, di conseguenza, il VIX. In parallelo, si sono rafforzati i flussi verso asset considerati più difensivi, come oro e titoli di Stato, mentre gli indici azionari hanno mostrato maggiore fragilità.


Va però sottolineato che i livelli attuali restano distanti dalle soglie di allarme sistemico viste in passato, quando il VIX superò quota 40 o addirittura 60. Oggi il mercato prezza un rischio elevato ma non uno scenario catastrofico. È una fase di nervosismo controllato, in cui la volatilità riflette più l’incertezza che il panico.


Oltre alla geopolitica, pesano naturalmente anche le attese sulle mosse della Federal Reserve, i dati macroeconomici e la stagione delle trimestrali. Il VIX è il risultato di tutte queste variabili, ma in questo avvio di 2026 il filo conduttore resta l’instabilità internazionale. Il termometro segna febbre, ma per ora non emergenza.


Andrea Pelucchi

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