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Big Oil, azioni e bilanci record: utili a 60 miliardi nel terzo trimestre

Sei grandi compagnie petrolifere hanno già riportato utili trimestrali per circa 58,2 miliardi di dollari. I titoli del settore guadagnano dal 44% al 69% da inizio 2026.

di Alessandro PlaterotiRedazione UCapital News7 min di lettura
Big Oil, azioni e bilanci record: utili a 60 miliardi nel terzo trimestre
PUNTI CHIAVE
  1. 01Sei major hanno riportato per il terzo trimestre utili per circa 58,2 miliardi di dollari; ConocoPhillips pubblica il 5 novembre
  2. 02Margini di raffinazione eccezionali tra interruzioni delle forniture e problemi a Hormuz
  3. 03Eni: utile adjusted di 2,8 miliardi di euro, dividendo straordinario di 0,46 euro e buyback a 3,8 miliardi
  4. 04Titoli in rialzo da inizio anno tra il 43,7% di TotalEnergies e il 69% circa di Eni

Utili in forte crescita per le grandi compagnie

Big Oil, la guerra in Iran fa volare gli utili: le sette grandi compagnie petrolifere incassano miliardi. E le Borse premiano gli azionisti

La guerra in Iran si traduce in una straordinaria occasione di guadagno per le grandi compagnie petrolifere internazionali. Mentre gli automobilisti americani devono fare i conti con prezzi della benzina ai massimi storici per il terzo trimestre, le principali multinazionali del petrolio beneficiano dell’impennata delle quotazioni energetiche, mettendo a segno profitti miliardari e forti rialzi in Borsa.

Il fenomeno riguarda tanto i colossi statunitensi quanto i grandi gruppi europei, con ExxonMobil, Chevron e Shell in prima fila. Ma il quadro comprende anche TotalEnergies, BP, ConocoPhillips ed Eni: sette protagonisti di un settore che, in una fase di forte tensione geopolitica, torna a essere uno dei principali beneficiari della redistribuzione globale della ricchezza generata dall’energia.

I risultati comunicati da ExxonMobil, Chevron e Shell danno già la misura del fenomeno: nel solo terzo trimestre queste tre società hanno realizzato complessivamente 37,8 miliardi di dollari di utili, secondo i dati riportati nelle notizie di partenza.

ENERGIA · MERCATI · GUERRA IN IRAN · 30 OTTOBRE 2026

Il dato più significativo è che la corsa degli utili non si limita ai produttori di greggio. La crisi in Medio Oriente ha provocato interruzioni delle forniture, difficoltà nei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz e danni alle infrastrutture di raffinazione in Arabia Saudita e Russia. Il risultato è stato un aumento eccezionale dei margini di raffinazione di benzina e diesel.

È proprio questa attività ad avere riservato le sorprese maggiori. Per ExxonMobil, per esempio, la raffinazione ha generato per la prima volta in almeno sei anni profitti superiori a quelli dell’esplorazione e produzione. Chevron ha invece registrato i migliori risultati del downstream nello stesso arco temporale. Reuters

Quasi 60 miliardi di dollari di profitti in un trimestre

Considerando i risultati disponibili al 30 ottobre, il gruppo delle grandi compagnie petrolifere ha già messo a segno una straordinaria performance.

  • ExxonMobil: $15,4 mld
  • Chevron: $10,4 mld
  • Shell: $12,1 mld
  • TotalEnergies: $9,1 mld
  • BP: $8,46 mld
  • Eni: €2,8 mld
  • Totale delle sei: circa $58,2 mld

Valori in dollari, con Eni convertita al cambio indicativo di 1,16 dollari per euro. Sono utilizzate le rispettive misure di utile comunicate dalle società, non perfettamente omogenee: utili netti GAAP, adjusted earnings e underlying replacement cost profit.

C’è una precisazione importante: il totale riguarda sei società che hanno già pubblicato i risultati del terzo trimestre. La settima, ConocoPhillips, presenterà i propri conti il 5 novembre. Il suo utile non è quindi ancora incluso. ExxonMobil Holdings Corporation +6

Il dato assume particolare rilievo se confrontato con lo stesso periodo dello scorso anno. ExxonMobil ha più che raddoppiato il proprio utile netto, mentre Chevron ha portato gli adjusted earnings a 10,4 miliardi di dollari, con un incremento del 186%. Shell ha registrato un utile netto di circa 12,1 miliardi, contro i 5,3 miliardi del terzo trimestre 2025. TotalEnergies ha raggiunto 9,1 miliardi di utile netto adjusted, in crescita del 127%, mentre BP ha comunicato un profitto underlying di 8,46 miliardi, rispetto ai 2,2 miliardi di un anno prima. ExxonMobil Holdings Corporation +4

Eni, utili più che raddoppiati e dividendo straordinario

Anche l’Italia partecipa a questa stagione di risultati eccezionali attraverso Eni. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto adjusted di 2,8 miliardi di euro, più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2025.

L’EBIT proforma adjusted di gruppo ha raggiunto i 6 miliardi di euro, con un incremento del 100% su base annua. Il settore Exploration & Production ha contribuito con 4,63 miliardi di EBIT, in crescita del 76%.

La solidità dei conti ha consentito al consiglio di amministrazione di migliorare ulteriormente la remunerazione degli azionisti. Eni ha deliberato un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione, per un esborso complessivo di circa 1,3 miliardi, e ha aumentato del 12% il programma di acquisto di azioni proprie, portandolo a 3,8 miliardi di euro.

La società ha inoltre rivisto al rialzo la previsione di cash flow operativo adjusted per l’intero 2026, portandola a 16,5 miliardi di euro. L’indebitamento finanziario resta particolarmente contenuto, con un gearing proforma del 9%. Eni +1

La Borsa premia le sette sorelle: rialzi fino al 69%

La crescita dei profitti si riflette direttamente sulle quotazioni azionarie. Gli investitori stanno premiando le società che, grazie alla loro dimensione, alla diversificazione geografica e alla capacità di controllare l’intera filiera energetica, riescono a trasformare le tensioni geopolitiche in maggiori margini.

Questi sono i rialzi indicativi da inizio 2026, sulla base delle quotazioni disponibili intorno al 29-30 ottobre.

  • ExxonMobil: +54,4%
  • Chevron: +54,8%
  • Shell: +52,0%
  • TotalEnergies: +43,7%
  • BP: +45,0%
  • ConocoPhillips: +60,3%
  • Eni: circa +69%

Performance indicative dei titoli ordinari o delle principali quotazioni di riferimento, espresse nelle rispettive valute. Sono variazioni dei prezzi azionari, non rendimenti totali comprensivi dei dividendi. SPZCO +3

Il caso di Eni è particolarmente interessante: il titolo ha raggiunto in ottobre un massimo annuale di 27,76 euro, contro un minimo di 15,66 euro registrato a gennaio. La performance da inizio anno è quindi prossima al 70%, con una capitalizzazione che supera gli 80 miliardi di euro. Borsa Italiana +1

Ancora più significativa è la performance di ConocoPhillips, che pur non avendo ancora pubblicato i risultati del terzo trimestre, ha guadagnato circa il 60% da gennaio. Exxon e Chevron, invece, hanno entrambe accumulato rialzi superiori al 50%, confermando il forte interesse degli investitori per il comparto petrolifero americano. SPZCO +1

Il paradosso della guerra: guadagni per le compagnie, costi per i consumatori

Dietro questi numeri c’è un fenomeno economico che presenta un evidente elemento di contraddizione. La crisi energetica, alimentata dal conflitto con l’Iran e dalle difficoltà nelle rotte commerciali del Medio Oriente, determina un aumento dei costi per famiglie e imprese, ma contemporaneamente accresce la redditività delle multinazionali energetiche.

Negli Stati Uniti gli automobilisti hanno dovuto affrontare prezzi della benzina particolarmente elevati nel terzo trimestre. Le compagnie petrolifere, al contrario, hanno beneficiato non soltanto delle quotazioni del greggio e del gas, ma soprattutto della scarsità di prodotti raffinati, che ha spinto i margini di benzina e diesel a livelli eccezionali.

La differenza rispetto ad altre crisi energetiche è che questa volta il vantaggio non è concentrato esclusivamente nelle attività di estrazione. Anche le società integrate, dotate di raffinerie, impianti di liquefazione del gas e reti commerciali, hanno potuto sfruttare le distorsioni del mercato.

Resta naturalmente da capire quanto a lungo potranno durare questi livelli di redditività. La normalizzazione delle rotte commerciali, la riapertura degli impianti danneggiati e un’eventuale riduzione delle tensioni geopolitiche potrebbero riportare i margini su livelli più ordinari.

Nel frattempo, però, il mercato ha già emesso il suo verdetto: nel 2026 il settore petrolifero è tornato a essere uno dei grandi protagonisti di Wall Street e delle Borse europee. E la guerra in Medio Oriente, oltre a ridisegnare gli equilibri geopolitici ed energetici, sta producendo una delle più importanti redistribuzioni di ricchezza a favore degli azionisti delle grandi compagnie petrolifere.

Nota editoriale: il totale di circa 58,2 miliardi di dollari è riferito a sei società, non a sette: ConocoPhillips pubblicherà i risultati il 5 novembre. È preferibile mantenere questa distinzione per non attribuire alla società utili trimestrali non ancora comunicati. Inoltre, le diverse metriche di profitto non sono perfettamente comparabili.

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