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Petrolio sù, metalli giù: tra tensioni, dollaro forte e attese Fed

Il conflitto in Medio Oriente fa salire il petrolio, mentre oro e argento calano tra dollaro forte e attese di tassi più alti.

di Andrea PelucchiRedazione UCapital News1 min
Petrolio sù, metalli giù: tra tensioni, dollaro forte e attese Fed

Forte volatilità nei mercati delle principali commodities, condizionata da tensioni geopolitiche e dall’attesa di decisioni sulle riserve strategiche di petrolio. Il conflitto in Medio Oriente, con lo Stretto di Hormuz parzialmente bloccato, ha alimentato i timori di un’interruzione dell’export energetico globale, spingendo il WTI a 87,29 $/bbl (+4,6%) e il Brent a 91,33 $/bbl (+4,0%). La situazione ha trovato eco negli avvertimenti di Saudi Aramco su possibili conseguenze “catastrofiche” per il mercato se lo stallo dovesse protrarsi, mentre i ministri dell’energia del G7 hanno confermato il sostegno all’uso delle riserve strategiche per stabilizzare i prezzi.


Sul fronte dei metalli preziosi, l’oro si mantiene stabile intorno a 5.199 $/oz (-0,8%), mentre l’argento registra un calo più marcato a 87,06 $/oz (-2,8%). Gli investitori continuano a considerare l’oro un rifugio sicuro, ma il rafforzamento del dollaro e le aspettative su tassi più alti riducono il suo appeal in ottica di safe haven. Il gas naturale mostra un leggero rialzo a 3,07 $/MMBtu (+1,6%), risentendo soprattutto di timori legati a possibili interruzioni dei flussi e alla domanda stagionale.


Sul piano macroeconomico, le prospettive inflazionistiche e le possibili mosse delle banche centrali statunitensi ed europee influenzano indirettamente il mercato delle commodities. La proposta di rilascio record delle scorte da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha temporaneamente smorzato i picchi dei prezzi del petrolio, senza però eliminare del tutto l’incertezza legata alla geopolitica.


Materie prime dunque altamente sensibili agli eventi globali: il petrolio guida i rialzi sotto pressione geopolitica, mentre oro e argento risentono di fattori macro e finanziari. Gli operatori continuano a monitorare l’evoluzione della crisi in Medio Oriente, le mosse delle riserve strategiche e i segnali dei mercati globali, in attesa di ulteriori indicazioni sul futuro dell’approvvigionamento energetico e delle politiche monetarie.


Andrea Pelucchi

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