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Petrolio in caduta libera dopo l'accordo USA-Iran: crollano anche i titoli delle major energetiche

L'accordo tra Washington e Teheran fa crollare le quotazioni del greggio e le azioni delle compagnie petrolifere.

BZ
di Benedetta ZimoneRedazione UCapital News2 min
 Petrolio in caduta libera dopo l'accordo USA-Iran: crollano anche i titoli delle major energetiche


I mercati energetici hanno immediatamente reagito all'annuncio dell'accordo tra Stati Uniti e Iran che dovrebbe portare, nei prossimi giorni, alla riapertura dello Stretto di Hormuz.


La reazione del greggio è stata immediata. Difatti, ll Brent è sceso a 83,7 dollari al barile, registrando una flessione superiore al 4%, mentre il WTI statunitense è arretrato sotto gli 81 dollari al barile, con un ribasso vicino al 5%.

In alcune fasi delle contrattazioni il WTI è tornato sotto la soglia degli 80 dollari per la prima volta da marzo.


Il crollo del petrolio si è immediatamente riflesso sui mercati azionari, con pesanti vendite sui principali produttori energetici europei. A Piazza Affari, Eni ha lasciato sul terreno il 4,41%, scendendo a 22,195 euro per azione. A Londra, Shell ha registrato una flessione del 4,29%, perdendo 138 pence e attestandosi a 3.082,5 pence. Anche il comparto energetico europeo nel suo complesso è finito sotto pressione, con lo Stoxx 600 Energy in netto ribasso.


Le vendite hanno colpito inoltre numerose società legate all'esplorazione e alla produzione di idrocarburi, tra cui North Atlantic Energies, che ha ceduto il 3,63% sulla piazza di Parigi. Il mercato sta infatti rivalutando rapidamente gli scenari di prezzo del greggio.


L'intesa preliminare, confermata dal presidente statunitense Donald Trump, e attesa per la firma ufficiale il 19 giugno a Ginevra, ha immediatamente ridimensionato i timori di un'interruzione delle forniture provenienti dal Golfo Persico. Gli investitori hanno quindi iniziato a scontare un ritorno alla normalità dei flussi energetici e un aumento dell'offerta disponibile sul mercato globale.


Per il settore energetico si apre quindi una fase più complessa. Prezzi del petrolio più bassi tendono infatti a comprimere i margini delle compagnie petrolifere, soprattutto per quelle maggiormente esposte alle attività di produzione upstream. Al contrario, il calo delle quotazioni potrebbe favorire comparti come trasporti, compagnie aeree e industria manifatturiera, che beneficiano di costi energetici inferiori.


L'attenzione degli investitori resta ora concentrata sulla firma ufficiale dell'accordo prevista per venerdì e sui tempi effettivi della riapertura completa di Hormuz. Da questi sviluppi dipenderà l'evoluzione delle quotazioni del greggio e, di conseguenza, l'andamento delle principali società energetiche mondiali nelle prossime settimane.


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