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Oro in calo per la quarta seduta, argento -1,4%: pesano petrolio e attese sulla Fed

L'oro spot scende a circa 4.116 dollari l'oncia e l'argento a 57,18 dollari. Pesano il rialzo del petrolio e le attese su una Federal Reserve più restrittiva.

di alessandro platerotiRedazione UCapital News5 min di lettura
Oro in calo per la quarta seduta, argento -1,4%: pesano petrolio e attese sulla Fed
PUNTI CHIAVE
  1. 01Oro spot a circa 4.116 dollari l'oncia (-0,2%), quarta seduta negativa di fila
  2. 02Argento spot -1,4% a 57,18 dollari; in calo anche platino e palladio
  3. 03Il mercato prezza intorno al 90% un rialzo dei tassi Fed a dicembre, secondo Reuters
  4. 04Riunione Fed il 27-28 ottobre e dati PCE al centro dell'attenzione

Per spiegare il ribasso odierno di oro e argento, il punto centrale è capire perché due metalli considerati beni rifugio possano perdere valore anche in una fase di incertezza economica e geopolitica. I fattori da verificare sono soprattutto l’andamento del dollaro, le aspettative sui tassi d’interesse statunitensi, le prese di profitto dopo i rialzi precedenti e l’evoluzione della domanda di protezione dal rischio.

Oro e argento in calo, pesano petrolio e timori sui tassi: il mercato teme una Fed più aggressiva

L’oro scende per la quarta seduta consecutiva e anche l’argento arretra, penalizzati dal ritorno delle pressioni inflazionistiche, dal rialzo del petrolio e dalle aspettative di una politica monetaria statunitense più restrittiva. Il mercato dei metalli preziosi si trova così a fare i conti con un paradosso: mentre le tensioni geopolitiche sostengono la domanda di beni rifugio, gli stessi rischi alimentano le prospettive di un’inflazione più persistente, rendendo meno probabile un allentamento dei tassi d’interesse.

Nella mattinata di mercoledì 21 ottobre, secondo i dati Reuters, l’oro spot è sceso fino a circa 4.116 dollari l’oncia, con una flessione dello 0,2%. I future statunitensi con consegna a dicembre hanno perso altrettanto, portandosi intorno a 4.134 dollari. Per il metallo giallo si tratta della quarta seduta consecutiva in territorio negativo.

Più marcata la discesa dell’argento: il prezzo spot ha ceduto circa l’1,4%, scendendo a 57,18 dollari l’oncia. Anche platino e palladio hanno registrato perdite, confermando la debolezza diffusa nel comparto dei metalli preziosi. I prezzi sono quelli rilevati nelle prime ore di contrattazione e possono variare nel corso della giornata.

Il petrolio riaccende l’inflazione e mette sotto pressione i metalli

Il primo fattore alla base delle vendite è il rialzo del petrolio. L’escalation delle tensioni in Medio Oriente e i timori di interruzioni delle forniture energetiche hanno spinto nuovamente verso l’alto le quotazioni del greggio.

L’aumento dei costi energetici rischia di alimentare l’inflazione e di rendere più difficile il lavoro delle banche centrali. Se i prezzi dovessero restare elevati più a lungo, la Federal Reserve potrebbe essere costretta a mantenere una politica monetaria restrittiva, rinviando eventuali riduzioni dei tassi o valutando ulteriori rialzi.

È proprio questo scenario a penalizzare l’oro. A differenza dei titoli di Stato e di altri strumenti finanziari, il metallo giallo non distribuisce cedole né interessi. Quando aumenta il rendimento atteso degli investimenti remunerati, detenere oro diventa relativamente meno conveniente.

Il mercato si trova quindi davanti a due forze contrapposte: le tensioni geopolitiche alimentano la domanda di protezione, ma il rischio di un’inflazione più persistente e di tassi elevati riduce l’attrattiva del metallo.

La Federal Reserve al centro dell’attenzione

Gli investitori guardano ora alla riunione della Federal Reserve del 27-28 ottobre e, soprattutto, alle indicazioni sulle prossime decisioni di politica monetaria.

Le attese prevalenti sono per una pausa nella riunione di ottobre, ma il mercato continua a considerare possibile un rialzo dei tassi a dicembre. Secondo le indicazioni riportate da Reuters, le probabilità implicite nei mercati di un aumento a dicembre si collocano intorno al 90%.

Queste aspettative rappresentano un ostacolo per l’oro, perché prospettano un costo del denaro elevato più a lungo. Gli operatori seguiranno inoltre i prossimi dati sull’indice dei prezzi delle spese per consumi personali, il PCE, l’indicatore d’inflazione particolarmente monitorato dalla Fed.

Un dato superiore alle attese potrebbe rafforzare le aspettative di una politica monetaria più aggressiva, mentre segnali di raffreddamento dell’inflazione potrebbero favorire un recupero dei metalli preziosi.

Dollaro più stabile, meno sostegno alle quotazioni

A contribuire alla debolezza dell’oro è anche la stabilizzazione del dollaro. I metalli preziosi sono generalmente negoziati in valuta statunitense: quando il biglietto verde si rafforza, diventano più costosi per gli investitori che utilizzano altre valute, con possibili conseguenze negative sulla domanda.

Il movimento del dollaro, insieme alle prospettive sui tassi americani, costituisce quindi un ulteriore elemento di pressione. Non si tratta necessariamente del fattore dominante della seduta, ma contribuisce a rendere più difficile una ripresa delle quotazioni.

Perché l’argento perde più dell’oro

La flessione dell’argento è più accentuata rispetto a quella del metallo giallo. La differenza dipende anche dalla natura del mercato: oltre a essere considerato un bene rifugio, l’argento è utilizzato in numerosi processi industriali, tra cui l’elettronica, il fotovoltaico e diverse applicazioni tecnologiche.

Le sue quotazioni risentono pertanto non soltanto delle aspettative sui tassi e del cambio, ma anche delle prospettive di crescita industriale e della domanda di materie prime. In una fase di maggiore incertezza, questa doppia esposizione può tradursi in oscillazioni più ampie rispetto all’oro.

La discesa odierna non dimostra, da sola, che la domanda industriale sia in deterioramento: indica piuttosto una maggiore sensibilità dell’argento alle vendite che stanno interessando il comparto.

Quali prospettive per oro e argento

Nel breve periodo, la direzione dei prezzi dipenderà soprattutto dall’equilibrio tra tre fattori: l’evoluzione delle tensioni in Medio Oriente, il prezzo del petrolio e le aspettative sulle prossime mosse della Federal Reserve.

Un ulteriore aumento dell’energia, accompagnato da nuove pressioni inflazionistiche, potrebbe mantenere elevati i rendimenti attesi e prolungare la fase di debolezza. Al contrario, un raffreddamento dei prezzi e segnali di maggiore prudenza da parte della Fed potrebbero favorire un recupero.

Per l’oro resta inoltre importante la domanda strutturale di protezione dai rischi geopolitici e finanziari, mentre per l’argento sarà determinante anche l’andamento dell’economia e della produzione industriale.

Il messaggio dei mercati è dunque chiaro: in questa fase, il rischio di tassi elevati sta prevalendo sul tradizionale ruolo dei metalli preziosi come beni rifugio. Ma il quadro potrebbe cambiare rapidamente se le aspettative sull’inflazione e sulla politica monetaria americana dovessero modificarsi.

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