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Nikkei e Kospi ai massimi, frenano Hong Kong e Shanghai dopo la svolta USA-Iran

Tokyo e Seul guidano i rialzi grazie al calo del petrolio e al settore tech. Hong Kong e Shanghai chiudono in territorio negativo tra prese di profitto e dubbi sulla ripresa.

di Andrea PelucchiRedazione UCapital News2 min
Nikkei e Kospi ai massimi, frenano Hong Kong e Shanghai dopo la svolta USA-Iran

Nikkei e Kospi protagonisti della seduta

Le principali Borse asiatiche hanno chiuso la seduta del 18 giugno 2026 con andamenti divergenti, in un contesto dominato dagli sviluppi geopolitici in Medio Oriente e dalle attese sulle prossime mosse delle banche centrali.


A guidare i rialzi è stata Tokyo, con il Nikkei 225 che ha terminato gli scambi a 71.053,49 punti, in progresso dell’1,65%, aggiornando nuovi massimi storici. Bene anche il Kospi sudcoreano, salito del 2,3%, sostenuto dagli acquisti sui grandi titoli tecnologici e sui produttori di semiconduttori. Tra i fattori che hanno favorito gli acquisti:


  1. il forte calo delle quotazioni del petrolio;
  2. il miglioramento del sentiment globale dopo l’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran;
  3. la persistente domanda di titoli legati all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori;
  4. le aspettative di una minore pressione inflazionistica sui Paesi importatori di energia.


Gli investitori hanno premiato soprattutto i mercati maggiormente esposti al settore tecnologico, che continuano a beneficiare della corsa globale agli investimenti nell’AI.


Hong Kong e Shanghai chiudono in rosso

Segno opposto per i listini cinesi. L’Hang Seng di Hong Kong ha archiviato la giornata con una flessione dell’1,59%, fermandosi a 23.924,81 punti, mentre lo Shanghai Composite ha ceduto lo 0,43% a 4.090,48 punti. La debolezza dei mercati cinesi riflette alcune criticità ancora presenti sul fronte macroeconomico:


  1. crescita interna giudicata ancora disomogenea;
  2. persistenti difficoltà del comparto immobiliare;
  3. prese di profitto dopo il recupero delle settimane precedenti;
  4. cautela degli investitori internazionali verso gli asset cinesi.


Nonostante le misure di sostegno introdotte da Pechino negli ultimi mesi, il mercato continua infatti a richiedere segnali più concreti di rafforzamento della domanda interna e degli investimenti privati.


Geopolitica e petrolio: i fattori che hanno mosso i mercati

Il principale driver della seduta è stato il miglioramento dello scenario geopolitico in Medio Oriente. L’accordo preliminare raggiunto tra Washington e Teheran ha alimentato le aspettative di una progressiva normalizzazione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici per il commercio mondiale di petrolio.


La prospettiva di una ripresa delle esportazioni iraniane ha provocato un deciso ribasso delle quotazioni del greggio, riducendo i timori di nuove spinte inflazionistiche a livello globale. Tale dinamica ha favorito soprattutto Giappone e Corea del Sud, economie fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche. Sul fronte monetario, gli operatori restano inoltre concentrati:


  1. sulle future indicazioni della Federal Reserve;
  2. sull’evoluzione della politica della Bank of Japan;
  3. sull’impatto dei prezzi energetici sull’inflazione globale;
  4. sulle prospettive di crescita dell’economia cinese.


Nel complesso, la seduta del 18 giugno conferma un ritorno dell’appetito per il rischio sui mercati asiatici più esposti alla tecnologia, mentre rimangono sotto osservazione le Borse cinesi, ancora condizionate dalle incertezze economiche interne.


Andrea Pelucchi

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