Fare impresa oggi tra forza lavoro, guerre e greggio
Il 7 ottobre 2026 i mercati europei hanno chiuso in forte calo, con il FTSE MIB peggiore del continente. Il Brent sopra 100 dollari, le guerre in corso e l'allarme del FMI hanno alimentato la pressione su titoli e spread.

- 01Il FTSE MIB ha perso il 2,51% il 7 ottobre 2026, risultando la peggiore Borsa europea della seduta.
- 02Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, aggravando le tensioni sui mercati.
- 03Lo spread BTP-Bund ha chiuso a 115,2 punti base, con il rendimento del decennale italiano salito a 4,62%.
- 04La direttrice del FMI Kristalina Georgieva ha avvertito che 'l'inverno sta arrivando', segnalando pressioni sui prezzi in aumento.
Dove finisce la libertà d’impresa e l’iniziativa economica privata e dove invece ha inizio il limite alla stessa sulla base della c.d. “utilità sociale”? L’ articolo 41 della Costituzione cita: “l’iniziativa economica privata è libera “ma quando gli obblighi di Legge minano lo svolgimento dell’iniziativa e dell’attività economica privata gravandola con limiti legislativi? Oggi lavoriamo in un mercato sempre più agguerrito, globale e soprattutto rivoluzionato nelle sue fondamenta dall’ attuale crisi socio-economica causata dalle guerre e dal prezzo delle materie prime, petrolio e gas in primis.
L’attuale crisi energetica è un problema imploso senza preavviso che, come tale, ha causato morti e feriti, ma non prigionieri. Non è solo una questione di economicità legata alle imprese, ma queste continue problematiche minano la libertà del singolo imprenditore a poter organizzare in piena autonomia la propria attività industriale. A tutto ciò si lega la crisi occupazionale legata anche all’applicazione della IA che può consentire agli imprenditori una maggiore elasticità sulle assunzioni cambiando nel futuro il mercato del lavoro. Tutto ciò porterà a fare sì che nei Tribunali la questione di illegittimità costituzionale sarà sollevata in via preliminare e diverrà la base giuridica delle cause di impugnazione del licenziamento innanzi il giudice del lavoro. È un’eccezione che, ove fosse accolta, avrebbe l’effetto immediato di fare sospendere il giudizio di impugnazione acceso, con relativa rimessione degli atti alla Corte Costituzionale.
Per contro, ove l’eccezione fosse respinta ne scaturirebbe immediatamente l’illegittimità del recesso per violazione delle Leggi suindicate e quindi riconducibili di fatto ad una violazione di norme imperative di legge. Ecco allora che per cercare di eludere cause lunghe e costose ci si affiderà ad un famoso adagio popolare: “… fatta le legge...” dove, per inganno, non deve intendersi un artifizio per eludere una legge, ma bensì un modo “border line “ entro i cui confini ( peraltro legali) si possa ottemperare ad un compromesso meno oneroso e vincolante per tutte le parti coinvolte. Parliamo di sistemi alternativi atti alla risoluzione consensuale del rapporto. Sono gli imprenditori che si pongono questo interrogativo (il come) nel momento preciso in cui dovessero trovarsi da una parte nella situazione di dover subire i profili di illegittimità ed incostituzionalità delle norme citate e dall’altra essere costretti, anche a causa il momento economico-produttivo attuale, a dover ristrutturare la propria impresa e la propria forza lavoro, eliminando e/o riposizionando strutturalmente per motivi di economicità più lavoratori.
Nell’ottica che oggi opzioni alternative al licenziamento per giustificato motivo oggettivo sono di fatto molto limitate, la parola magica è “accordo”, ovvero ricercare con il singolo lavoratore o più lavoratori coinvolti un accordo preciso ed acquiescente per l’applicazione di un esodo incentivato, ciò eventualmente anche con i sindacati , ove coinvolti, con regolamentazioni degli accordi ad hoc. Nel merito si tratterebbe di negoziare un’intesa specifica con tutti i dipendenti coinvolti e quindi incentivarne l’uscita. Questa soluzione, che sulla carta sembra la più attuabile, evidenzia però forti aspetti di criticità per il datore di lavoro. Questi si troverebbe in una posizione negoziale di minor forza se rapportata a quella che si avrebbe con un licenziamento classico senza motivi di forza maggiore come ad esempio l’esplosione dei costi per materie prime e/o costi per l’elettricità e/o carburanti per gli automezzi. Però come spesso accade esiste il rovescio della medaglia dove potrebbero evidenziarsi problemi anche per il dipendente chiamato a sottoscrivere l’accordo.
La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non permetterebbe al lavoratore di usufruire della Naspi (ndr: indennita’ mensile di disoccupazione per lavoratori subordinati con rapporto di lavoro cessato involontariamente dal 1° maggio 2015), spettante infatti solo per coloro che perdono involontariamente l’occupazione e/o per i lavoratori che usufruiscono della conciliazione ad esito della procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. (ndr: riconducibile ai lavoratori assunti prima del 07/03/15). Insomma è un bel match!! Le imprese che forza maggiore per cercare di sopravvivere in questo momento economico complesso dovranno affidarsi ad operazioni di profonda ristrutturazione. Dare impulso in uno con i lavoratori ad una comunione di intenti circa la necessità di dover procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro con una ricerca comune e possibilmente non conflittuale tramite un accordo. In questo contesto di rivoluzione economico-sociale in ottica IA, dei conflitti e tutti i temi ed essi collegati sicuramente il minimo comune denominatore è rappresentato dalle Banche Centrali e dalla loro forza (volontà) di sostenere l’economia e gli imprenditori passo dopo passo. Oggi le Banche Centrali di tutto il mondo sono attive nella battaglia di contrasto agli effetti catastrofici della guerra sull’economia e sulla finanza a livello monetario mondiale con misure calibrate in risposta quali l’acquisto di asset e la gestione continua dei tassi d’interesse. Anche questi interventi però non sono eterni ed alla lunga, avranno delle implicazioni.
L’idea è che nei prossimi mesi i programmi inerenti a progetti istituzionali permetteranno di finanziare i piani di aiuti posti in essere dai vari Governi. Ma su questa situazione il sottoscritto si pone due domande: esiste un termine temporale entro il quale tutto questo sarà possibile? E se sì con quali implicazioni? Il teorema è salvare l’economia per andare in aiuto alla finanza e non viceversa. Questo stato d’animo è condiviso da tutte le Banche Centrali, anche la nostra in Italia. È sintomatico quello che è accaduto ieri, 07 ottobre 2026: giornata nera per i mercati europei! Il balzo dei prezzi del greggio con il Brent sopra i 100 $ e il clima di preoccupazione e stallo nelle guerre in Medio Oriente ed in Ucraina hanno creato la tempesta perfetta. Le Borse europee hanno chiuso tutte in forte calo con Milano che è stata la peggiore di tutte con un – 2,51%. Titoli di Stato europei sotto pressione con lo spread tra Btp e Bund che hanno terminato la seduta in crescita a 115,2 punti base. Rendimento del decennale italiano salito di 9,7 punti raggiungendo 4,62%, fra i bond europei peggio solo la Francia a 4,86 %.
Le parole della direttrice del FMI, Kristalina Georgieva, citando il “Trono di Spade” ha detto che “L’ inverno sta arrivando” e questo significa pressioni sui prezzi in aumento a causa della domanda dovuta all’avvicinarsi dell’inverno e alla necessaria ricostituzione delle riserve da parte dei vari Paesi. Oggi si cerca liquidità in tutti i modi e da qualsiasi parte provenga ma dopo, passata l’emergenza delle guerre si dovranno rifare i conti e si sa, i conti in un modo o nell’altro dovranno tornare. Tutti noi e per primo chi ci governa dovrà abbandonare l’approccio improvvisato che ha contraddistinto questi anni. Dovrà emergere la capacità di sapere risolvere i problemi in funzione di quello che si ha ma con chiari i risultati da raggiungere. Ecco! Questo è il punto. Oggi come oggi tutti noi sogniamo la pace. Sogniamo una ripresa. Sogniamo che questo incubo abbia fine. Sogniamo un ritorno ad un qualche cosa che somigli il più possibile alla normalità e che questa ci porti, se non proprio la felicità, almeno un piccolo raggio di serenità. E se dobbiamo sognare… esageriamo.
UCapital Asset Management LLP o società del gruppo possono avere rapporti commerciali con le aziende citate. Questo contenuto non è consulenza finanziaria.
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