BREAKING LIVE Tutte le breaking →
Notizia

Borse europee in calo: Volvo Cars cede il 24% e Kering il 16,6% sulla debolezza cinese

Venerdì 23 ottobre i listini europei hanno chiuso in ribasso, zavorrati dai conti di Volvo Cars e dalle vendite di Gucci. Lo Stoxx 600 ha chiuso a 635,77 punti, con una perdita settimanale di circa l'1,4%.

di alessandro platerotiRedazione UCapital News7 min di lettura
Borse europee in calo: Volvo Cars cede il 24% e Kering il 16,6% sulla debolezza cinese
PUNTI CHIAVE
  1. 01Volvo Cars ha perso il 24% con una perdita operativa di 3,7 miliardi di corone nel terzo trimestre 2026 e 2.500 nuovi tagli di posti.
  2. 02Kering ha ceduto il 16,6%, peggior titolo dello Stoxx 600, dopo il calo del 6% delle vendite di Gucci a 1,29 miliardi di euro.
  3. 03Lo Stoxx 600 ha chiuso a 635,77 punti (-0,31%), con una perdita settimanale di circa l'1,4%, la più marcata da inizio settembre.
  4. 04Francoforte ha perso lo 0,75%, Londra lo 0,32% e Parigi lo 0,36%, mentre il petrolio in rialzo ha sostenuto l'energia.

Borse europee in calo, la crisi della domanda cinese colpisce Volvo e Gucci

Risultati trimestrali deludenti, vendite deboli in Cina e petrolio in rialzo frenano i mercati. Crollano Volvo Cars e Kering, mentre si riaccendono i timori sulla tenuta dei consumi globali.

Le difficoltà dell’economia cinese tornano a pesare sulle Borse europee, mettendo sotto pressione due settori simbolo dell’industria continentale: l’automotive e il lusso. Venerdì 23 ottobre i listini del Vecchio Continente hanno proseguito la fase negativa, penalizzati dai risultati deludenti di Volvo Cars e Kering, il gruppo francese proprietario di Gucci, e da un contesto internazionale già appesantito dalle tensioni sui mercati tecnologici e dall’aumento dei prezzi del petrolio.

Il messaggio che arriva dai mercati è significativo: la debolezza della domanda cinese non rappresenta più soltanto un problema circoscritto all’economia asiatica, ma si trasmette direttamente ai bilanci delle grandi società europee, riducendo le prospettive di crescita e alimentando i dubbi sulla possibilità di una rapida ripresa degli utili.

Secondo i dati di mercato riportati da Reuters, nella mattinata di venerdì l’indice paneuropeo Stoxx 600 cedeva lo 0,13%, dopo la flessione della seduta precedente. A fine giornata, le principali Borse europee hanno chiuso in territorio negativo: Francoforte ha perso lo 0,75%, Londra lo 0,32% e Parigi lo 0,36%.

Volvo Cars, perdita da 3,7 miliardi di corone e altri 2.500 tagli

Il caso più grave è quello di Volvo Cars. Il titolo ha perso il 24% nella seduta di venerdì, toccando un nuovo minimo storico, dopo la pubblicazione di conti trimestrali nettamente peggiori delle attese.

La casa automobilistica svedese ha registrato nel terzo trimestre 2026 una perdita operativa di 3,7 miliardi di corone, pari a circa 373 milioni di dollari, contro un utile operativo di 5,8 miliardi nello stesso periodo del 2025. Le attese degli analisti erano per una perdita molto più contenuta, di circa 724 milioni di corone.

A preoccupare gli investitori è anche il rapido deterioramento della liquidità: il flusso di cassa assorbito nel trimestre ha raggiunto 8,9 miliardi di corone, circa il doppio rispetto a un anno prima. Il margine lordo è sceso dal 20,4% al 14,7%, mentre i ricavi in Cina hanno registrato una contrazione vicina al 50% su base annua.

Per reagire alla crisi, il gruppo ha annunciato 2.500 ulteriori tagli occupazionali, di cui circa 2.000 in Svezia e 500 nel resto del mondo. La riduzione si aggiunge ai 3.000 posti già interessati da precedenti misure di contenimento dei costi. Volvo punta inoltre a risparmiare altri 5 miliardi di corone attraverso interventi sulla spesa indiretta e sui costi variabili.

La crisi riflette una combinazione di fattori: domanda debole di auto elettriche, dazi, elevati costi di sviluppo e crescente pressione competitiva dei produttori cinesi. Questi ultimi possono contare su una filiera industriale locale e su una concorrenza sui prezzi che mette sotto pressione i margini dei costruttori tradizionali.

Volvo, controllata dalla cinese Geely, ha già rinunciato alle precedenti indicazioni annuali sui volumi di vendita e sul flusso di cassa. La società intende privilegiare la redditività rispetto alla conquista di quote di mercato in Cina, evitando di partecipare a una guerra dei prezzi sempre più onerosa. Anche il ritardo nella produzione del nuovo SUV elettrico EX60 complica il piano di rilancio.

Gucci affonda Kering: il lusso non trova la ripresa in Cina

Sul fronte del lusso, la protagonista negativa è Kering, che venerdì ha perso il 16,6% in Borsa dopo i dati trimestrali del marchio di punta Gucci. Il titolo è stato il peggiore dello Stoxx 600.

Le vendite di Gucci sono diminuite del 6% a cambi costanti nel terzo trimestre, scendendo a 1,29 miliardi di euro. I ricavi del gruppo Kering sono calati dell’1% a parità di cambi.

Il problema principale è la riduzione degli ingressi nei negozi, soprattutto in Cina, dove i consumatori più facoltosi mostrano una maggiore prudenza negli acquisti. I ricavi della rete di negozi diretti di Gucci sono diminuiti del 9%, mentre il marchio continua a fare i conti con una flessione delle vendite che dura da oltre tre anni.

La debolezza non riguarda soltanto Gucci. Anche i risultati dei grandi gruppi concorrenti hanno evidenziato difficoltà nel comparto della moda e della pelletteria di fascia alta. La frenata cinese, insieme al rallentamento della domanda negli Stati Uniti e alle tensioni geopolitiche, rende più difficile per le aziende del lusso tornare a una crescita sostenuta.

Per Kering la posta in gioco è particolarmente elevata: Gucci rappresenta una componente essenziale della redditività del gruppo. Il piano di rilancio punta a recuperare attrattività attraverso nuove strategie creative, investimenti nel marketing, miglioramenti nell’esperienza dei clienti e una rete commerciale più efficiente. Il gruppo ha già ridotto la propria rete di vendita di 105 negozi e punta ad arrivare a 125 chiusure entro la fine dell’anno.

Il mercato, tuttavia, chiede risultati concreti. Il taglio dei costi può sostenere i margini, ma non basta se i consumatori non tornano nei negozi e se i marchi perdono capacità di attrazione.

Petrolio caro, tensioni in Francia e timori sull’intelligenza artificiale

Alle difficoltà delle singole società si aggiunge un quadro finanziario internazionale più complicato. Il rialzo del petrolio alimenta le preoccupazioni sui costi energetici e sull’inflazione, mentre le tensioni politiche e sociali in Francia aumentano l’incertezza per gli investitori. In parallelo, il recente ribasso dei titoli tecnologici statunitensi ha riacceso i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Lo Stoxx Europe 600 ha chiuso venerdì a 635,77 punti, in calo dello 0,31%, registrando una perdita settimanale di circa l’1,4%, la più marcata dall’inizio di settembre. Il comparto del lusso è rimasto tra i più deboli dell’anno, mentre i titoli energetici hanno beneficiato del rialzo del greggio.

Il contrasto tra i settori mostra come gli investitori stiano rivalutando le prospettive degli utili aziendali alla luce di uno scenario più incerto: l’energia può beneficiare di prezzi più elevati, ma per l’industria e i consumi questi stessi rincari rappresentano un rischio.

La Cina è il punto debole dell’industria europea?

Le difficoltà di Volvo e Gucci evidenziano un problema comune, pur con caratteristiche diverse. Nell’automotive, la debolezza cinese si combina con la concorrenza dei produttori locali, la pressione sui prezzi e la transizione verso l’elettrico. Nel lusso, invece, pesa soprattutto la minore propensione alla spesa dei consumatori, anche tra le fasce più abbienti.

Per anni la Cina ha rappresentato uno dei principali motori di crescita per le aziende europee, sia come mercato di sbocco sia come componente strategica delle catene produttive. Ora la dipendenza da questa domanda si sta trasformando in un fattore di vulnerabilità.

La questione per gli investitori non è soltanto quando ripartiranno i consumi cinesi, ma anche se le imprese europee riusciranno ad adattarsi a un mercato strutturalmente più competitivo. Per Volvo significa recuperare efficienza e difendere la redditività senza perdere terreno nella mobilità elettrica; per Kering, ricostruire il desiderio dei consumatori per Gucci e dimostrare che il marchio può tornare a crescere.

Il rischio per le Borse europee è che i risultati negativi di queste aziende non siano episodi isolati, ma segnali di una debolezza più ampia della domanda globale. In un contesto di petrolio caro, incertezza geopolitica e valutazioni azionarie sotto pressione, gli investitori potrebbero diventare ancora più selettivi, premiando le società capaci di difendere margini e flussi di cassa anziché quelle che promettono una ripresa ancora tutta da dimostrare.

volvo carspetrolio
DISCLOSURE

UCapital Asset Management LLP o società del gruppo possono avere rapporti commerciali con le aziende citate. Questo contenuto non è consulenza finanziaria.

✦ Chiedi all’AI su questo articolo

Registrati gratis per fare domande all’AI su questo articolo.

Analizza i mercati con gli agenti AI di UCapital

Multipli, bilanci, sentiment e rischi in 60 secondi, con i dati live.

Apri Mercati →

Policy sull’uso dell’AI. UCapital AI supporta la redazione nell’analisi delle notizie, nei riassunti, nelle reazioni di mercato, nelle traduzioni e nella generazione di card e grafici. I contenuti prodotti o assistiti dall’AI sono indicati nella firma (AI Desk, profilo AI con un nome proprio contrassegnato «AI», o firma mista) e sono sottoposti a supervisione editoriale prima della pubblicazione. Le notizie ricevute da feed API di provider terzi sono attribuite alla fonte originale. L’AI può commettere errori: segnalaci eventuali inesattezze scrivendo alla redazione. I dati personali degli utenti non vengono usati per addestrare i modelli.