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Bitcoin sotto i 77.000 dollari dopo il maxi-hack da oltre 6 miliardi a Binance

Il Bitcoin scende fino a 76.300 dollari dopo la notizia dell'attacco informatico a Binance, stimato in circa 6,3 miliardi. Binance dice di aver congelato circa 3 miliardi e promette di coprire le perdite dei clienti.

di Alessandro PlaterotiRedazione UCapital News8 min di lettura
Bitcoin sotto i 77.000 dollari dopo il maxi-hack da oltre 6 miliardi a Binance
PUNTI CHIAVE
  1. 01Bitcoin scende fino a 76.300 dollari (-3,1% intraday), sotto quota 77.000 per la prima volta in oltre un mese
  2. 02Impatto stimato da Binance in circa 6,3 miliardi di dollari; Chainalysis indica circa 5,9 miliardi
  3. 03Circa 3 miliardi di dollari congelati; Binance promette di coprire le perdite dei clienti con il fondo SAFU
  4. 04Liquidate posizioni per circa 1,5 miliardi di dollari secondo CoinGlass

Bitcoin sotto i 77.000 dollari: il maxi-hack di Binance scuote il mercato delle criptovalute

Il Bitcoin torna sotto quota 77.000 dollari per la prima volta in oltre un mese. A innescare una nuova ondata di vendite è la notizia di un attacco informatico di dimensioni record che ha coinvolto Binance, il maggiore exchange di criptovalute al mondo. Il mercato teme nuove vulnerabilità nella sicurezza degli asset digitali e torna a interrogarsi sull’affidabilità delle piattaforme che custodiscono miliardi di dollari in criptovalute. In calo anche BNB e diversi token del settore.

Il mercato delle criptovalute torna sotto pressione e il Bitcoin registra una nuova brusca correzione. La principale valuta digitale è scesa venerdì fino a 76.300 dollari, con una perdita intraday del 3,1%, perforando la soglia dei 77.000 dollari per la prima volta in oltre un mese.

La flessione si inserisce in una fase di progressivo deterioramento del sentiment degli investitori, ma a riaccendere le vendite è soprattutto la notizia di una violazione della sicurezza informatica che ha coinvolto Binance Holdings. L’annuncio di un attacco hacker di dimensioni record ha riportato al centro del dibattito uno dei problemi strutturali dell’industria delle criptovalute: la protezione dei patrimoni digitali affidati agli exchange.

La reazione dei mercati è stata immediata. Non è stato soltanto il Bitcoin a perdere terreno. Anche numerose altre criptovalute hanno registrato ribassi, comprese alcune direttamente interessate dalle conseguenze della violazione. Il token BNB, legato all’ecosistema Binance, ha perso circa il 5% nelle 24 ore, scendendo intorno ai 700 dollari.

La dinamica segnala come un problema di sicurezza che interessa una singola piattaforma possa rapidamente trasformarsi in un fattore di rischio per l’intero comparto, attraverso un effetto contagio sulla fiducia degli investitori.

Un furto da oltre 6 miliardi: il più grande attacco nella storia delle criptovalute

Al centro della vicenda c’è una violazione della sicurezza di proporzioni eccezionali. Secondo le prime ricostruzioni, l’attacco avrebbe interessato i portafogli digitali di Binance, con un impatto economico stimato dalla stessa società in circa 6,3 miliardi di dollari. La società di analisi blockchain Chainalysis ha quantificato invece il valore degli asset sottratti in circa 5,9 miliardi di dollari al momento del furto.

Se confermate, queste cifre renderebbero l’episodio il più grande furto di criptovalute mai registrato, superando ampiamente quello subito dall’exchange Bybit nel febbraio 2025, quando furono sottratti circa 1,5 miliardi di dollari.

Le prime verifiche condotte da Binance indicano che gli hacker potrebbero aver compromesso il computer portatile di un ingegnere del reparto DevOps, riuscendo così a penetrare nell’infrastruttura informatica e ad autorizzare transazioni di prelievo non consentite.

L’attacco avrebbe interessato soprattutto gli hot wallet, cioè i portafogli digitali collegati a Internet utilizzati dagli exchange per gestire rapidamente depositi e prelievi. Si tratta di strumenti indispensabili per garantire la liquidità operativa delle piattaforme, ma strutturalmente più esposti ai rischi informatici rispetto ai cold wallet, che conservano le chiavi private offline.

Secondo le informazioni diffuse dalla società, non sarebbero emerse prove della compromissione delle chiavi private dei portafogli. Binance ha dichiarato di essere riuscita a congelare circa 3 miliardi di dollari di asset coinvolti nell’attacco, grazie alla collaborazione con società di analisi blockchain, reti decentralizzate ed emittenti di stablecoin come Tether e Circle.

Le società di intelligence blockchain hanno inoltre indicato possibili collegamenti con il gruppo di hacker nordcoreano TraderTraitor, già associato ad altri grandi furti di criptovalute. Si tratta tuttavia di un’attribuzione investigativa ancora da consolidare.

Binance promette di rimborsare tutti i clienti

Per contenere le conseguenze dell’incidente e soprattutto evitare una fuga di capitali, Binance ha annunciato che coprirà integralmente le eventuali perdite dei clienti attraverso il proprio fondo di emergenza SAFU (Secure Asset Fund for Users) e le risorse finanziarie aziendali.

La piattaforma ha inoltre sospeso temporaneamente depositi e prelievi per consentire le verifiche di sicurezza, revocando le autorizzazioni associate agli accessi compromessi e avviando la collaborazione con le autorità investigative.

L’impegno a proteggere i patrimoni dei clienti rappresenta un passaggio fondamentale per evitare che il problema informatico si trasformi in una crisi di liquidità e fiducia.

Ma le rassicurazioni non cancellano le domande sulla sicurezza dei sistemi di custodia. Binance gestisce un’enorme quantità di attività digitali e rappresenta uno snodo centrale dell’ecosistema mondiale delle criptovalute. Un attacco di queste dimensioni dimostra quanto anche le infrastrutture più grandi possano essere vulnerabili.

La questione riguarda anche la trasparenza delle riserve: gli investitori vogliono sapere non soltanto se i loro fondi siano effettivamente disponibili, ma anche quali procedure di controllo impediscano a un singolo accesso compromesso di autorizzare operazioni di tale portata.

Effetto domino: liquidati 1,5 miliardi di dollari di posizioni

La reazione negativa delle criptovalute è stata amplificata dal funzionamento dei mercati dei derivati. La discesa dei prezzi ha infatti innescato una catena di liquidazioni automatiche delle posizioni a leva, aumentando ulteriormente la pressione sulle quotazioni.

Secondo i dati di CoinGlass, nelle 24 ore successive all’attacco sono state liquidate posizioni per circa 1,5 miliardi di dollari, coinvolgendo oltre 240.000 operatori. La parte più consistente ha riguardato le posizioni rialziste, le cosiddette long, per circa 1,3 miliardi.

È un meccanismo che tende ad accentuare la volatilità: quando il prezzo di una criptovaluta scende sotto determinate soglie, le piattaforme chiudono automaticamente le posizioni degli investitori che operano a leva, generando ulteriori vendite e accelerando la discesa.

Oltre al Bitcoin, anche Ethereum, Solana e XRP hanno subito perdite significative. Particolarmente pesante la reazione del BNB, il token dell’ecosistema Binance, sceso in alcune rilevazioni sotto i 700 dollari, con perdite superiori all’8%.

La pressione si è estesa anche alla finanza decentralizzata. Alcuni protocolli hanno adottato misure precauzionali, sospendendo temporaneamente determinate operazioni per verificare l’eventuale esposizione agli asset coinvolti nel furto.

Non soltanto Binance: pesa anche il clima negativo sui mercati finanziari

Sarebbe tuttavia riduttivo attribuire tutta la debolezza del Bitcoin esclusivamente all’attacco informatico.

La correzione arriva in una fase nella quale gli investitori stanno riducendo l’esposizione agli asset più rischiosi, anche per effetto delle tensioni sui mercati azionari tecnologici e delle incertezze legate agli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale.

Le difficoltà di alcune grandi società tecnologiche nel convincere il mercato sulla redditività futura della spesa in infrastrutture AI hanno contribuito a peggiorare il sentiment, mentre le aspettative di tassi d’interesse più elevati negli Stati Uniti continuano a rappresentare un fattore di pressione sulle attività finanziarie più speculative.

A questo si aggiunge la scadenza di contratti di opzione sul Bitcoin per circa 11 miliardi di dollari sulla piattaforma Deribit, un appuntamento che può amplificare le oscillazioni dei prezzi e aumentare la volatilità nel breve periodo.

Non mancano, tuttavia, segnali di interesse da parte degli investitori istituzionali. Gli ETF spot sul Bitcoin quotati negli Stati Uniti avevano registrato afflussi netti per circa 424 milioni di dollari tra lunedì e mercoledì, recuperando almeno in parte i deflussi della settimana precedente. Un’indicazione che la domanda istituzionale non è necessariamente venuta meno, nonostante la debolezza delle quotazioni.

La vera sfida è recuperare la fiducia degli investitori

L’episodio riporta alla luce una contraddizione che accompagna l’evoluzione del mercato delle criptovalute. Da una parte, il settore ha compiuto passi importanti verso l’integrazione con la finanza tradizionale, attraverso ETF, prodotti regolamentati e una crescente partecipazione degli investitori istituzionali. Dall’altra, continua a essere esposto a rischi operativi e informatici che possono compromettere rapidamente la fiducia nel sistema.

La sicurezza degli exchange è diventata quindi una questione sistemica. Il problema non riguarda soltanto la possibilità che vengano sottratti Bitcoin o altre criptovalute, ma anche la concentrazione di enormi patrimoni presso pochi operatori privati e l’assenza, in molte giurisdizioni, di garanzie equivalenti a quelle previste per i depositi bancari tradizionali.

Per il Bitcoin, la perdita della soglia dei 77.000 dollari rappresenta un segnale tecnico e psicologico negativo. Il mercato dovrà verificare se la correzione resterà circoscritta all’emergenza Binance oppure se si trasformerà in una fase ribassista più ampia.

La tenuta delle quotazioni dipenderà soprattutto da tre fattori: la capacità di Binance di dimostrare che i patrimoni dei clienti sono effettivamente protetti, il recupero degli asset sottratti e il ritorno di flussi di investimento positivi.

Il paradosso è che proprio mentre le criptovalute cercano di conquistare una legittimazione sempre maggiore presso la finanza istituzionale, un attacco informatico da oltre 6 miliardi di dollari riporta il settore al suo problema originario: la fiducia. Senza sicurezza, trasparenza e garanzie sulla custodia degli asset, la strada verso una piena integrazione con il sistema finanziario tradizionale rischia di diventare molto più lunga.

Fonti: Reuters, Bloomberg, Binance, Chainalysis, CoinGlass e The Block. Le stime sul valore dell’attacco sono ancora preliminari e non coincidono necessariamente con le perdite definitive: circa 3 miliardi di dollari risultano congelati e Binance ha promesso di coprire gli eventuali danni ai clienti.

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