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Big Tech sotto pressione: bruciati 2.300 miliardi di dollari, mentre i semiconduttori continuano a correre

BZ
di Benedetta ZimoneRedazione UCapital News2 min
Big Tech sotto pressione: bruciati 2.300 miliardi di dollari, mentre i semiconduttori continuano a correre


Il mese di giugno si è rivelato particolarmente difficile per le grandi società tecnologiche statunitensi. Le cosiddette "Magnifiche 7" – Microsoft, Nvidia, Alphabet, Apple, Meta, Tesla e Amazon – hanno perso complessivamente circa 2.300 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, con l'indice dedicato in calo del 10% nel corso del mese.

Alla base della flessione c'è soprattutto la crescente cautela degli investitori nei confronti degli ingenti investimenti destinati all'intelligenza artificiale. Le principali aziende del settore stanno infatti spendendo centinaia di miliardi di dollari per acquistare chip avanzati e costruire nuovi data center, infrastrutture indispensabili per sostenere lo sviluppo dei servizi basati sull'AI. In molti casi, questi programmi vengono finanziati anche attraverso un maggiore ricorso al debito.


Il mercato, tuttavia, attende ora una dimostrazione concreta che tali investimenti possano tradursi in ricavi e profitti. L'attenzione è quindi rivolta alla stagione delle trimestrali del secondo trimestre, che prenderà il via il prossimo mese e rappresenterà un banco di prova decisivo per valutare la sostenibilità della strategia adottata dai colossi tecnologici.

Secondo Dan Ives, managing director di Wedbush Securities, gli investitori stanno attraversando una fase di verifica della narrativa sull'intelligenza artificiale. Nelle prossime settimane, i risultati societari saranno determinanti per confermare che l'enorme piano di investimenti rappresenti realmente una rivoluzione tecnologica destinata a generare valore nel lungo periodo.


Tra i titoli più penalizzati figurano Microsoft, che ha registrato una perdita del 20% nel mese, e Nvidia, in calo di circa il 13%. Anche Apple e Amazon hanno ceduto circa l'8%. Oltre alle preoccupazioni per gli elevati costi delle infrastrutture AI, pesa anche il cambiamento del modello di business delle Big Tech, sempre meno orientate a generare flussi di cassa con asset limitati e sempre più impegnate in investimenti infrastrutturali di enorme portata.

Tom Lee, responsabile della ricerca di Fundstrat Global Advisors, ritiene tuttavia che questa trasformazione possa diventare un punto di forza. Secondo l'analista, il mercato finirà per considerare gli enormi investimenti nei data center e nell'intelligenza artificiale come un vero e proprio vantaggio competitivo, capace di sostituire numerose attività umane e creare nuove fonti di redditività nel medio-lungo termine.


Mentre le Big Tech attraversano una fase di consolidamento, il comparto dei semiconduttori continua invece a mostrare una notevole solidità. L'indice Philadelphia Semiconductor, che comprende aziende come Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, Micron Technology e ASML, è salito di circa il 6% nel mese e registra un progresso superiore al 90% dall'inizio dell'anno.


La domanda di chip avanzati alimentata dagli investimenti delle Big Tech continua infatti a sostenere l'intera filiera produttiva. In particolare, il segmento delle memorie vive una fase di forte espansione a causa della scarsità di offerta, che ha provocato un deciso aumento dei prezzi.


A beneficiarne sono soprattutto i produttori di memorie, con il Roundhill Memory ETF – che replica società come SK Hynix e Samsung Electronics – in rialzo del 166% dall'inizio dell'anno.

Il quadro evidenzia quindi un mercato tecnologico sempre più diviso: da un lato i giganti del software e dei servizi digitali, chiamati a dimostrare che i colossali investimenti nell'intelligenza artificiale produrranno ritorni economici adeguati; dall'altro le aziende della filiera dei semiconduttori, che continuano a beneficiare direttamente della crescente domanda di hardware necessario per sostenere la rivoluzione dell'AI.

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