Banche europee, Morningstar DBRS: rischio di credito sotto test con i tassi
Secondo Morningstar DBRS, su 53 banche europee il costo del rischio resta sotto i livelli pre-stretta monetaria, ma cresce il numero di istituti che segnalano costi del credito più alti.

- 01Morningstar DBRS ha esaminato 53 istituti bancari europei.
- 02Il costo medio del rischio di credito resta inferiore ai livelli precedenti alla stretta monetaria.
- 03Sempre più banche segnalano maggiori costi del credito dall'esercizio 2024.
- 04I prossimi 12-18 mesi saranno decisivi per capire se la resilienza è strutturale.
Banche europee, il rischio di credito torna a salire
Banche europee, il rischio di credito torna a salire: i tassi mettono alla prova la tenuta dei bilanci
Secondo Morningstar DBRS, la qualità degli attivi degli istituti europei resta solida nonostante la stretta monetaria avviata dal 2022. Ma aumentano le banche che registrano maggiori costi del credito. I prossimi 12-18 mesi saranno decisivi per capire se la resilienza è strutturale o se il deterioramento è soltanto rinviato.
Le banche europee hanno resistito meglio del previsto alla forte crescita dei tassi d’interesse iniziata nel 2022. Nonostante l’aumento del costo dei finanziamenti, la qualità del credito è rimasta complessivamente solida, smentendo finora le previsioni di un deterioramento generalizzato dei bilanci bancari. Ma questo equilibrio potrebbe essere messo nuovamente alla prova dalla ripresa delle pressioni al rialzo sui tassi.
È quanto emerge da un’analisi di Morningstar DBRS, che ha esaminato 53 istituti bancari europei. I risultati mostrano che il costo medio del rischio di credito rimane inferiore ai livelli precedenti alla stretta monetaria, mentre la quota di crediti deteriorati si mantiene vicina ai minimi del ciclo economico.
Il quadro, tuttavia, presenta segnali di cambiamento. Un numero crescente di banche sta infatti segnalando un aumento dei costi del credito a partire dall’esercizio finanziario 2024. Una tendenza che suggerisce come gli effetti della politica monetaria restrittiva possano manifestarsi con ritardo, anche dopo un periodo prolungato di apparente stabilità.
Il costo del rischio resta contenuto, ma aumentano i segnali di deterioramento
Il costo del rischio, noto come Cost of Risk (CoR), misura le perdite su crediti sostenute dalle banche, generalmente attraverso gli accantonamenti e le rettifiche sui finanziamenti concessi alla clientela. È uno degli indicatori fondamentali per valutare la qualità degli attivi e la capacità degli istituti di affrontare eventuali difficoltà di famiglie e imprese.
Finora, il sistema bancario europeo ha beneficiato di diversi fattori di protezione: il risanamento dei bilanci negli anni precedenti, criteri più rigorosi nella concessione dei prestiti, una vigilanza regolamentare stringente, mercati del lavoro relativamente resilienti e maggiori risparmi accumulati dalle famiglie dopo la pandemia.
Questi elementi hanno contribuito a contenere le insolvenze anche in una fase caratterizzata da un significativo aumento del costo del denaro.
Tuttavia, il progressivo incremento delle banche che registrano maggiori costi del credito indica che la situazione potrebbe evolvere. La tendenza, inoltre, non è uniforme in tutte le aree geografiche europee: emergono differenze regionali che potrebbero riflettere la diversa esposizione degli istituti alle condizioni economiche e finanziarie dei rispettivi mercati.
La nuova stretta monetaria riapre il rischio
A rendere più delicato lo scenario è la prospettiva di una nuova fase restrittiva della politica monetaria. Secondo il rapporto, la ripresa dei rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea e le indicazioni provenienti da altre banche centrali riportano al centro dell’attenzione il rischio di un ulteriore aumento del costo del credito, soprattutto se l’inflazione dovesse rimanere persistente.
Tassi più elevati possono incidere sulla capacità di rimborso di famiglie e imprese, aumentare il peso degli interessi sui debiti e rendere più difficile il rifinanziamento dei prestiti. Gli effetti possono riflettersi gradualmente sui bilanci bancari, attraverso maggiori ritardi nei pagamenti, nuove insolvenze e un incremento degli accantonamenti per le perdite attese.
La trasmissione della stretta monetaria, infatti, non è immediata. La durata dei finanziamenti, le scadenze contrattuali e i tempi di revisione dei tassi possono ritardare l’impatto sulle condizioni finanziarie dei debitori.
Per questo motivo, gli attuali livelli contenuti del costo del rischio non sono necessariamente sufficienti a escludere un peggioramento nei prossimi trimestri.
I prossimi 12-18 mesi saranno decisivi
La questione centrale è capire se le banche europee abbiano effettivamente ridotto in modo strutturale il costo del rischio lungo l’intero ciclo economico oppure se la fase di stabilità sia soltanto il risultato di un deterioramento ancora incompleto.
«Le banche europee hanno dimostrato una resilienza eccezionale in un contesto di tassi d’interesse più elevati», afferma Maria Rivas, Senior Vice President e responsabile del settore europeo dei rating delle istituzioni finanziarie di Morningstar DBRS.
Secondo Rivas, questa capacità di tenuta è stata sostenuta dal risanamento dei bilanci, da standard più rigorosi nella concessione dei finanziamenti, da una vigilanza efficace, dalla solidità dei mercati del lavoro e dai maggiori risparmi accumulati dopo la pandemia.
La responsabile sottolinea però che l’aumento del numero di banche che segnalano maggiori costi del credito e le differenze emergenti tra le diverse regioni europee indicano che gli effetti della stretta monetaria potrebbero essere ancora in fase di manifestazione.
I prossimi 12-18 mesi saranno quindi determinanti per verificare se il settore abbia raggiunto un livello strutturalmente più basso di perdite su crediti oppure se il tradizionale ciclo di deterioramento della qualità degli attivi sia stato semplicemente rinviato.
La prova della qualità degli attivi
Il messaggio del rapporto è duplice. Da un lato, il sistema bancario europeo appare oggi più preparato ad affrontare condizioni finanziarie restrittive rispetto al passato. Dall’altro, la tenuta osservata finora non elimina i rischi connessi a una nuova fase di rialzo dei tassi e a un quadro economico ancora esposto a possibili sorprese negative.
Per gli investitori e per chi valuta la solidità degli istituti di credito, sarà dunque fondamentale seguire l’evoluzione del costo del rischio, dei crediti deteriorati e degli accantonamenti nei prossimi trimestri.
La sfida non sarà soltanto verificare se le banche riusciranno a mantenere bassi i livelli di insolvenza, ma capire se la resilienza dimostrata dopo il 2022 rappresenti un miglioramento duraturo dei modelli di gestione del credito o una fase favorevole destinata a esaurirsi con il pieno dispiegarsi degli effetti della politica monetaria.
Fonte: Morningstar DBRS, “European Banks’ Low Cost of Risk Face a Test From Renewed Upward Rate Pressure”, 20 ottobre 2026.
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