MPS, il muro contro muro non serve. Intesa vince la partita della strategia
L’assemblea del Monte dei Paschi ridimensiona il progetto di Lovaglio e rafforza la posizione di Intesa Sanpaolo. Ma questa contrapposizione poteva essere evitata o, quantomeno, contenuta. Per Siena, il rischio è che una battaglia finanziaria si trasformi in un’occasione mancata di rilancio.

- 01L'assemblea Mps del 29 ottobre ha bocciato la fusione di Mediobanca in Mps
- 02Il voto ridimensiona il progetto di Luigi Lovaglio e rafforza la posizione di Intesa Sanpaolo
- 03Restano gli adempimenti e le condizioni per il perfezionamento dell'operazione di Intesa
- 04Per l'autore la contrapposizione poteva essere evitata o contenuta
Marcello Presicci (Senior Advisor Green Arrow Capital e Fondazione ENPAIA) — L’assemblea di Monte dei Paschi di Siena del 29 ottobre consegna al sistema bancario italiano un’indicazione che va oltre il risultato delle singole votazioni: quando una strategia industriale incontra un dissenso rilevante tra gli azionisti, insistere nello scontro frontale rischia di indebolire proprio quella capacità di iniziativa che si vorrebbe difendere. La bocciatura della fusione di Mediobanca in MPS rappresenta il passaggio più evidente di una giornata che ridimensiona il progetto di Luigi Lovaglio. Ma sarebbe riduttivo leggere quanto accaduto a Siena come una semplice sconfitta personale dell’amministratore delegato. La questione riguarda il modello di consolidamento del credito italiano, l’allocazione del capitale e, soprattutto, il rapporto tra ambizione industriale e consenso degli investitori.
Il ruolo di Lovaglio e la rigidità dello scontro
Lovaglio ha certamente il merito di aver contribuito al rilancio del Monte (anche grazie al supporto pubblico), restituendo centralità a una banca che per anni ha rappresentato una delle maggiori fragilità del sistema finanziario nazionale. Il percorso compiuto da MPS non va sottovalutato e sarebbe sbagliato disperdere il valore creato. Proprio per questo, tuttavia, sarebbe stato necessario affrontare la fase più delicata con una maggiore capacità di mediazione, evitando che le divergenze strategiche si trasformassero in uno scontro sempre più rigido. Questa battaglia poteva essere smorzata. Non necessariamente eliminata, perché le differenze tra i progetti industriali erano reali e gli interessi in gioco considerevoli. Ma esisteva uno spazio per un confronto più pragmatico, nel quale valutare fino in fondo le condizioni di un accordo, chiarire i rispettivi obiettivi e cercare una soluzione capace di ridurre l’incertezza.
La contrapposizione, invece, si è progressivamente irrigidita, assumendo anche i contorni di una disputa sulla legittimità delle diverse visioni del futuro della banca. Un terreno sul quale è difficile costruire consenso e ancora più difficile garantire quella stabilità di cui un istituto come MPS ha bisogno. La tematica rilevante non è negare il diritto del management di difendere la propria strategia, né mettere in discussione il ruolo degli azionisti nell'esprimere il proprio giudizio. È proprio il corretto funzionamento del governo societario a richiedere che le divergenze vengano affrontate con trasparenza e determinazione. Ma la fermezza non deve diventare intransigenza, così come la difesa dell'autonomia non può trasformarsi in una contrapposizione permanente.
La posizione di Intesa Sanpaolo
Una banca si misura sulla capacità di creare valore, non sulla forza con cui resiste a una posizione alternativa. E quando il confronto assume dimensioni tali da rischiare di compromettere la serenità delle decisioni strategiche, diventa necessario interrogarsi non soltanto sulle ragioni del dissenso, ma anche sulle modalità con cui è stato gestito. La banca guidata da Carlo Messina esce dall'assemblea rafforzata nella propria posizione strategica. La bocciatura delle operazioni alternative proposte da MPS modifica gli equilibri e rende più difficile sostenere un percorso industriale fondato su un disegno di aggregazione concorrente.
La vittoria di Intesa è dunque, prima di tutto, una vittoria strategica: la sua linea ha trovato un riscontro decisivo nel voto degli azionisti. Non significa che l'intera operazione possa considerarsi conclusa, perché restano gli adempimenti previsti e le condizioni necessarie al suo perfezionamento. Ma il risultato di Siena rappresenta un passaggio significativo e rafforza la prospettiva delineata da Messina. Resta, naturalmente, il tema della creazione di valore. La forza finanziaria e la capacità esecutiva di Intesa costituiscono premesse importanti, ma dovranno tradursi in un'integrazione efficace, nella valorizzazione degli asset e nella gestione delle ricadute organizzative e occupazionali. La solidità del progetto andrà misurata sui risultati, non soltanto sull'esito della contesa assembleare.
Siena e il futuro del Monte
Ma c'è un altro aspetto che merita di essere considerato con particolare attenzione: Siena non aveva bisogno di una guerra di posizione. MPS non è soltanto una società quotata, un insieme di partecipazioni o un dossier di finanza straordinaria. È un'istituzione che ha attraversato una crisi profonda, ha richiesto un intervento pubblico rilevante ed è tornata progressivamente a occupare una posizione centrale nel dibattito sul sistema bancario italiano. Attorno al Monte si concentrano una storia, un'identità e interessi economici e sociali che vanno ben oltre il perimetro degli azionisti. Per questo una contrapposizione prolungata, soprattutto quando assume toni personali o diventa una prova di forza, rischia di produrre conseguenze che vanno oltre il risultato finanziario immediato. Alimenta l'incertezza, rende più difficile programmare il futuro e può trasmettere all'esterno l'immagine di una città e di una banca impegnate soprattutto a difendere posizioni contrapposte, anziché a costruire una nuova prospettiva di sviluppo. Non è questo ciò di cui Siena ha bisogno.
La discussione sul futuro del Monte avrebbe quindi meritato uno sforzo maggiore per contenere lo scontro, mantenere aperti i canali di dialogo e individuare le condizioni di una soluzione condivisa, laddove possibile. L'assemblea di Siena indica una direzione, ma non autorizza trionfalismi. Intesa ha ottenuto un risultato strategico importante; il progetto alternativo di Lovaglio ha subito una battuta d'arresto significativa. Adesso la priorità deve essere quella di riportare la discussione sul terreno industriale, superando le contrapposizioni e concentrandosi sulle condizioni necessarie a garantire un futuro solido alla banca. Il mercato ha bisogno di strategie, non di guerre di posizione. Siena ha bisogno di certezze, non di una contrapposizione permanente. E il futuro di MPS merita di essere deciso sulla base dei risultati industriali, della sostenibilità finanziaria e dell'interesse degli azionisti, senza perdere di vista le responsabilità verso il territorio. Queste le promesse di Intesa Sanpaolo.
UCapital24 S.p.A. o società del gruppo possono avere rapporti commerciali con le aziende citate. Questo contenuto non è consulenza finanziaria.
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