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Asia chiude mista. Tokyo in calo, Hong Kong positiva

La situazione geopolitica, la questione del petrolio e quella tecnologia condizionano i mercati asiatici nella seduta del 19 maggio 2026.

di Andrea PelucchiRedazione UCapital News2 min
Asia chiude mista. Tokyo in calo, Hong Kong positiva

Le principali borse asiatiche hanno archiviato la seduta del 19 maggio 2026 con andamenti contrastati, in un contesto dominato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dalla volatilità del petrolio e dalle prese di profitto sui titoli tecnologici. Gli investitori hanno monitorato soprattutto gli sviluppi del confronto tra Stati Uniti e Iran, mentre i mercati hanno reagito ai movimenti di Wall Street e alle attese sulle prossime decisioni della Federal Reserve americana.


Tokyo in rosso, Hong Kong resiste: i principali indici asiatici

La Borsa di Tokyo ha chiuso in territorio negativo, appesantita dai realizzi sul comparto tecnologico e dai timori per il rallentamento globale. In calo anche Seoul e Shanghai, mentre Hong Kong ha mostrato maggiore resilienza grazie agli acquisti sui titoli finanziari e internet. Chiusura dei principali indici asiatici:


  1. Nikkei 225: 60.433,79 punti (-0,6%)
  2. Hang Seng: 25.811,28 punti (+0,5%)
  3. Shanghai Composite: 4.121,11 punti (-0,3%)
  4. Kospi: 7.249,73 punti (-3,5%)


I dati evidenziano una seduta particolarmente difficile per la Corea del Sud, dove il Kospi ha subito forti vendite sui colossi dei semiconduttori come Samsung Electronics e SK Hynix, in scia alla debolezza del Nasdaq americano.


Petrolio, Iran e Fed: i fattori che hanno mosso i mercati

A influenzare i listini asiatici sono state soprattutto le tensioni geopolitiche legate al conflitto tra Iran e Stati Uniti e i timori per eventuali ripercussioni sulle forniture energetiche nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di petrolio. La volatilità del greggio ha aumentato l’avversione al rischio tra gli investitori. Sul fronte macroeconomico, il mercato ha inoltre valutato:


  1. il rallentamento della manifattura cinese;
  2. le attese per le prossime mosse della Federal Reserve;
  3. la debolezza dei titoli legati all’intelligenza artificiale;
  4. i timori su valutazioni considerate troppo elevate nel settore tech.


In Giappone, i dati sul PIL del primo trimestre hanno mostrato una crescita superiore alle attese grazie alla tenuta dei consumi interni, ma non sono bastati a sostenere il Nikkei. In Cina, persistono invece dubbi sulla forza della ripresa economica, nonostante alcuni segnali positivi arrivati dagli indicatori industriali.


Andrea Pelucchi

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