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ArcelorMittal, perdita di 391 milioni nel terzo trimestre per Kryvyi Rih

Ricavi a 16,466 miliardi di dollari ma conti in rosso per le svalutazioni sull'Ucraina. L'EBITDA sale del 34% a 2,023 miliardi.

di Alessandro PlaterotiRedazione UCapital News9 min di lettura
ArcelorMittal, perdita di 391 milioni nel terzo trimestre per Kryvyi Rih
PUNTI CHIAVE
  1. 01Ricavi del terzo trimestre a 16,466 miliardi di dollari, circa +5,2%
  2. 02Perdita netta di 391 milioni contro un utile di 377 milioni un anno prima
  3. 03EBITDA a 2,023 miliardi (+34%); utile rettificato a 868 milioni
  4. 04Debito netto a 10,3 miliardi; Italia tra CLN e ex Ilva

ArcelorMittal, ricavi in crescita ma il terzo trimestre torna in perdita. L’Italia resta un nodo strategico tra rilancio industriale e nuove acquisizioni

ArcelorMittal chiude il terzo trimestre del 2026 con ricavi in aumento, ma torna in territorio negativo sul fronte della redditività. I risultati del gruppo siderurgico franco-lussemburghese evidenziano le difficoltà di un settore ancora alle prese con costi energetici elevati, domanda industriale discontinua, pressione delle importazioni e sovraccapacità produttiva globale.

Nel periodo luglio-settembre, il gruppo ha registrato vendite per 16,466 miliardi di dollari, contro i 15,657 miliardi dello stesso periodo del 2025, con un incremento di circa il 5,2%. Il dato sui ricavi, tuttavia, non si è tradotto in un miglioramento degli utili: ArcelorMittal ha riportato una perdita netta di 391 milioni di dollari, rispetto a un utile di 377 milioni un anno prima. Il risultato per azione è passato da un utile di 0,50 dollari a una perdita di 0,52 dollari.

Il bilancio dei primi nove mesi presenta un quadro meno negativo, ma conferma un significativo deterioramento della redditività. I ricavi sono saliti a 48,684 miliardi di dollari dai 46,381 miliardi del 2025, mentre l’utile netto è precipitato a 867 milioni dai 2,975 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente: una contrazione di oltre il 70%.

La fotografia è quella di un gruppo che riesce a mantenere e aumentare il giro d’affari, ma incontra maggiori difficoltà nel trasformare i volumi di vendita in profitti. Un elemento particolarmente rilevante per le prospettive industriali europee, dove la competitività della siderurgia dipende sempre più dalla disponibilità di energia a prezzi sostenibili, dalla protezione rispetto alle importazioni e dalla capacità di investire in tecnologie meno inquinanti.

La perdita è legata soprattutto alla crisi ucraina, ma l’attività operativa tiene

La lettura dei conti richiede una distinzione importante tra risultato netto e andamento industriale. La perdita trimestrale non fotografa infatti un crollo della gestione caratteristica.

L’EBITDA, il margine operativo lordo, è salito a 2,023 miliardi di dollari, contro 1,508 miliardi del terzo trimestre 2025, con un incremento del 34%. L’EBITDA per tonnellata è passato da 111 a 155 dollari, segnalando un miglioramento significativo della redditività industriale.

A pesare sul risultato netto sono stati soprattutto gli oneri straordinari legati alla sospensione delle attività dello stabilimento ucraino di Kryvyi Rih, colpito dalle ripetute conseguenze della guerra. Il gruppo ha contabilizzato 852 milioni di dollari di svalutazioni e altri 293 milioni di oneri eccezionali, oltre a una riduzione di 170 milioni delle attività fiscali differite.

Escludendo queste componenti, l’utile netto rettificato del trimestre è stato pari a 868 milioni di dollari, contro 474 milioni nel terzo trimestre del 2025. È un dato che cambia sensibilmente l’interpretazione del bilancio: la redditività sottostante è migliorata, mentre il risultato contabile è stato condizionato da eventi straordinari.

Restano tuttavia alcune criticità. Nei primi nove mesi la produzione di acciaio grezzo è scesa a 41,3 milioni di tonnellate, contro 42,8 milioni nello stesso periodo del 2025, mentre le spedizioni sono diminuite da 41 a 39,2 milioni di tonnellate. Il gruppo ha inoltre visto salire il debito finanziario netto a 10,3 miliardi di dollari a fine settembre, dai 9,5 miliardi di giugno.

Il management mantiene comunque una prospettiva positiva. ArcelorMittal prevede che il miglioramento del mercato europeo e il recupero delle spedizioni sostengano i risultati del quarto trimestre. La società ha anche confermato investimenti complessivi per il 2026 compresi tra 4,5 e 5 miliardi di dollari.

L’Italia, dalla vicenda Ilva alla strategia sui prodotti a maggiore valore aggiunto

Per capire il posizionamento di ArcelorMittal in Italia bisogna partire da una distinzione: il gruppo non controlla più l’ex Ilva e la sua presenza industriale e commerciale italiana è oggi concentrata soprattutto nella lavorazione, nella distribuzione e nella commercializzazione dell’acciaio.

La vicenda dell’ex Ilva di Taranto rappresenta il capitolo più importante dei rapporti tra il gruppo e la siderurgia italiana. ArcelorMittal era entrata nel progetto di rilancio dell’impianto attraverso AM InvestCo, diventando nel 2018 il principale azionista e gestore dell’allora Ilva. Il rapporto con lo Stato italiano si è progressivamente deteriorato, fino all’uscita del gruppo dalla gestione e al passaggio della società sotto il controllo pubblico attraverso il percorso che ha portato ad Acciaierie d’Italia.

L’esperienza di Taranto ha lasciato un’eredità significativa: dimostra quanto sia complesso investire nella siderurgia italiana, dove alle condizioni di mercato si sommano problemi ambientali, costi energetici, incertezza regolatoria e necessità di ingenti risorse per la modernizzazione degli impianti.

Oggi ArcelorMittal è comunque presente nel Paese attraverso diverse attività.

Un ruolo importante è svolto da ArcelorMittal CLN Distribuzione Italia, joint venture nata dalla collaborazione con il gruppo italiano CLN, specializzata nella lavorazione e distribuzione di prodotti piani in acciaio al carbonio. La società serve in particolare i comparti automotive, elettrodomestici, costruzioni e industria generale.

La rete comprende diversi centri di servizio e lavorazione, con sedi e stabilimenti in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Basilicata. Tra i siti figurano Caselette, Alpignano, Monza, Marcon, Fontanellato e Atella. A questa presenza si aggiungono le attività commerciali e distributive del gruppo, oltre alla presenza di Industeel Italia a Milano e delle strutture commerciali dedicate ai prodotti siderurgici lunghi.

Si tratta di un modello diverso da quello dell’acciaieria integrata di Taranto: meno esposto alla gestione diretta degli altiforni e più orientato alla trasformazione dei prodotti, alla vicinanza ai clienti industriali e alla fornitura di materiali con caratteristiche specifiche.

La partita delle acquisizioni: il caso CLN e il rapporto con Acciaierie d’Italia

Proprio sul mercato italiano si è sviluppata una delle operazioni più interessanti per comprendere la strategia del gruppo. ArcelorMittal aveva infatti avviato nel 2026 un percorso per acquisire il controllo esclusivo di ArcelorMittal CLN Distribuzione Italia, rilevando la quota detenuta dal partner italiano Coils Lamiere Nastri.

L’operazione era stata notificata alla Commissione europea nell’aprile 2026 e aveva ottenuto il via libera antitrust il 29 aprile. Tuttavia, il progetto ha incontrato un ostacolo nell’esercizio dei poteri speciali del governo italiano, il cosiddetto Golden Power, che ha imposto condizioni all’operazione.

ArcelorMittal ha quindi abbandonato il progetto di acquisizione. La vicenda ha avuto un’evoluzione significativa: il 13 agosto 2026 ArcelorMittal CLN ha accettato un’offerta vincolante presentata da Acciaieria Arvedi, il gruppo siderurgico cremonese guidato da Giovanni Arvedi, per l’acquisizione dell’intero capitale della società. L’operazione è stata successivamente notificata alla Commissione europea.

Per Arvedi si tratta di un’opportunità strategica: integrare la produzione siderurgica con una rete di centri di servizio e distribuzione che raggiunge direttamente i clienti industriali, in particolare quelli dell’automotive e degli elettrodomestici.

Per ArcelorMittal, invece, l’uscita da questa operazione segnerebbe un ridimensionamento della presenza diretta nella distribuzione italiana, pur senza implicare necessariamente un disimpegno dal mercato nazionale.

Il dossier ex Ilva: un ritorno di ArcelorMittal è possibile?

Rimane poi aperta la questione più delicata: quella dell’ex Ilva.

Al momento non ci sono elementi pubblici sufficienti per indicare ArcelorMittal come potenziale acquirente degli impianti di Acciaierie d’Italia. Un suo eventuale ritorno nella partita di Taranto appare inoltre complicato dai rapporti ormai deteriorati con le istituzioni italiane e dal contenzioso giudiziario con la società.

Nel gennaio 2026 ArcelorMittal ha comunicato di essere stata citata in giudizio dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia. La richiesta risarcitoria, secondo quanto riportato nei documenti societari, arriva a 7 miliardi di euro, con una valutazione alternativa di 3,65 miliardi. La controversia riguarda la precedente gestione e le presunte responsabilità nella crisi della società, contestate dal gruppo.

La partita per la vendita degli impianti resta quindi un dossier distinto dalle strategie di ArcelorMittal. Il governo italiano punta a individuare un soggetto industriale in grado di garantire continuità produttiva, occupazione e soprattutto un piano credibile di decarbonizzazione.

La strategia internazionale: investimenti e acquisizioni selettive

La situazione italiana va letta nel quadro della più ampia strategia industriale del gruppo. ArcelorMittal non sembra intenzionata a perseguire una politica di acquisizioni indiscriminate, ma punta a rafforzare gli asset con maggiore redditività, soprattutto nei mercati dove le politiche commerciali e industriali favoriscono la produzione locale.

Il gruppo ha indicato che i progetti di crescita strategica già avviati e le operazioni di M&A completate dovrebbero generare un incremento del potenziale EBITDA di circa 1,8 miliardi di dollari dal 2026 in avanti.

Tra le priorità figurano gli investimenti negli Stati Uniti, in India e in Brasile, oltre alla modernizzazione degli impianti europei. In India, in particolare, il progetto di un nuovo impianto da 8,2 milioni di tonnellate annue nell’Andhra Pradesh e il possibile ampliamento dello stabilimento di Hazira rappresentano due importanti direttrici di espansione.

Anche in Brasile il gruppo sta valutando nuovi progetti nella produzione e nella trasformazione dell’acciaio, con particolare attenzione ai prodotti a maggiore valore aggiunto.

La nuova protezione europea può cambiare gli equilibri

Un elemento favorevole alle prospettive di ArcelorMittal è rappresentato dalla nuova politica commerciale europea.

Le misure di protezione contro le importazioni di acciaio stanno iniziando a produrre effetti. Secondo le stime comunicate dal gruppo, nel terzo trimestre le importazioni di acciaio da Paesi extra-Ue sono diminuite del 50% su base annua.

La maggiore protezione del mercato europeo, insieme alla riduzione delle quote di importazione e ai nuovi vincoli sulle produzioni ad alta intensità di emissioni, potrebbe consentire ai produttori europei di recuperare margini e capacità produttiva.

ArcelorMittal ha già riavviato tutti gli altiforni europei e si aspetta un’accelerazione delle spedizioni nel quarto trimestre, con un incremento a doppia cifra per i prodotti piani rispetto allo stesso periodo del 2025.

La sfida resta quella dei costi energetici, che continuano a rappresentare uno svantaggio competitivo per la siderurgia europea rispetto ai produttori di altre aree del mondo.

La conclusione è che ArcelorMittal sta attraversando una fase di trasformazione più che di semplice difficoltà finanziaria. I risultati rettificati mostrano una capacità reddituale in miglioramento, mentre le perdite contabili riflettono soprattutto il peso della guerra in Ucraina. Per l’Italia, il capitolo più interessante non è oggi un possibile ritorno a Taranto, sul quale non esistono indicazioni concrete, ma la ridefinizione degli asset nella distribuzione e la crescente competizione tra i grandi gruppi siderurgici nazionali e internazionali.

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DISCLOSURE

UCapital24 S.p.A. o società del gruppo possono avere rapporti commerciali con le aziende citate. Questo contenuto non è consulenza finanziaria.

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