Prezzi alla produzione USA a settembre: +1,3% su agosto, +6,3% annuo, oltre le attese
L'indice dei prezzi alla produzione americano accelera dell'1,3% a settembre contro il +0,5% atteso, con l'energia come motore. Il dato riaccende i timori sull'inflazione e sulle prossime mosse della Federal Reserve.

- 01Il PPI USA di settembre 2026 sale dell'1,3% su base mensile, contro attese del 0,5% e il dato rivisto di agosto allo 0,5%.
- 02Su base annua l'indice cresce del 6,3%, il massimo dal 2022, contro il 5,4% atteso.
- 03Il PPI core, esclusi alimentari ed energia, sale dello 0,7% mensile e del 5,0% annuo.
- 04Citigroup si attende un rialzo dei tassi Fed di 25 punti base a dicembre dopo i dati sull'inflazione.
L'indice dei prezzi alla produzione degli Stati Uniti è salito dell'1,3% a settembre rispetto ad agosto, secondo i dati diffusi il 15 ottobre 2026, ben oltre il +0,5% del consenso. Su base annua l'aumento è del 6,3%, il più ampio dal 2022.
Il dato, trainato dall'energia e con segnali di effetti di contagio su altre categorie, pesa sulle attese per la Federal Reserve e arriva dopo un'inflazione al consumo anch'essa superiore alle previsioni su base annua.
Cosa è successo
Il Producer Price Index per la domanda finale, calcolato dal Bureau of Labor Statistics, ha registrato a settembre un +1,3% mensile contro un +0,5% di agosto rivisto. Il consenso indicava +0,5%, in un intervallo tra 0,4% e 0,8%.
Su base annua l'indice è al 6,3%, rispetto al 5,4% atteso e al 5,6% rivisto del mese precedente.
Quanto sale il PPI core?
Escludendo alimentari ed energia, i prezzi sono saliti dello 0,7% mensile, contro lo 0,3% atteso, e del 5,0% annuo, contro il 4,5% del consenso.
- Beni: +2,6% su agosto e +9,8% annuo.
- Servizi: +0,8% su agosto.
- Esclusi alimentari, energia e servizi commerciali: +0,5% mensile e +5,0% annuo.
Perché conta
Il dato conta perché alimenta le attese di una politica monetaria più restrittiva. Secondo un'analisi del 15 ottobre, i numeri sembrano sostenere una linea da falco, ma le attese sulla Fed restano poco cambiate, con una pausa scontata alla prossima riunione.
Citigroup, in una nota del 15 ottobre, prevede ora un rialzo di 25 punti base a dicembre, poi tassi invariati, con tagli improbabili prima di giugno 2027.
Come hanno reagito i mercati?
I rendimenti dei Treasury sono scesi nella mattinata del 15 ottobre, nonostante indicatori che mostrano un'economia resiliente e un'inflazione persistente. Nella stessa giornata le vendite al dettaglio sono salite dello 0,8%, sopra le attese ma sotto il +1,3% di agosto, mentre le richieste settimanali di sussidi sono salite a 199.000 da 198.000.
Rischi e contrappunti
Il quadro resta incerto: il rialzo è guidato soprattutto dai costi energetici, componente volatile. Prima del dato sui consumi, un economista aveva avvertito che i prezzi legati al petrolio potevano spingere ancora più in alto l'indice dei prezzi al consumo, atteso a +0,6% mensile e +3,6% annuo, con core a +0,2% e +2,5%.
Il fatto che anche il PPI core acceleri indica però che l'aumento non si limita all'energia.
Cosa guardare adesso
Gli operatori seguiranno l'evoluzione dei prezzi energetici e l'eventuale trasmissione ai prezzi al consumo. Altri elementi da monitorare:
- le prossime decisioni della Federal Reserve, con una pausa scontata alla riunione successiva;
- la conferma o meno della previsione di Citigroup di un rialzo a dicembre;
- le revisioni del PPI di settembre e i dati di ottobre.
Fonti:cmegroup.comcnbc.comcnbc.comeconomictimes.indiatimes.comwsj.com
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