PIL italiano 2022-2026: crescita moderata tra ripresa, inflazione e rallentamento
Dal rimbalzo post-pandemico allo zero virgola strutturale: il prodotto interno lordo italiano ha percorso un sentiero di espansione contenuta, frenato da pressioni energetiche, domanda estera debole e nodi strutturali irrisolti.

- 01Il PIL italiano è atteso in crescita dello 0,7% nel 2026 e nel 2027, dopo il +0,5% registrato nel 2025, secondo le previsioni ISTAT del 5 giugno 2026.
- 02La domanda interna al netto delle scorte è l'unico motore della crescita nel biennio 2026-2027, con un contributo di +0,9 punti percentuali nel 2026.
- 03La domanda estera netta fornirà un contributo negativo di -0,2 punti percentuali nel 2026, penalizzata dal conflitto in Medio Oriente e dall'aumento dei prezzi energetici.
- 04Tra i freni strutturali alla crescita italiana figurano fisco, burocrazia, costo dell'energia e calo demografico, secondo l'analisi dell'economista Carlo Cottarelli.
Il prodotto interno lordo italiano ha chiuso il ciclo 2022-2026 con una traiettoria di espansione contenuta: dopo il rimbalzo post-pandemico del biennio 2021-2022, la crescita si è progressivamente assestata intorno allo zero virgola, con il +0,7% atteso per il 2026, secondo le previsioni pubblicate dall'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) il 5 giugno 2026.
Il percorso del PIL italiano in questi anni riflette una tensione irrisolta tra spinte interne ancora positive e venti contrari che arrivano dall'esterno: l'inflazione energetica, la debolezza del commercio globale e i nodi strutturali — fisco, burocrazia, demografia — che da decenni comprimono il potenziale di crescita del Paese. Per investitori e policy maker, il quadro segnala un'economia che avanza, ma a velocità insufficiente per ridurre il divario con i principali partner europei.
Cosa è successo
Il PIL italiano ha vissuto tra il 2022 e il 2026 una fase di progressivo raffreddamento dopo il rimbalzo che aveva seguito la recessione da Covid-19. Esaurita la spinta degli stimoli europei — inclusi i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) — e invertita la politica monetaria della Banca Centrale Europea a fine 2022, la crescita è scivolata verso valori contenuti: circa l'1% nel 2023, per poi attestarsi allo 0,5% nel 2025 e risalire marginalmente allo 0,7% nel 2026, stando alle stime ISTAT del 5 giugno 2026.
Le previsioni ISTAT indicano che lo stesso ritmo del +0,7% dovrebbe mantenersi anche nel 2027. Si tratta di una crescita che, pur positiva, resta ben al di sotto della media dell'Area Euro nei periodi di espansione e conferma il profilo di lungo periodo dell'economia italiana: rapida nel rimbalzo, lenta nel consolidamento.
- 2023: crescita del PIL reale di circa l'1%, sostenuta dalla coda degli investimenti PNRR e dalla tenuta dei consumi.
- 2025: espansione rallentata allo 0,5%, con la domanda estera in frenata e l'inflazione energetica ancora presente.
- 2026: ripresa parziale allo 0,7%, trainata esclusivamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,9 punti percentuali).
- 2027: crescita attesa stabile allo 0,7%, con il contributo della domanda estera netta che torna a zero.
I motori e i freni della crescita
Nel 2026, secondo ISTAT, l'intera espansione del PIL italiano è sostenuta dalla domanda interna al netto delle scorte, che contribuisce per +0,9 punti percentuali. I consumi delle famiglie e delle istituzioni senza scopo di lucro (ISP) sono però previsti in decelerazione rispetto all'anno precedente, segnale che la spinta dei redditi reali — migliorati con il calo dell'inflazione — tende a esaurirsi.
Sul fronte esterno, la domanda estera netta pesa negativamente per -0,2 punti percentuali nel 2026. ISTAT attribuisce questo risultato agli effetti del conflitto in Medio Oriente e al conseguente aumento dei prezzi energetici, che comprimono la competitività delle esportazioni italiane e gonfiano la bolletta delle importazioni. Solo nel 2027 il contributo estero è atteso tornare a zero.
I quattro nodi strutturali
L'economista Carlo Cottarelli ha identificato quattro ostacoli di lungo periodo che tengono la crescita italiana ancorata allo zero virgola: pressione fiscale, burocrazia, costo dell'energia e calo delle nascite. Secondo Cottarelli, il PNRR non è stato sufficiente a sciogliere questi nodi, e senza riforme strutturali adeguate il Paese rischia di restare su questo sentiero di crescita anemica.
A questi fattori si aggiunge la difficoltà storica dell'Italia nell'adattarsi all'euro: tra il 2000 e il 2006, un'inflazione sistematicamente più alta di quella tedesca ha eroso la competitività, rallentato le esportazioni e frenato gli investimenti. Il recupero di competitività avviato dal 2013 è stato poi interrotto dalla pandemia e, successivamente, dallo shock energetico del 2022.
Perché conta
Il PIL reale è la misura più diretta delle risorse disponibili per famiglie, imprese e Stato: una crescita strutturalmente bassa si traduce in minori margini per ridurre il debito pubblico, finanziare i servizi e sostenere i redditi. Per l'Italia, che porta uno dei rapporti debito/PIL più elevati dell'Area Euro, ogni decimale di crescita in meno ha implicazioni dirette sulla sostenibilità delle finanze pubbliche, un tema che la Commissione Europea e la Banca d'Italia monitorano con attenzione.
Il confronto con il passato recente è eloquente: dopo le recessioni del 2009 e del 2012, la ripresa italiana fu lenta e incompleta. Dopo il Covid, il rimbalzo fu rapido ma breve. Il rischio, segnalato da più parti, è che il Paese si stabilizzi su un equilibrio di bassa crescita che rende strutturalmente difficile convergere verso i livelli di reddito pro capite dei principali partner europei.
Il contesto europeo e le previsioni internazionali
Le previsioni ISTAT per il 2026-2027 si inseriscono in un quadro europeo di crescita moderata, con la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che hanno più volte segnalato i rischi al ribasso legati alle tensioni geopolitiche, all'incertezza commerciale e alla persistenza dell'inflazione energetica. Per l'Italia, questi fattori si sommano alle debolezze strutturali interne, rendendo il sentiero di crescita particolarmente stretto.
La Banca d'Italia ha nel tempo sottolineato come la trasmissione della politica monetaria restrittiva della BCE abbia pesato sugli investimenti delle imprese e sul mercato immobiliare, contribuendo al rallentamento del 2023-2025. Il progressivo allentamento dei tassi atteso per il biennio successivo potrebbe offrire un margine di sollievo, ma i suoi effetti sull'economia reale richiedono tempo per manifestarsi.
- La domanda estera netta contribuisce negativamente al PIL 2026 per -0,2 punti percentuali, a causa dei prezzi energetici e delle tensioni in Medio Oriente.
- I consumi delle famiglie italiane sono previsti in decelerazione nel 2026 rispetto al 2025.
- Il contributo della domanda estera netta è atteso tornare a zero nel 2027, secondo ISTAT.
- Fisco, burocrazia, energia e demografia restano i quattro freni strutturali identificati dagli economisti.
Cosa guardare adesso
Nei prossimi mesi, diversi appuntamenti e variabili determineranno se il PIL italiano riuscirà a confermare o superare la stima dello 0,7% per il 2026 e a mantenere lo stesso ritmo nel 2027.
- Aggiornamenti ISTAT (fine 2026): le stime preliminari sul PIL del terzo e quarto trimestre 2026 forniranno il primo riscontro quantitativo rispetto alle previsioni di giugno.
- Legge di bilancio 2027: le misure fiscali e di spesa che il governo italiano presenterà in autunno 2026 influenzeranno la domanda interna e il profilo del debito pubblico, sotto l'osservazione della Commissione Europea.
- Evoluzione dei prezzi energetici: la dinamica del conflitto in Medio Oriente e il suo impatto sulle quotazioni del petrolio e del gas naturale restano la principale variabile esogena per le esportazioni nette italiane nel 2026-2027.
- Politica monetaria BCE: le decisioni sui tassi di interesse della Banca Centrale Europea nei prossimi trimestri condizioneranno il costo del credito per famiglie e imprese italiane, con effetti diretti su consumi e investimenti.
- Attuazione del PNRR: il ritmo di spesa e rendicontazione dei fondi europei rimane un fattore chiave per sostenere gli investimenti pubblici e privati, in un contesto in cui le scadenze europee si avvicinano.
Fonti:istat.itcorriere.it
UCapital Asset Management LLP o società del gruppo possono avere rapporti commerciali con le aziende citate. Questo contenuto non è consulenza finanziaria.
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