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Giappone, PIL del secondo trimestre sotto le attese

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di Benedetta ZimoneRedazione UCapital News2 min
Giappone, PIL del secondo trimestre sotto le attese


L’economia giapponese rallenta nel secondo trimestre e cresce meno delle attese, mentre la debolezza della domanda interna compensa il contributo positivo delle esportazioni. Il PIL del Paese è aumentato dell’1,1% su base annualizzata, contro il +2% previsto dagli analisti e dopo il +2,1% registrato nel primo trimestre.


Su base trimestrale, il PIL è salito dello 0,3%, anche in questo caso al di sotto delle previsioni, ferme a +0,5%. Su base annua, invece, la crescita è accelerata allo 0,7%, dallo 0,5% del trimestre precedente.

Il principale motore dell’espansione è stato l’export, che ha contribuito per 0,5 punti percentuali alla crescita. Le esportazioni hanno superato le attese in tutti e tre i mesi del trimestre, sostenute però anche dalla debolezza dello yen, più che da un aumento significativo dei volumi spediti.


Il quadro della domanda interna è invece più fragile. I consumi hanno risentito del peggioramento del sentiment delle famiglie, con una riduzione degli acquisti di beni non durevoli e dei servizi, mentre anche gli investimenti delle imprese sono diminuiti su base trimestrale. La domanda interna ha sottratto 0,2 punti percentuali alla crescita.

Secondo Norihiro Yamaguchi, chief Japan economist di Oxford Economics, la contrazione della domanda interna è stata influenzata anche dalla riduzione delle scorte pubbliche, legata al rilascio delle riserve petrolifere nazionali deciso dal governo per affrontare gli effetti del conflitto in Medio Oriente. Lo shock energetico rappresenta quindi un ulteriore elemento di pressione sull’economia giapponese.


Il dato arriva in un contesto in cui la Bank of Japan ha recentemente rivisto marginalmente al rialzo le proprie stime, portando allo 0,6% dallo 0,5% la previsione di crescita del PIL per l’anno fiscale che terminerà a marzo 2027. L’istituto centrale continua tuttavia a prevedere una crescita moderata e più lenta, indicando tra i principali rischi l’aumento dei prezzi del petrolio legato al conflitto in Medio Oriente.


L’impatto dello shock energetico potrebbe inoltre riflettersi sull’inflazione. Yamaguchi prevede che l’aumento dei costi venga trasferito dalle imprese ai consumatori nella seconda metà dell’anno, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie. Secondo l’economista, anche l’effetto positivo delle misure governative a sostegno dei consumi starebbe già perdendo slancio.


I mercati hanno reagito in modo relativamente contenuto ai dati. Il Nikkei 225 è salito dello 0,43%, mentre il rendimento del titolo di Stato giapponese decennale si è attestato al 2,88%. Lo yen si è rafforzato leggermente sul dollaro, scambiando a 159,1.


Per il Giappone, il dato conferma quindi una crescita ancora fragile e fortemente dipendente dalla componente esterna. Le esportazioni continuano a sostenere l’attività, ma consumi e investimenti mostrano segnali di debolezza proprio mentre l’aumento dei costi energetici rischia di comprimere ulteriormente il potere d’acquisto. La sfida per Tokyo e per la Bank of Japan sarà sostenere la domanda interna senza alimentare ulteriormente le pressioni inflazionistiche.

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