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America, l'economia durante le elezioni di Midterm

L'inflazione americana sale al 3,7% dopo la guerra contro l'Iran e il blocco di Hormuz. Benzina, diesel e mutui trentennali al 7,5% pesano sulla percezione economica degli elettori.

di fabio accinelliRedazione UCapital News4 min di lettura
America, l'economia durante le elezioni di Midterm
PUNTI CHIAVE
  1. 01Inflazione USA al 3,7%, contro l'1,7% citato da Trump a febbraio 2026
  2. 02Benzina a 4,33 dollari al gallone, diesel a 6,3 dollari (+70% in un anno)
  3. 03Mutui trentennali con tassi medi al 7,5%
  4. 04Economia a +2,2% e disoccupazione al 4,2%, ma percezione dei consumatori molto diversa

Dalla "nuova età dell'oro" allo shock energetico

Nel discorso di Trump sullo Stato dell’Unione del febbraio 2026 si parlava del prezzo della benzina a 1,99 dollari al gallone, inflazione al 1,7% con economia crescente e borsa in salute , insomma una “nuova età dell’oro” come definita dal Presidente. L’economia USA era in un quadro molto positivo tanto da essere riuscire in poco tempo ad assorbire il culmine inflattivo contro cui era implosa la presidenza Biden. Poi tutto è cambiato, anzi per meglio dire precipitato a causa della guerra contro l’Iran, il conseguente blocco di Hormuz con a cascata lo scoppio dei prezzi energetici a ricaduta in tutti settori produttivi ed industriali con minimo comune denominatore riconducibile al malessere nei cittadini.

Carburanti, inflazione e fertilizzanti

In questo contesto negli USA il prezzo della benzina oggi in media nazionale vale 4,33 dollari al gallone, il diesel usato nel paese per il trasporto pesante e per l’agricoltura tocca i 6,3 dollari al gallone, ovvero in soldoni costa alla sconfinata America rurale il 70% in più rispetto a 12 mesi fa. In questa situazione il “numero chiave” dell’economia interna è l’inflazione che è salita al 3,7% e non solo a causa dei carburanti. Come conseguenza sono implosi i prezzi dei generi alimentari, il costo del denaro ed il costo delle abitazioni. E poi i dazi che come abbiamo visto stanno penalizzando fortemente i mercati dei cereali e della soia, mentre per contro la guerra in Iran ha fatto raddoppiare i prezzi dei fertilizzanti di provenienza area del Golfo bloccando così il periodo della semina negli Stati agricoli dell’Unione.

Il nodo della casa

Ma è proprio con il “discorso casa” che il governo Trump è messo in un angolo dai cittadini e prossimi votanti alle Midterm. Gli acquirenti americani di immobili, soprattutto ad uso familiare, con mutui trentennali si trovano a fronteggiare tassi medi del 7.5% contro il 6,32% massimo toccato nella presidenza Biden. In poche parole i cittadini che vivono del loro stipendio e non hanno accantonamenti in investimenti e/o risparmi soffrono perché non riescono ad arrivare a fine mese e questo nonostante l’economia cresca ed oggi tocchi un +2,2%, anche la Borsa veleggia su buoni risultati pur con una disoccupazione passata dal 4,1 al 4,2%. Nonostante i dati economici positivi la percezione economica reale dei consumatori è però molto diversa.

La percezione dei cittadini e il Nobel

Nella realtà pratica di ogni giorno i cittadini sono letteralmente devastati dal prezzo dei combustibili, dall’inflazione crescente che erode il potere di acquisto, dall’aumento del costo del denaro e quindi dalla possibilità di ottenere anche piccoli finanziamenti e poi con una rata del mutuo che non lascia spazio a parole, insomma la visione del futuro è nera anche per il timore che nel settore lavoro l’AI lascerà a stretto giro ed in maniera crescente sempre più americani senza lavoro. Chissà forse non è un caso che l’Accademia Reale Svedese per le scienze abbia assegnato il premio Nobel 2026 per l’Economia agli americani M. Woodford e R. E. Hall (già ideatore della Flat Tax) per la loro ricerca basata sui fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica.

Il singolo influenza l’intero sistema

Ovvero sul “come” il comportamento razionale e le aspettative delle famiglie ed imprese possano concretamente influenzare l’efficacia delle politiche fiscali e monetarie, ma con una particolare attenzione a come i Governi e le Banche Centrali possano di fatto rendere l’economia meno instabile cercando di prevenire e/o attenuare la recessione, le crisi economiche e quindi l’inflazione e questo per mezzo di uno studio attento di come le decisioni di singole persone ed imprese influenzino di fatto un intero sistema economico. Chissà forse verrà studiata anche dall’attuale governo arrivando così a capire la precarietà e l’ansia del momento vissuto dalla popolazione americana, ognuno con le sue montagne da scalare.

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