Consumi italiani 2022-2026: ripresa fragile, inflazione pesa ancora sul potere d'acquisto
La spesa reale delle famiglie italiane è calata dell'8,7% tra il 2019 e il 2025 al netto dell'inflazione, nonostante il recupero nominale. Il confronto con i principali partner europei evidenzia una ripresa più lenta e strutturalmente più fragile.

- 01Nel 2026 la spesa reale pro capite in Italia ha raggiunto 23.261 euro, superando per la prima volta il picco del 2007 (22.975 euro), con un aumento di 314 euro rispetto al 2025.
- 02Tra il 2019 e il 2025, al netto dell'inflazione, la spesa reale delle famiglie italiane si è ridotta dell'8,7%, pari a una perdita virtuale di 224 euro a nucleo familiare.
- 03La spesa nominale mensile per consumi è passata da 2.560 euro nel 2019 a 2.782 euro nel 2025, ma l'aumento è stato eroso dai rincari dei prezzi.
- 04L'Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 una crescita dei consumi dell'1,2% e un'inflazione media del 2,7%.
Nel 2026 la spesa reale pro capite delle famiglie italiane ha raggiunto 23.261 euro, superando per la prima volta il picco del 2007 (22.975 euro) e i livelli pre-Covid, con un incremento di 314 euro rispetto al 2025, secondo l'analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi 1995-2026.
Eppure, dietro questo traguardo storico si cela una fragilità profonda: tra il 2019 e il 2025, al netto dell'inflazione, la spesa reale delle famiglie si è ridotta dell'8,7%, pari a una perdita virtuale di 224 euro a nucleo familiare, secondo elaborazioni del Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc) su dati Istat.
Il paradosso italiano degli ultimi anni è racchiuso in una formula: le famiglie spendono di più in termini nominali, ma comprano di meno in termini reali. L'inflazione innescata dalla crisi energetica, dalla guerra in Ucraina e dagli strascichi della pandemia ha eroso il potere d'acquisto in misura tale da rendere la ripresa dei consumi più apparente che sostanziale, con implicazioni rilevanti per la domanda interna e per la crescita del Paese nel confronto con i principali partner europei — Germania, Francia e Spagna.
Cosa è successo
La spesa nominale mensile delle famiglie italiane è passata da 2.560 euro nel 2019 a 2.782 euro nel 2025, un incremento di circa 222 euro a nucleo, secondo il Crc su dati Istat. Tuttavia, depurata dall'inflazione, quella stessa spesa risulta inferiore di quasi il 9% rispetto ai livelli pre-pandemia. Il Covid-19, la guerra in Ucraina e la crisi energetica hanno determinato rincari generalizzati in praticamente tutti i settori, e quegli aumenti non sono stati riassorbiti nel tempo.
Sul fronte alimentare, il Codacons ha calcolato — su dati Istat relativi al periodo 2015-2025 — che la spesa media per cibi e bevande analcoliche è passata da 441 euro mensili nel 2015 a 552 euro nel 2025, con una maggiore spesa annua di 1.326 euro a famiglia.
L'incremento più consistente riguarda i piatti pronti e le preparazioni alimentari, con un aumento del 254% nel decennio, pari a 307 euro annui in più a nucleo. Per caffè e cacao le famiglie spendono in media il 67% in più rispetto a dieci anni fa, quasi il 38% in più per oli e grassi.
Il peso dell'inflazione sui bilanci familiari
L'aumento della spesa alimentare non corrisponde a una dispensa più piena: come ha precisato il Codacons, vanno considerati "i pesanti rincari dei prezzi che hanno investito il comparto alimentare negli ultimi anni, tra cambiamenti climatici che hanno fatto schizzare alle stelle le quotazioni delle materie prime, guerra in Ucraina che ha portato a rialzi per cereali, latticini e oli, e caro-energia scaricato sui listini finali al pubblico". La spesa non alimentare, nello stesso decennio, ha registrato un incremento molto più contenuto, pari all'8,4%, con alcune voci in calo.
Secondo i dati Istat elaborati dal Crc, una famiglia su tre ha ridotto la spesa per cibi e bevande, il 44% ha tagliato quella per l'abbigliamento, il 38,2% ha ridotto gli acquisti per la cura della persona, il 25,4% quelli per la sanità, mentre quasi la metà delle famiglie — il 45% del totale — ha modificato le proprie abitudini di viaggio. Come ha sintetizzato Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del Crc:
"Il forte aumento dei prezzi al dettaglio registrato negli ultimi anni ha prodotto una situazione paradossale: gli italiani spendono di più per acquistare sempre meno."
Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del Centro di formazione e ricerca sui consumi, ottobre 2026.
Come si è trasformata la struttura della spesa
Nel lungo periodo emerge una progressiva terziarizzazione dei consumi italiani: diminuiscono i beni fisici tradizionali e crescono i servizi legati al tempo libero e alla tecnologia. Tecnologia, telefonia e informatica rappresentano la funzione di consumo con la crescita più significativa dal 1995 al 2026: la spesa pro capite per dispositivi e servizi connessi è passata da meno di 8 euro a 252 euro, con un indice di circa 3.300 rispetto al 1995, secondo l'Ufficio Studi Confcommercio.
- Tecnologia, telefonia e informatica: +3.200% circa dal 1995 al 2026 (pro capite)
- Servizi culturali e ricreativi: +137% dal 1995 al 2026; spesa stimata a 637 euro pro capite nel 2026 contro 394 euro nel 2007
- Ristorazione: +25,3% dal 1995, ma ancora sotto i livelli pre-Covid
- Viaggi e vacanze: +17,2% dal 1995, ancora sotto il 2019
- Alimentazione domestica: -3,5% in trent'anni
- Energia domestica: -37,4% dal 1995, grazie a consumi più efficienti
- Spese per la "casa" (voci obbligate): incidenza passata dal 25,8% del 1995 al 28,9% del 2026
La spesa per ricreazione, spettacoli e cultura ha invece registrato un calo del 16,7% nel decennio 2015-2025, pari a 253 euro annui in meno a famiglia, secondo il Codacons su dati Istat. Abbigliamento e calzature sono scesi del 9% (-125 euro annui), condizionati anche dalla diffusione del fast fashion.
Le differenze territoriali
Il calo dei consumi reali non ha colpito l'Italia in modo uniforme. La Puglia registra la riduzione più marcata della spesa reale tra il 2019 e il 2025, scesa in media del 18,7%, seguita dalla provincia di Bolzano (-17,2%) — che sconta il più alto tasso d'inflazione degli ultimi anni — e dalla Calabria (-14,9%), secondo il Crc su dati Istat. In controtendenza l'Umbria, dove la spesa reale è aumentata del 9,9% nello stesso periodo, le Marche (+9%), la provincia di Trento (+8,2%) e l'Abruzzo (+6,1%).
Perché conta
I consumi privati rappresentano la principale componente della domanda interna italiana e il loro andamento condiziona direttamente la traiettoria del Pil. L'Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 una crescita del Pil dello 0,9%, dei consumi dell'1,2% e un'inflazione media del 2,7%, con un secondo semestre meno dinamico del primo. La ripresa è sostenuta dalla crescita dell'occupazione — gli occupati hanno raggiunto il massimo storico di 24,3 milioni, con un aumento di oltre 2,2 milioni dal minimo di gennaio 2021 — e dal turismo, trainato dalla domanda estera.
Tuttavia, la ripresa dei consumi italiani appare strutturalmente più lenta rispetto a quella dei principali partner europei. Mentre la spesa reale pro capite in Italia ha impiegato quasi vent'anni per superare il picco del 2007, Germania, Francia e Spagna hanno mostrato percorsi di recupero differenziati, con la Spagna che ha beneficiato di una domanda interna più dinamica e la Germania che affronta a sua volta pressioni legate alla stagnazione industriale.
Il confronto europeo evidenzia come la debolezza strutturale del reddito reale italiano — compressa dall'inflazione e da una crescita salariale storicamente contenuta — rappresenti un freno duraturo alla convergenza dei consumi.
Cosa guardare adesso
- Andamento dell'inflazione italiana nel secondo semestre 2026: l'Ufficio Studi Confcommercio stima una media annua del 2,7%, con dinamiche meno favorevoli nella seconda parte dell'anno.
- Evoluzione dell'occupazione: il livello record di 24,3 milioni di occupati è il principale sostegno ai consumi; eventuali segnali di rallentamento del mercato del lavoro sarebbero un indicatore chiave da monitorare.
- Dati Istat sui consumi delle famiglie per il terzo trimestre 2026, attesi nei prossimi mesi, che forniranno la prima lettura sull'andamento della spesa reale nella seconda metà dell'anno.
- Rischi geopolitici e prezzi dell'energia: l'Ufficio Studi Confcommercio segnala esplicitamente questi fattori come principali incertezze per le prospettive di crescita dei consumi nel 2026.
- Confronto Eurostat sui consumi delle famiglie nell'area euro per il 2025-2026, che permetterà di quantificare il divario tra Italia, Germania, Francia e Spagna in termini comparabili.
Fonti:finanza.repubblica.ittg24.sky.itansa.it
UCapital Asset Management LLP o società del gruppo possono avere rapporti commerciali con le aziende citate. Questo contenuto non è consulenza finanziaria.
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