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Il colosso asiatico spinge sull'import in risposta agli attacchi sul surplus commerciale

di alessandro platerotiRedazione UCapital News3 min
 Il colosso asiatico spinge sull'import in risposta agli attacchi sul surplus commerciale

L'espansione economica della Cina registra un'ulteriore accelerazione sul fronte del commercio estero. Ad agosto, la crescita delle importazioni cinesi ha raggiunto un incremento del 28,2% su base annua (in dollari statunitensi), superando la dinamica dell'export per il sesto mese consecutivo e segnando la quarta contrazione mensile consecutiva con tassi a due cifre.

I dati diffusi dall'Amministrazione Generale delle Dogane mostrano che l'interscambio commerciale complessivo della Cina ha toccato i 683,8 miliardi di dollari ad agosto, registrando un aumento del 26,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Le esportazioni sono cresciute del 25,0% su base annua, in linea con le stime degli analisti, portando il surplus commerciale mensile a 119,09 miliardi di dollari.

Particolarmente solida la performance degli scambi con i Paesi partner del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP): le importazioni da quest'area sono balzate del 37,8%, mentre le esportazioni cinesi verso i medesimi mercati sono cresciute del 24%. A trainare la spinta dell'export cinese è soprattutto la forte domanda globale di infrastrutture legate all'intelligenza artificiale: le vendite all'estero di circuiti integrati hanno raggiunto i 40,73 miliardi di dollari ad agosto, portando il totale dei primi otto mesi dell'anno a 256,75 miliardi di dollari (+103,9% su base annua).

Come prima potenza manifatturiera mondiale e secondo mercato di consumo al mondo, la Cina continua a posizionarsi quale motore trainante della crescita globale, mantenendo da 17 anni consecutivi il rango di secondo più grande mercato d'importazione al mondo. Funzionari governativi hanno ribadito come Pechino non persegua attivamente un surplus commerciale, puntando invece su un'"apertura di alto livello": l'accesso a dazio zero è stato esteso a 63 nazioni, riducendo la tariffa media al 7,3% con l'obiettivo di condividere la vasta domanda interna con i partner internazionali.

Il quadro delle esportazioni italiane verso la Cina

In questo contesto di apertura e forte domanda interna da parte del colosso asiatico, l'Italia conferma una presenza strategica sul mercato cinese, pur all'interno di una bilancia commerciale storicamente sbilanciata a favore delle importazioni da Pechino.

  1. Volume dell'interscambio ed export: Secondo i dati ISTAT, l'interscambio bilaterale tra Italia e Cina si attesta sui 74,9 miliardi di euro. Le esportazioni italiane verso Pechino generano un valore di circa 14,3-16 miliardi di dollari (pari a circa 14,3 miliardi di euro).
  2. I settori trainanti del Made in Italy:
  3. Macchinari e apparecchiature industriali: Si confermano la prima voce dell'export italiano in Cina, con un valore di circa 3,6 miliardi di euro (pari a oltre il 23% dell'export totale verso il Paese). La domanda cinese premia l'alta tecnologia, l'automazione e le soluzioni per il packaging.
  4. Moda, abbigliamento e articoli in pelle: Rappresentano il secondo pilastro delle vendite italiane oltreconfine, superando complessivamente i 2,1 miliardi di euro.
  5. Chimica e Farmaceutica: Il comparto chimico mantiene flussi rilevanti (circa 1,2 miliardi di euro), mentre il settore farmaceutico e medicale costituisce un importante punto di presidio ad alta tecnologia.
  6. Agroalimentare di alta gamma e beni di consumo: Prodotti alimentari premium, vino e arredamento di design registrano una richiesta costante da parte della crescente classe media cinese.
  7. Trend recenti e prospettive: I dati sul commercio estero extra-UE evidenziano segnali di forte vivacità e ripresa con picchi di crescita mensile a due cifre per le vendite italiane verso la Cina (+24,1% rilevato dall'ISTAT nei periodi di ripresa). La progressiva riduzione delle barriere tariffarie e l'orientamento della Cina verso l'importazione di tecnologie avanzate e prodotti di consumo di alta qualità offrono ampi margini di ulteriore penetrazione per la manifattura italiana.


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