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Bce, Kazāks: pressioni inflazionistiche forti, ma nessuna urgenza di rialzare i tassi

Il governatore lettone e membro del Consiglio direttivo Bce indica che la direzione della politica monetaria è chiara, ma esclude una necessità immediata di accelerare. Pesa il rincaro dell'energia.

di alessandro platerotiRedazione UCapital News4 min di lettura
Bce, Kazāks: pressioni inflazionistiche forti, ma nessuna urgenza di rialzare i tassi
PUNTI CHIAVE
  1. 01Il 15 ottobre Kazāks ha detto che la direzione della politica monetaria è chiara, senza urgenza di accelerare sui tassi.
  2. 02Il rincaro di petrolio e gas, legato alle tensioni in Medio Oriente, rischia di alimentare l'inflazione.
  3. 03Il Fondo monetario internazionale si attende almeno un altro rialzo di 25 punti base nel 2026.
  4. 04Decisive saranno la persistenza dello shock energetico e gli effetti sull'inflazione di fondo.

Il messaggio di Mārtiņš Kazāks, governatore della banca centrale lettone e membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, è che le pressioni inflazionistiche potrebbero richiedere una politica monetaria ancora restrittiva. La sua posizione, tuttavia, non equivale all’annuncio di un rialzo immediato: il 15 ottobre Kazāks ha sottolineato che la direzione della politica monetaria è chiara, ma che non c’è una necessità immediata di accelerare sui tassi.

Bce, Kazaks apre a nuovi rialzi dei tassi: «Le pressioni inflazionistiche resteranno forti»

Il governatore della banca centrale lettone avverte che il rincaro dell’energia rischia di alimentare l’inflazione anche nei prossimi mesi. La stretta monetaria potrebbe proseguire, ma Francoforte non intende agire in fretta.

La Banca centrale europea potrebbe essere costretta a proseguire con i rialzi dei tassi d’interesse per contrastare le pressioni inflazionistiche alimentate dall’aumento dei prezzi dell’energia. È la posizione espressa da Mārtiņš Kazāks, governatore della banca centrale lettone e membro del Consiglio direttivo della Bce, secondo cui il rischio di un’inflazione persistentemente elevata richiede prudenza e la disponibilità a intervenire ancora sulla politica monetaria.

Nelle sue dichiarazioni più recenti, Kazāks ha ribadito che le pressioni sui prezzi potrebbero continuare a prevalere nel breve periodo, rendendo chiara la direzione della politica monetaria. Ha tuttavia precisato che non esiste un’urgenza immediata di aumentare nuovamente il costo del denaro. La Bce, ha spiegato, dispone ancora del tempo necessario per valutare l’evoluzione dello scenario economico e le conseguenze delle tensioni sui mercati energetici.

Energia e inflazione, il rischio di effetti a catena

Al centro delle preoccupazioni c’è l’aumento dei prezzi di petrolio e gas, legato alle tensioni geopolitiche e al conflitto in Medio Oriente. Il rincaro dell’energia si trasferisce direttamente sui costi sostenuti da famiglie e imprese, ma può anche propagarsi al resto dell’economia attraverso i prezzi dei beni e dei servizi.

Il rischio per la banca centrale è che uno shock inizialmente concentrato sull’energia finisca per alimentare aumenti più generalizzati, attraverso i costi di produzione, le richieste salariali e le aspettative di inflazione.

Già a settembre Kazāks aveva sostenuto che stava diventando più concreta la possibilità di ulteriori strette monetarie. In quell’occasione aveva avvertito che i tassi non dovevano essere considerati vincolati a un livello massimo prestabilito e che, se necessario, avrebbero potuto spingersi in territorio restrittivo, frenando l’attività economica per riportare l’inflazione sotto controllo.

La Bce tra nuovi rialzi e rischi per la crescita

Il problema per Francoforte è trovare un equilibrio tra la necessità di contenere l’inflazione e quella di evitare un ulteriore indebolimento dell’economia europea.

Un aumento dei tassi rende più costosi i mutui, i finanziamenti alle imprese e il credito al consumo. Se da un lato contribuisce a raffreddare la domanda e a contenere le pressioni sui prezzi, dall’altro può frenare investimenti, consumi e crescita.

Kazāks ha sottolineato che la banca centrale può procedere gradualmente, valutando i dati economici riunione dopo riunione. La scelta dipenderà soprattutto dalla persistenza dello shock energetico e dalla possibilità che questo si trasferisca all’inflazione di fondo, cioè quella depurata dalle componenti più volatili come energia e alimentari.

La cautela è condivisa anche da altri esponenti della Bce, che hanno invitato a distinguere l’aumento dei prezzi provocato direttamente dall’energia da eventuali effetti di secondo livello su salari e prezzi interni. Se questi ultimi dovessero restare contenuti, la necessità di ulteriori rialzi potrebbe ridursi.

Mercati in attesa delle prossime mosse

Le dichiarazioni di Kazāks arrivano in una fase in cui gli investitori stanno rivalutando le prospettive della politica monetaria europea. Il Fondo monetario internazionale ha indicato di attendersi almeno un ulteriore rialzo di 25 punti base nel corso del 2026, a fronte di un’inflazione ancora elevata e dei rischi legati ai prezzi energetici. Si tratta di una previsione del Fondo, non di una decisione già presa dalla Bce.

Per i mercati obbligazionari, l’eventualità di nuovi aumenti dei tassi rappresenta un fattore di pressione: rendimenti più elevati possono ridurre il valore di mercato dei titoli già emessi, soprattutto quelli con scadenze più lunghe, e aumentare il costo del finanziamento per gli Stati.

La linea di Kazāks, tuttavia, non implica un calendario prestabilito di interventi. La Bce continuerà a basare le proprie decisioni sull’andamento dell’inflazione, sulle condizioni finanziarie e sulle prospettive di crescita.

Il punto decisivo sarà capire se il rincaro dell’energia resterà uno shock temporaneo oppure si trasformerà in una fonte persistente di inflazione. Nel primo caso, Francoforte potrebbe avere margini per attendere; nel secondo, la possibilità di una nuova stretta monetaria tornerebbe al centro delle decisioni del Consiglio direttivo.

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