Bce, aspettative d'inflazione delle famiglie al 3,1% a settembre: pesa il caro energia
Secondo la Consumer Expectations Survey, le attese a 12 mesi salgono al 3,1% dal 3% di agosto, mentre quelle a tre e cinque anni restano al 2,9% e al 2,5%.

- 01Attese a 12 mesi al 3,1% a settembre, dal 3% di agosto: secondo rialzo mensile consecutivo
- 02Attese a tre anni stabili al 2,9% e a cinque anni al 2,5%
- 03Il Brent ha superato i 100 dollari a settembre per le tensioni in Medio Oriente
- 04A settembre la Bce ha alzato di 25 punti base i tre tassi: depositi al 2,50%
23 ottobre 2026 · Economia e politica monetaria
Eurozona, l’inflazione attesa risale al 3,1%: il caro energia mette sotto pressione la Bce
Le aspettative sui prezzi a un anno aumentano per il secondo mese consecutivo, mentre quelle a tre e cinque anni restano stabili al 2,9% e al 2,5%. La tenuta delle aspettative di lungo periodo è un segnale rassicurante, ma il rincaro dell’energia rischia di alimentare una nuova spirale sui prezzi e di complicare le decisioni sui tassi.
Le famiglie dell’Eurozona tornano a temere una nuova accelerazione dell’inflazione. A settembre, secondo la Consumer Expectations Survey della Banca centrale europea, le aspettative mediane di aumento dei prezzi nei successivi dodici mesi sono salite al 3,1%, dal 3% di agosto. Si tratta del secondo incremento mensile consecutivo, dopo la fase di graduale rientro registrata tra aprile e luglio.
Il dato arriva in una fase delicata per l’economia europea: il nuovo aumento dei costi energetici, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente, si combina con una crescita che perde slancio e con una domanda interna ancora fragile. Le aspettative delle famiglie rappresentano un indicatore importante perché possono influenzare le decisioni di consumo, le richieste salariali e, indirettamente, la formazione dei prezzi.
La fotografia che emerge dall’indagine della Bce presenta tuttavia una distinzione significativa: mentre l’inflazione attesa nel breve periodo torna a salire, le prospettive a medio-lungo termine rimangono sostanzialmente stabili. Un elemento che suggerisce come, almeno per ora, i consumatori non ritengano inevitabile una ripresa permanente dell’inflazione.
Energia e guerra in Medio Oriente riaccendono i timori sui prezzi
Alla base del rialzo delle aspettative c’è soprattutto il nuovo shock energetico. La prosecuzione del conflitto in Medio Oriente ha spinto verso l’alto le quotazioni del petrolio: a settembre il Brent ha superato i 100 dollari al barile, aumentando le preoccupazioni per le bollette, i carburanti e i costi di trasporto. Secondo le ricostruzioni pubblicate in occasione dell’indagine, le aspettative d’inflazione a dodici mesi erano salite fino al 4% a marzo, dopo i primi attacchi contro l’Iran, per poi ridimensionarsi nei mesi successivi.
L’aumento di settembre segnala che quella fase di normalizzazione potrebbe essersi interrotta. Anche quando le quotazioni energetiche non si trasferiscono immediatamente sui prezzi di tutti i beni e servizi, le famiglie tendono a percepire rapidamente i rincari dei carburanti e di alcune spese essenziali. Queste voci hanno un impatto diretto sul bilancio domestico e contribuiscono a condizionare la percezione dell’inflazione.
Il rischio è che il caro energia non rimanga circoscritto alle bollette. Se persiste, può propagarsi ai prezzi dei trasporti, degli alimentari e di numerosi prodotti industriali, aumentando il costo della vita anche per chi non registra un incremento immediato delle proprie spese energetiche.
Le aspettative a tre e cinque anni restano stabili
La componente più rassicurante dell’indagine riguarda gli orizzonti più lontani. Le aspettative mediane d’inflazione a tre anni sono rimaste al 2,9%, mentre quelle a cinque anni si sono confermate al 2,5%.
Le aspettative d’inflazione delle famiglie
Settembre 2026 · Indagine Bce
Prossimi 12 mesi: 3,1%, dal 3,0% di agosto
Tra 3 anni: 2,9%, invariato rispetto ad agosto
Tra 5 anni: 2,5%, invariato rispetto ad agosto
La stabilità delle aspettative di medio-lungo periodo è rilevante per la politica monetaria. Significa che, nonostante il nuovo aumento dei costi energetici, le famiglie non stanno ancora incorporando un’accelerazione generalizzata dei prezzi anche negli anni più lontani.
Non è però una garanzia definitiva. Se il conflitto dovesse prolungarsi e le imprese continuassero a trasferire i rincari sui consumatori, le aspettative di lungo periodo potrebbero salire a loro volta. In quel caso, la Bce dovrebbe confrontarsi non più soltanto con uno shock temporaneo, ma con il rischio che l’inflazione diventi più persistente.
Il potere d’acquisto resta sotto pressione
L’aumento delle aspettative assume un significato ancora più importante se si considera la situazione dei redditi familiari. Nell’indagine di agosto, l’ultima rilevazione precedente, la crescita nominale del reddito attesa per i dodici mesi successivi era pari appena all’1%, mentre la spesa nominale attesa cresceva del 3,6%. La percezione dell’aumento delle spese sostenute nei dodici mesi precedenti era invece salita al 5,2%.
Questi dati mostrano una possibile difficoltà per i bilanci domestici: se i prezzi aumentano più rapidamente dei redditi nominali, il potere d’acquisto diminuisce. Le famiglie possono reagire riducendo gli acquisti discrezionali, rinviando spese importanti oppure utilizzando una quota maggiore dei risparmi.
Il problema riguarda in particolare le fasce di reddito più basse, che tendono a segnalare percezioni e aspettative d’inflazione più elevate rispetto ai nuclei economicamente più solidi. Per queste famiglie, una parte maggiore del bilancio è destinata a beni essenziali, energia e alimentari, spese difficilmente comprimibili nel breve periodo.
Ne deriva un potenziale effetto negativo sulla crescita: il rincaro dell’energia riduce il reddito disponibile reale, frena i consumi e può indebolire ulteriormente un’economia europea già esposta al rallentamento dell’attività industriale e dei servizi.
La Bce tra inflazione e rallentamento economico
Per la Banca centrale europea, il rialzo delle aspettative a breve termine arriva in un momento particolarmente delicato. Il suo obiettivo è riportare l’inflazione al 2% nel medio periodo, ma la presenza di uno shock energetico rende più complesso il percorso.
A settembre 2026 la Bce ha aumentato di 25 punti base i tre tassi ufficiali: il tasso sui depositi è salito al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sul finanziamento marginale al 2,90%. Nelle proiezioni pubblicate nello stesso mese, l’istituto prevedeva un’inflazione media del 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028.
Il nuovo dato sulle aspettative delle famiglie non determina automaticamente un ulteriore rialzo dei tassi. La Bce deve distinguere tra l’aumento dei prezzi provocato direttamente dall’energia e una diffusione più ampia delle pressioni inflazionistiche a salari, servizi e prezzi di fondo.
Se il rincaro energetico dovesse rivelarsi temporaneo, un irrigidimento eccessivo della politica monetaria rischierebbe di aggravare il rallentamento economico senza risolvere le cause originarie dell’inflazione. Se, invece, le aspettative dovessero continuare a salire e trasferirsi sui salari e sui listini, mantenere condizioni finanziarie troppo accomodanti potrebbe rendere più difficile riportare i prezzi sotto controllo.
Il dato di settembre sarà quindi valutato insieme ai prossimi indicatori sull’inflazione effettiva, sui salari, sui consumi e sull’attività delle imprese.
Il rischio di una nuova spirale inflazionistica
La questione centrale è se l’aumento delle aspettative resterà circoscritto al breve periodo oppure finirà per modificare il comportamento di famiglie e aziende.
Una possibile sequenza è relativamente semplice: l’energia diventa più cara, le imprese aumentano i prezzi, i lavoratori chiedono salari più elevati per recuperare il potere d’acquisto e le aziende trasferiscono parte dei maggiori costi del lavoro sui listini. Se questo meccanismo si consolida, l’inflazione può diventare più difficile da ridurre anche quando le quotazioni energetiche smettono di salire.
Per ora, la stabilità delle aspettative a tre e cinque anni indica che questo scenario non si è ancora pienamente materializzato. Ma la risalita al 3,1% delle aspettative a dodici mesi costituisce un campanello d’allarme, soprattutto in una fase in cui il rallentamento economico riduce la capacità delle famiglie di assorbire nuovi rincari.
La conclusione è che l’Eurozona si trova nuovamente davanti a un equilibrio fragile: il caro energia alimenta i timori sull’inflazione, mentre la debolezza dei redditi reali e della domanda rende più difficile sostenere la crescita. Per la Bce, la sfida sarà impedire che uno shock dei prezzi energetici si trasformi in un’inflazione persistente senza provocare un ulteriore deterioramento dell’economia europea.
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