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Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio offre 29,6 miliardi con 22 miliardi di Citi

Leonardo Maria Del Vecchio presenta un'offerta che valuta Delfin circa 29,6 miliardi di euro, sostenuta da un finanziamento Citigroup da 22 miliardi. Sfida l'offerta di Michal Strnad.

di Alessandro PlaterotiRedazione UCapital News8 min di lettura
Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio offre 29,6 miliardi con 22 miliardi di Citi
PUNTI CHIAVE
  1. 01Offerta su Delfin che valorizza la holding circa 29,6 miliardi di euro
  2. 02Citigroup avrebbe messo a disposizione fino a 22 miliardi di finanziamento
  3. 03Concorre con l'offerta da circa 30 miliardi di Michal Strnad
  4. 04Incontro con gli altri soci proposto entro il 7 novembre

Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio lancia un’offerta da 29,6 miliardi: in campo Citi con un finanziamento da 22 miliardi

La partita per il controllo di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che custodisce uno dei patrimoni più importanti del capitalismo italiano ed europeo, entra in una nuova fase. Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica, ha presentato un’offerta che, secondo le indiscrezioni, valorizza la società circa 29,6 miliardi di euro, pari a 33 miliardi di dollari.

L’operazione punta a rilevare le quote degli altri sette comproprietari della holding familiare e avrebbe alle spalle un finanziamento da 22 miliardi di euro messo a disposizione da Citigroup. Una proposta di dimensioni eccezionali, che potrebbe ridisegnare gli equilibri proprietari di un impero finanziario costruito da Leonardo Del Vecchio e oggi al centro di una complessa successione.

La proposta è stata illustrata dallo stesso Leonardo Maria in una lettera pubblicata lunedì sul quotidiano QN, di cui è editore. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’offerta prevede il pagamento di 3,7 miliardi di euro a ciascuno degli altri sette soci di Delfin.

La valutazione complessiva implica dunque un passaggio di proprietà da quasi 30 miliardi, con un impegno finanziario che rende evidente la portata industriale e patrimoniale dell’iniziativa.

La posta in gioco: EssilorLuxottica, Generali, Mps e UniCredit

Per comprendere la portata dell’operazione bisogna guardare al patrimonio custodito da Delfin, holding di diritto lussemburghese attraverso cui la famiglia Del Vecchio controlla partecipazioni strategiche in alcune delle maggiori società italiane ed europee.

Il principale investimento è il 32,4% di EssilorLuxottica, il colosso mondiale dell’occhialeria proprietario di marchi come Ray-Ban e Oakley. Ma il portafoglio comprende anche:

  • 10,05% di Assicurazioni Generali, uno dei principali gruppi assicurativi europei;
  • 17,5% di Banca Monte dei Paschi di Siena, protagonista della recente stagione di consolidamento bancario;
  • 2,7% di UniCredit;
  • circa il 28% di Covivio, società immobiliare europea.

Il valore di mercato delle partecipazioni quotate di Delfin è stato stimato intorno ai 43-45 miliardi di euro. Si tratta dunque di una cassaforte che non rappresenta soltanto un’enorme concentrazione di ricchezza privata, ma anche un centro di influenza sulle strategie industriali e finanziarie italiane. Reuters +2

La conquista della holding consentirebbe a Leonardo Maria di assumere un ruolo dominante nella gestione di questo patrimonio, con potenziali conseguenze sugli equilibri delle società partecipate.

Il finanziamento di Citigroup: 22 miliardi e il nodo della sostenibilità

L’aspetto più rilevante della nuova proposta è il coinvolgimento di Citigroup. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, la banca americana avrebbe manifestato la disponibilità a mettere a disposizione fino a 22 miliardi di euro per finanziare l’acquisizione.

Il finanziamento sarebbe quindi decisivo per rendere credibile un’operazione che, nei precedenti tentativi, si era scontrata proprio con la difficoltà di ottenere garanzie finanziarie adeguate.

Secondo il Corriere della Sera, il prestito sarebbe stato ipotizzato a un tasso dell’1,75%, con un costo finanziario annuo nell’ordine dei 450 milioni di euro. Si tratta di condizioni riportate dalla stampa, non di un finanziamento già erogato o di un contratto definitivo pubblicamente verificato. Corriere della Sera +1

Resta inoltre da capire come verrebbe strutturata l’operazione, quali attività potrebbero essere utilizzate a garanzia e in che modo il debito verrebbe rimborsato.

È un elemento fondamentale: acquisire una holding con partecipazioni per decine di miliardi attraverso un forte indebitamento significa assumere un impegno finanziario che deve essere sostenuto dai dividendi delle società partecipate, dalla liquidità disponibile e dalla capacità di gestire il portafoglio nel lungo periodo.

Secondo le indiscrezioni, Leonardo Maria avrebbe anche previsto la possibilità di acquistare immediatamente le partecipazioni oppure di procedere attraverso una formula diluita nel tempo. In quest’ultimo caso, una delle ipotesi descritte dalla stampa prevede il pagamento iniziale di una parte delle quote e la successiva possibilità di liquidare il restante pacchetto attraverso azioni EssilorLuxottica.

L’obiettivo dichiarato è offrire agli altri soci diverse possibilità di uscita, evitando di imporre una soluzione unica.

La sfida al miliardario ceco Michal Strnad

La nuova iniziativa di Leonardo Maria arriva a pochi giorni da un’altra proposta destinata a scuotere gli equilibri della famiglia Del Vecchio.

Il miliardario ceco Michal Strnad ha infatti presentato un’offerta da circa 30 miliardi di euro per acquisire Delfin. Strnad è il proprietario di Czechoslovak Group (CSG), uno dei principali gruppi europei nel settore degli armamenti, ed è già presente nel capitale di Pirelli con una partecipazione superiore al 14%.

La sua proposta punta all’acquisizione dell’intera holding familiare. Secondo le ricostruzioni, l’offerta prevederebbe uno sconto di circa il 30% rispetto al valore patrimoniale netto delle partecipazioni.

Leonardo Maria ha contestato implicitamente questa prospettiva, sostenendo che il lavoro del padre debba rimanere un patrimonio industriale italiano.

La sua proposta ha quindi una duplice finalità: conquistare il controllo della holding e impedire che il patrimonio costruito da Leonardo Del Vecchio finisca sotto il controllo di un investitore straniero.

La concorrenza tra le due offerte apre uno scenario inedito: per la prima volta la successione Del Vecchio non è soltanto una questione interna alla famiglia, ma diventa una partita internazionale per il controllo di una delle maggiori concentrazioni di partecipazioni industriali e finanziarie in Europa. Reuters +2

Una famiglia divisa da quattro anni

La vicenda ha origine dalla morte di Leonardo Del Vecchio, avvenuta nel giugno 2022. Il fondatore di Luxottica aveva lasciato la propria partecipazione in Delfin suddivisa in otto quote paritarie del 12,5%, intestate ai sei figli, alla vedova Nicoletta Zampillo e a Rocco Basilico, figlio di quest’ultima.

Una struttura proprietaria che, nel tempo, si è trasformata in un problema di governance.

Le divergenze tra gli eredi hanno infatti reso particolarmente difficile assumere decisioni strategiche sulla holding e sulle partecipazioni. Alcuni soci hanno contestato l’attuale sistema di governo societario e si sono rivolti anche alla giustizia lussemburghese per modificare le regole sulle maggioranze necessarie alle decisioni del consiglio di amministrazione.

La situazione è diventata particolarmente delicata anche per i rapporti tra Leonardo Maria e Francesco Milleri, presidente di Delfin e amministratore delegato e presidente di EssilorLuxottica.

Nel frattempo, gli equilibri azionari interni sono cambiati ulteriormente, con Clemente Del Vecchio che ha recentemente incrementato la propria partecipazione. Reuters +1

L’offerta da 29,6 miliardi non significa ancora acquisizione

Un elemento importante riguarda la struttura effettiva della proposta. Le ricostruzioni giornalistiche non sono del tutto uniformi sul numero di quote che Leonardo Maria intende acquistare: alcune parlano delle sette partecipazioni degli altri soci, altre indicano come obiettivo cinque o sei quote, con l’esclusione della partecipazione della madre Nicoletta Zampillo.

La valutazione di 29,6 miliardi rappresenta quindi il valore attribuito all’intera holding, mentre il corrispettivo effettivo dipenderà dalle quote che verranno cedute e dalla formula scelta.

In ogni caso, non basta disporre del finanziamento per concludere l’operazione. Occorreranno le adesioni degli azionisti, il rispetto delle regole statutarie di Delfin e la definizione delle garanzie di governance.

Leonardo Maria ha proposto un incontro con gli altri soci entro il 7 novembre, per illustrare nel dettaglio il progetto. Ha inoltre annunciato la disponibilità a rinunciare ad alcune iniziative legali avviate nei confronti dei familiari, nel tentativo di ridurre il livello dello scontro. Corriere della Sera +2

La reazione dei mercati

La prospettiva di una soluzione alla lunga disputa familiare è stata accolta con interesse dagli investitori. Le azioni EssilorLuxottica sono salite fino all’1,7% nelle contrattazioni parigine, raggiungendo i massimi intraday da giugno, secondo le rilevazioni riportate da Bloomberg.

Il mercato guarda soprattutto alla possibilità che venga superata una fase di incertezza nella governance di Delfin, che negli ultimi mesi ha alimentato interrogativi sulla gestione delle partecipazioni e sulle strategie del gruppo dell’occhialeria.

La posta in gioco riguarda anche il futuro delle partecipazioni bancarie e assicurative. Delfin è infatti uno degli azionisti di riferimento di Mps e Generali e detiene una quota in UniCredit: eventuali cambiamenti nella sua governance potrebbero avere ripercussioni sugli equilibri finanziari italiani.

Moneycontrol +1

La partita, dunque, è appena entrata nella fase decisiva. Da una parte c’è Leonardo Maria Del Vecchio, che vuole riunificare sotto la propria guida il patrimonio costruito dal padre, facendo leva sul sostegno finanziario di una grande banca internazionale. Dall’altra c’è Michal Strnad, pronto a investire decine di miliardi per entrare nel controllo di una holding che rappresenta un pezzo importante del capitalismo europeo.

In mezzo ci sono gli altri eredi, chiamati a decidere se monetizzare le proprie partecipazioni, mantenere il legame con la cassaforte familiare o valutare l’ingresso di un nuovo azionista.

La decisione non determinerà soltanto il destino di una fortuna da decine di miliardi, ma potrebbe cambiare gli equilibri proprietari di alcune delle più importanti società italiane.

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