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Mps, i soci bocciano le offerte su Banco Bpm e Banca Generali: avanza l'Opas di Intesa

Oltre il 90% del capitale presente in assemblea ha respinto le operazioni volute da Lovaglio. Bocciata anche la fusione con Mediobanca, mentre l'offerta di Intesa Sanpaolo attende l'Antitrust.

di Alessandro PlaterotiRedazione UCapital News6 min di lettura
PUNTI CHIAVE
  1. 01Il 91,1% dei presenti ha votato contro l'offerta su Banco Bpm e il 90,9% contro quella su Banca Generali
  2. 02La fusione con Mediobanca ha raccolto il 32,91% di voti favorevoli e il 63,65% di contrari
  3. 03Delfin e Caltagirone, circa il 30% del capitale, si sono schierati con Intesa Sanpaolo
  4. 04L'offerta di Intesa ha il via libera della Bce, resta attesa la decisione dell'Antitrust

Mps, i soci affondano il piano Lovaglio: si apre la strada all’offerta di Intesa Sanpaolo

Oltre il 90% del capitale presente in assemblea boccia le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali. Respinta anche la fusione con Mediobanca. L’amministratore delegato non si arrende: «La partita non è finita». Ma il progetto di costruire un grande polo bancario alternativo perde i suoi pilastri.

La partita per il futuro di Monte dei Paschi di Siena entra in una fase decisiva. Gli azionisti della banca senese hanno respinto con una maggioranza schiacciante le due operazioni sulle quali l’amministratore delegato Luigi Lovaglio aveva costruito la propria strategia per contrastare l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo. Il risultato dell’assemblea del 29 ottobre rappresenta una battuta d’arresto per il progetto di Lovaglio e rafforza la posizione della maggiore banca italiana nella contesa per il controllo di Mps. ANSA.it +1

Il verdetto dei soci è netto: il 91,1% del capitale presente ha votato contro l’offerta pubblica di scambio su Banco BPM, mentre il 90,9% ha respinto quella su Banca Generali. I voti favorevoli si sono fermati rispettivamente al 6,47% e al 6,66%. All’assemblea era rappresentato circa il 65,85% del capitale sociale. HuffPost Italia +1

«La partita non è finita», ha ribadito Lovaglio, cercando di mantenere aperto uno spazio di manovra dopo una giornata che ridimensiona sensibilmente le ambizioni strategiche del management.

Il piano alternativo di Lovaglio perde i suoi pilastri

La strategia dell’amministratore delegato puntava a trasformare Mps in un gruppo bancario di dimensioni maggiori, capace di competere con Intesa Sanpaolo e UniCredit e di mantenere la propria autonomia. Le offerte su Banco Bpm e Banca Generali avrebbero consentito al Monte di rafforzare, rispettivamente, la presenza nel credito commerciale e nel risparmio gestito.

Il piano prevedeva operazioni interamente basate sullo scambio di azioni, per un valore complessivo indicato in circa 34 miliardi di euro. L’obiettivo era costruire un polo alternativo all’integrazione proposta da Intesa, evitando che Mps diventasse parte di un’operazione decisa da un concorrente.

La bocciatura delle due offerte chiude, di fatto, la strada individuata da Lovaglio per contrastare l’acquisizione. A rendere ancora più evidente la portata del risultato è stato il voto contrario anche alla fusione di Mps con Mediobanca, acquisita dal gruppo senese nel 2025. La proposta di fusione ha raccolto il 32,91% dei voti favorevoli, contro il 63,65% dei contrari. Reuters +1

Il significato politico e industriale della giornata è quindi più ampio del semplice stop a due acquisizioni: gli azionisti hanno respinto i principali elementi della strategia con cui il management intendeva ridisegnare il futuro della banca.

Il peso dei grandi azionisti e il sostegno a Intesa

A determinare l’esito del voto è stata anche la posizione dei principali investitori di Mps. In particolare, Delfin e il gruppo riconducibile a Francesco Gaetano Caltagirone, entrambi azionisti rilevanti della banca, si sono schierati a favore dell’offerta di Intesa Sanpaolo.

Secondo Reuters, le due partecipazioni rappresentano complessivamente circa il 30% del capitale di Mps. Il loro orientamento ha reso estremamente difficile per Lovaglio raggiungere le maggioranze necessarie ad approvare le operazioni straordinarie. Reuters +1

La scelta dei grandi soci riflette una diversa valutazione delle prospettive industriali e finanziarie delle due alternative: da una parte, il progetto di espansione autonoma promosso da Lovaglio; dall’altra, la possibilità di aderire a un’offerta che, secondo Intesa, prevede una riorganizzazione del gruppo e una valorizzazione delle attività acquisite.

La bocciatura del piano non dimostra, da sola, che l’operazione di Intesa sia priva di rischi. Significa però che, allo stato attuale, la strategia alternativa non dispone del consenso assembleare necessario per procedere.

L’offerta da 33 miliardi e il nodo Antitrust

L’offerta di Intesa Sanpaolo per Mps è valutata in circa 33 miliardi di euro. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha inoltre migliorato le condizioni economiche della proposta, aggiungendo circa 800 milioni di euro in contanti, subordinando il rafforzamento dell’offerta alla bocciatura delle iniziative concorrenti promosse da Lovaglio. Reuters +1

Il progetto di Intesa non prevede semplicemente l’integrazione delle due banche. La struttura dell’operazione contempla una riorganizzazione della rete commerciale di Mps, che conta circa 1.200 filiali, con la prevista cessione di una parte significativa degli sportelli a Unipol. L’obiettivo è affrontare le criticità concorrenziali legate alla concentrazione di quote di mercato.

Proprio la concorrenza rappresenta uno dei passaggi decisivi ancora da superare. Secondo le informazioni disponibili il 29 ottobre, l’offerta ha ricevuto il via libera della Banca centrale europea, mentre resta attesa la decisione dell’Antitrust. Le condizioni definitive dell’operazione e l’eventuale necessità di ulteriori dismissioni saranno quindi determinanti per stabilire il perimetro del nuovo gruppo. Reuters +1

Il voto degli azionisti elimina un ostacolo importante per Intesa, ma non equivale ancora al completamento dell’acquisizione.

Il futuro della banca più antica del mondo

La vicenda assume un significato particolare per Mps, fondata nel 1472 e considerata la più antica banca ancora operativa al mondo. Dopo anni di difficoltà, perdite e interventi pubblici, l’istituto senese aveva recuperato una posizione più solida, tornando protagonista del consolidamento bancario italiano attraverso l’acquisizione di Mediobanca.

Il percorso di risanamento guidato da Lovaglio aveva riportato la banca al centro delle strategie di aggregazione del settore. Il progetto di acquisizione di Banco Bpm e Banca Generali mirava a consolidare questo ruolo, costruendo un gruppo indipendente con maggiori dimensioni e nuove fonti di ricavi.

La vittoria assembleare dei sostenitori di Intesa apre invece una prospettiva diversa: quella di un’operazione che potrebbe modificare profondamente l’identità e l’organizzazione di Mps, compresa la presenza territoriale della banca.

Restano da valutare anche le conseguenze per i dipendenti, per le filiali e per la concorrenza nel credito alle imprese e alle famiglie. L’eventuale cessione di sportelli potrebbe infatti ridisegnare gli equilibri locali, mentre l’integrazione dei gruppi richiederebbe di gestire sovrapposizioni operative e organizzative.

Lovaglio rivendica i risultati: «Abbiamo difeso il valore del Monte»

Nonostante la sconfitta, l’amministratore delegato ha difeso il percorso intrapreso, sostenendo che la sua iniziativa abbia contribuito a ottenere condizioni economiche migliori per gli azionisti anche prima della conclusione dell’offerta di Intesa.

È questo il punto sul quale Lovaglio prova a costruire la propria replica: il piano non ha ottenuto il consenso necessario per essere realizzato, ma avrebbe comunque costretto il potenziale acquirente a migliorare la proposta.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto il prezzo riconosciuto agli azionisti. In gioco c’è il modello industriale della banca: se Mps potrà continuare a svilupparsi come gruppo autonomo oppure se il suo futuro sarà determinato dall’integrazione con Intesa e dalla successiva riorganizzazione delle attività.

Il voto del 29 ottobre segna dunque una svolta nella partita bancaria italiana. Il progetto di Lovaglio perde il sostegno dell’assemblea, mentre Intesa Sanpaolo guadagna spazio per portare avanti la propria offerta. Ma, fino al completamento delle verifiche regolamentari e delle eventuali condizioni imposte dalle autorità, il futuro assetto del Monte dei Paschi rimane ancora da definire.

luigi lovagliocarlo messina
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