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Spotify, il catalogo cresce. Ascolti dei vecchi brani +39,2% negli USA

Nei primi nove mesi del 2026 gli ascolti dei brani di catalogo nelle classifiche Spotify sono saliti del 39,2% negli Usa e del 49,3% nel mondo, secondo Music Business Worldwide.

di Andrea PelucchiRedazione UCapital News5 min di lettura
Spotify, il catalogo cresce. Ascolti dei vecchi brani +39,2% negli USA
PUNTI CHIAVE
  1. 01Catalogo nella Top 200 Usa di Spotify: +39,2% su base annua a 10,90 miliardi di stream (gennaio-settembre 2026); globale +49,3% a 44,48 miliardi.
  2. 02Gli ascolti dei brani frontline, pubblicati negli ultimi tre anni, sono calati del 25,4% negli Usa e del 24,8% nel mondo.
  3. 03I brani con oltre dieci anni pesano il 29,7% degli stream della Top 200 Usa e il 32,4% a livello mondiale.
  4. 04Nel secondo trimestre Spotify ha toccato 300 milioni di abbonati Premium e 777 milioni di utenti attivi mensili.

Il mercato dello streaming musicale sta riscoprendo le gemme del passato. Nei primi nove mesi del 2026, i brani di catalogo hanno guadagnato spazio nelle classifiche settimanali di Spotify, registrando una crescita significativa sia negli Stati Uniti sia a livello globale. Un andamento che contrasta con la flessione degli ascolti delle nuove uscite e apre nuove prospettive per il business dei diritti musicali.

Secondo un'analisi pubblicata il 12 ottobre da Music Business Worldwide (MBW), gli ascolti dei brani di catalogo nella Top 200 settimanale statunitense di Spotify sono aumentati del 39,2% su base annua, raggiungendo 10,90 miliardi di riproduzioni nel periodo gennaio-settembre. A livello globale, la crescita è stata del 49,3%, per un totale di 44,48 miliardi di stream nelle classifiche considerate.

Il confronto con la musica più recente evidenzia la portata del cambiamento. Gli ascolti dei brani classificati come frontline, ossia pubblicati negli ultimi tre anni secondo il criterio adottato dall'analisi, sono diminuiti del 25,4% negli Stati Uniti e del 24,8% a livello globale. Non significa che le nuove uscite abbiano perso ogni capacità di generare successi, ma che una quota crescente dell'attenzione nelle classifiche più popolari si sta spostando verso registrazioni già consolidate seguendo l’onda dell’effetto nostalgia.

Il catalogo diventa un asset strategico

Nel settore discografico, il termine catalogo identifica le registrazioni che hanno superato una determinata soglia temporale. Per l'analisi di MBW, la soglia è fissata a tre anni dalla pubblicazione. Si tratta quindi di un insieme molto ampio, che comprende tanto successi relativamente recenti quanto brani entrati nella storia della musica.

Il dato più significativo riguarda proprio le registrazioni più datate. Negli Stati Uniti, 3,01 dei 3,07 miliardi di stream aggiuntivi generati dal catalogo rispetto all'anno precedente sono arrivati da canzoni pubblicate almeno dieci anni fa. Questi brani hanno rappresentato anche l'83% dell'incremento globale degli ascolti di catalogo.

La quota dei brani con oltre dieci anni di anzianità ha raggiunto il 29,7% degli stream della Top 200 statunitense nei primi nove mesi dell'anno, contro una quota circa tre volte inferiore nel 2024. A livello mondiale, la percentuale è salita al 32,4%. Il patrimonio musicale più consolidato guadagna terreno, trasformando registrazioni vintage in risorse commerciali capaci di generare nuova attenzione.

Per le case discografiche e gli editori musicali, questa dinamica rende ancora più importante la gestione dei diritti, la valorizzazione delle registrazioni e la capacità di intercettare nuovi pubblici. Un brano pubblicato anni o decenni fa può tornare a produrre ascolti senza richiedere un nuovo ciclo di registrazione o una campagna promozionale tradizionale di pari intensità. Restano però i costi di gestione, promozione e distribuzione, oltre agli accordi che determinano come i ricavi vengano ripartiti tra i diversi titolari dei diritti.

Effetto Michael e il potere della riscoperta

Un esempio citato da MBW è quello di del Re del Pop Michael Jackson, le cui canzoni hanno mantenuto una presenza rilevante nelle classifiche globali di Spotify. Nei primi nove mesi del 2026, 15 suoi brani sono entrati nella Top 200 settimanale mondiale, generando in toto 3,02 miliardi di stream.

Tra questi figura Chicago, registrata nel 1999 e pubblicata nell'album postumo Xscape del 2014. Il brano, inizialmente distribuito come singolo promozionale, si è avvicinato al miliardo di riproduzioni su Spotify secondo l'analisi di MBW. Il caso dimostra come il successo di una registrazione non dipenda solo dal momento della pubblicazione. La scoperta attraverso il Grande Schermo, i social media, i contenuti online, i videogiochi, le serie televisive o altri contesti culturali può riattivare l'interesse per canzoni che sembravano aver esaurito il proprio ciclo commerciale.

Per l'industria musicale, la conseguenza è una maggiore centralità della distribuzione digitale e delle strategie di promozione capaci di collegare repertori storici a nuove generazioni di ascoltatori. La notorietà dell'artista e la riconoscibilità del brano rappresentano un punto di partenza, ma non garantiscono da sole una nuova ondata di ascolti: servono occasioni di scoperta e una presenza efficace negli ambienti in cui si forma la domanda.

Le implicazioni per il mercato musicale

La crescita del catalogo assume particolare rilievo in un settore in cui i diritti sulle registrazioni e sulle composizioni rappresentano attività economiche di lungo periodo. Un repertorio consolidato può generare ricavi attraverso lo streaming e, a seconda dei diritti disponibili, anche attraverso sincronizzazioni audiovisive, licenze e altri utilizzi commerciali.

Questo potenziale contribuisce a spiegare l'interesse degli operatori per i cataloghi musicali. Tuttavia, un aumento degli stream non si traduce per forza in un incremento proporzionale dei ricavi o del valore di un portafoglio di diritti. I risultati economici dipendono dai contratti, dalle quote spettanti ai titolari, dalle condizioni di licenza e dalla sostenibilità della domanda nel tempo.

Anche per Spotify, il fenomeno offre un'indicazione sulla trasformazione delle abitudini di ascolto. Nel secondo trimestre del 2026, la piattaforma ha raggiunto 300 milioni di abbonati Premium e 777 milioni di utenti attivi mensili, con ricavi pari a 4,8 miliardi di euro. Una base di utenti di queste dimensioni amplia le possibilità di far incontrare repertori musicali di epoche diverse con pubblici internazionali, anche attraverso sistemi di raccomandazione e playlist personalizzate.

Occorre però mantenere una distinzione importante: i numeri di MBW riguardano gli stream conteggiati nelle classifiche settimanali Top 200 di Spotify, non l'intero consumo musicale sulla piattaforma. L'analisi segnala inoltre una contrazione del volume complessivo di ascolti registrati in queste classifiche, mentre i dati di mercato citati da MBW indicano una crescita dello streaming audio on-demand negli Stati Uniti e a livello globale. Il cambiamento potrebbe quindi riflettere anche una maggiore dispersione degli ascolti al di fuori dei brani più popolari.

La crescita del catalogo non decreta la fine delle nuove hit, ma evidenzia una competizione più complessa per conquistare e mantenere l'attenzione del pubblico. Per discografici, editori e investitori, il valore del repertorio storico dipenderà dalla capacità di trasformare la riscoperta culturale in ricavi duraturi, senza confondere un aumento degli ascolti con una garanzia di rendimento.

Fonti: Music Business Worldwide, “Catalog Is Surging On Spotify – Making Frontline Hits An Even Harder Game”, 12 ottobre 2026; Spotify, risultati del secondo trimestre 2026, 4 agosto 2026.

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