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Olio extravergine di oliva: il prezzo crolla a 4 €/kg, produttori minacciano di lasciare olive sugli alberi

Il prezzo dell'olio extravergine di oliva è crollato da 9,20 €/kg nel novembre 2025 a 4-4,20 €/kg, con punte a 3,80 €. Il rimbalzo produttivo spagnolo ha innescato la spirale al ribasso, mettendo a rischio migliaia di aziende olivicole italiane.

di Andrea PelucchiRedazione UCapital News5 min di lettura
Olio extravergine di oliva: il prezzo crolla a 4 €/kg, produttori minacciano di lasciare olive sugli alberi
Immagine generata con AI
PUNTI CHIAVE
  1. 01Il prezzo dell'olio extravergine di oliva è sceso da 9,20 €/kg (novembre 2025) a 4-4,20 €/kg nell'ottobre 2026, con segnalazioni di prezzi fino a 3,80 €/kg.
  2. 02Il prodotto italiano ha registrato un calo del 47% in un solo anno, secondo Areté, società leader nel monitoraggio dei prezzi agrifood.
  3. 03La Spagna prevede una produzione di 1,6 milioni di tonnellate per la campagna 2026-27, il 29% in più rispetto alla campagna precedente.
  4. 04Il 12 ottobre 2026 circa 2.000 olivicoltori hanno manifestato in piazza Prefettura a Bari; Unaprol chiede l'intervento delle istituzioni.

Il prezzo dell'olio extravergine di oliva è crollato da 9,20 euro al chilogrammo del novembre 2025 agli attuali 4-4,20 euro al chilogrammo, con segnalazioni di quotazioni che scendono fino a 3,80 euro: un dimezzamento in pochi mesi che ha spinto migliaia di olivicoltori italiani a minacciare di lasciare le olive sugli alberi, rinunciando alla raccolta.

La crisi del settore olivicolo italiano si inserisce in un contesto di profondo riassestamento del mercato mondiale dell'olio d'oliva, guidato dal forte recupero produttivo della Spagna dopo due annate segnate dalla siccità. Le conseguenze per i produttori italiani rischiano di andare ben oltre la campagna in corso, mettendo in discussione la sopravvivenza di molte aziende agricole e il futuro degli uliveti stessi.

Cosa è successo

Con la campagna olearia alle porte — e in alcuni casi già avviata — gli olivicoltori italiani si trovano di fronte a prezzi che rendono la raccolta economicamente insostenibile. Secondo i dati diffusi da Unaprol, una delle principali organizzazioni di produttori olivicoli, le quotazioni dell'extravergine erano a 9,20 euro al chilogrammo nel novembre 2025 e sono oggi comprese tra i 4 e i 4,20 euro al chilogrammo, con punte al ribasso fino a 3,80 euro.

Il crollo rappresenta, secondo Areté — società leader in Italia nel monitoraggio e nell'analisi delle quotazioni delle materie prime agrifood — un calo del 47% in un solo anno per il prodotto italiano. Areté ha precisato che nel corso del 2026 i prezzi dell'olio extravergine comunitario sono tornati ai livelli più bassi dal 2022, mentre il differenziale positivo storicamente riconosciuto all'extravergine italiano si è drasticamente ridotto: si è passati da oltre 5.300 euro a tonnellata registrati a giugno 2024 a poco più di 900 euro a tonnellata a settembre 2026.

  • Prezzo extravergine novembre 2025: 9,20 €/kg
  • Prezzo extravergine ottobre 2026: 4-4,20 €/kg (punte a 3,80 €/kg)
  • Calo del prodotto italiano in un anno: -47% (fonte: Areté)
  • Premio "made in Italy" sul mercato: da oltre 5.300 €/t (giugno 2024) a circa 900 €/t (settembre 2026)

Perché i prezzi sono crollati: il rimbalzo spagnolo

La spirale al ribasso è stata innescata dal forte recupero produttivo della Spagna, primo produttore mondiale di olio d'oliva. Dopo due annate di scarsità causate dalla siccità, le prime stime ufficiali per la campagna 2026-27 indicano una produzione spagnola di 1,6 milioni di tonnellate, il 29% in più rispetto alla campagna precedente. Se confermato, questo raccolto porterebbe la disponibilità complessiva spagnola a inizio campagna vicina ai livelli più elevati mai registrati, quelli della campagna 2021-22.

Areté ha sottolineato che il mercato dell'olio extravergine si avvia verso la campagna 2026-27 con disponibilità in recupero e prezzi in forte ridimensionamento rispetto ai picchi degli ultimi due anni. La ricostituzione delle scorte, combinata con l'aumento dell'offerta, ha determinato una pressione al ribasso sulle quotazioni che ha colpito in modo particolare il prodotto italiano.

Permangono tuttavia elementi di incertezza: secondo Areté, le condizioni meteorologiche delle prossime settimane saranno decisive per le rese in olio in Spagna, mentre in Italia e Tunisia si prevedono già contrazioni produttive rispetto alla campagna precedente.

La protesta degli olivicoltori italiani

Il 12 ottobre 2026 circa 2.000 olivicoltori hanno manifestato in piazza Prefettura a Bari, dando voce a una crisi che Unaprol definisce al limite della disperazione. L'organizzazione ha lanciato un allarme sul rischio di abbandono degli uliveti, chiedendo l'intervento urgente delle istituzioni.

La minaccia di lasciare le olive sugli alberi non è una scelta simbolica: per molti produttori, i costi di raccolta e lavorazione superano i ricavi ottenibili ai prezzi attuali, rendendo la campagna olearia un'operazione in perdita. Unaprol ha evidenziato che il crollo dei listini rappresenta un rischio non solo per la sostenibilità economica della nuova raccolta, ma anche per il futuro di molte aziende agricole italiane.

Perché conta

Il settore olivicolo italiano è uno dei pilastri dell'agroalimentare nazionale, con una tradizione produttiva secolare e un posizionamento di qualità sui mercati internazionali. Un crollo prolungato dei prezzi mette a rischio non solo i redditi degli olivicoltori, ma anche la manutenzione degli uliveti stessi: l'abbandono degli oliveti, soprattutto in aree collinari e marginali, avrebbe conseguenze ambientali e paesaggistiche difficilmente reversibili.

Il ridimensionamento del premio riconosciuto all'extravergine italiano — da oltre 5.300 euro a tonnellata a circa 900 euro a tonnellata in poco più di due anni — segnala una perdita di potere di mercato del prodotto made in Italy rispetto alla concorrenza comunitaria, in particolare spagnola. Questa dinamica potrebbe avere effetti strutturali sul posizionamento competitivo del comparto nel medio termine.

Sul fronte dei consumi, Areté ha indicato che la flessione dei listini potrebbe rilanciare la domanda, compressa negli ultimi due anni dai prezzi elevati. Tuttavia, per i produttori italiani, un eventuale aumento dei volumi venduti a prezzi così bassi non compenserebbe necessariamente le perdite di margine.

Cosa guardare adesso

I prossimi mesi saranno decisivi per capire se la crisi del settore olivicolo italiano si stabilizzerà o si aggraverà ulteriormente. I principali elementi da monitorare sono:

  • Condizioni meteorologiche in Spagna nelle prossime settimane: determineranno le rese effettive in olio e quindi la disponibilità finale sul mercato comunitario per la campagna 2026-27.
  • Andamento della produzione italiana e tunisina: entrambi i Paesi già prevedono contrazioni produttive, secondo Areté, che potrebbero in parte compensare l'eccesso di offerta spagnola.
  • Risposta delle istituzioni italiane ed europee: Unaprol ha chiesto un intervento urgente; le misure eventualmente adottate — sostegni al reddito, strumenti di gestione delle crisi di mercato — potrebbero influenzare le decisioni degli olivicoltori sulla raccolta in corso.
  • Evoluzione della domanda globale: un recupero dei consumi, stimolato dai prezzi più bassi, potrebbe attenuare la pressione al ribasso sulle quotazioni nel corso della campagna.

Fonti:ilsole24ore.comilsole24ore.com

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