Conte risponde a Grillo: lo scontro nel M5S

L'ex premier replica all'attacco del fondatore: «Sono qui perché mi hai pregato». La frattura sul simbolo, i due mandati e il futuro del Movimento 5 Stelle


Conte risponde a Grillo: «Sono qui perché mi hai pregato»

Lo scontro tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo ha raggiunto, il 29 luglio 2026, un punto di rottura aperta che ridisegna gli equilibri interni al Movimento 5 Stelle. L'ex presidente del Consiglio ha risposto pubblicamente al fondatore del M5S con una replica netta e circostanziata, ribaltando la narrativa del tradimento che Grillo aveva costruito nei giorni precedenti: «Sono qui perché mi hai pregato». Con questa frase, Conte ha ricostruito la genesi del proprio ingresso alla guida del Movimento, ricordando che fu lo stesso Grillo a sollecitarne la leadership, e ha respinto ogni accusa di aver operato contro la volontà del fondatore. Lo scontro Conte Grillo, che si consuma sullo sfondo di una crisi di consenso del Movimento 5 Stelle, investe ora questioni strutturali: il simbolo, il nome, la regola del doppio mandato e il potere decisionale degli iscritti.

Le parole di Conte ai fedelissimi

A caldo, secondo fonti vicine all'ex premier, Conte avrebbe confidato ai propri collaboratori più stretti una valutazione inequivocabile: la guida del Movimento è legittimata dal mandato degli iscritti, non dalla volontà del fondatore. Una posizione che delinea una frattura di principio, prima ancora che personale. Conte avrebbe sottolineato come la leadership non possa essere revocata unilateralmente da chi non ricopre alcun ruolo formale nell'organizzazione, ma si limita a rivendicare la titolarità del marchio.

«Non mi sono mai considerato nemico di Grillo»

Sul piano del conflitto personale, Conte ha operato una distinzione precisa tra l'essere attaccato e l'attaccare. «Non mi sono mai considerato nemico di Beppe Grillo», ha dichiarato l'ex premier, riconoscendo di aver subito offensive ripetute da parte del fondatore, ma rivendicando di non aver mai risposto con attacchi diretti. Una postura che gli consente di presentarsi come parte lesa nel conflitto, rafforzando la propria immagine di interlocutore istituzionale e responsabile di fronte alla base del Movimento.

L'accusa di Grillo: «Il M5S è morto, cambia simbolo»

Beppe Grillo è tornato all'offensiva con un video-discorso integrale in cui ha dichiarato il Movimento 5 Stelle politicamente defunto e ha intimato a Conte di adottare un simbolo diverso. Il fondatore ha rivendicato la proprietà del brand M5S come principale leva di pressione nella disputa interna, trasformando una questione di identità politica in una controversia che potrebbe avere risvolti anche sul piano legale e organizzativo.

I tre punti intoccabili secondo Grillo

Grillo ha fissato tre linee rosse invalicabili: il simbolo, il nome del Movimento e la regola del doppio mandato. Su questi tre elementi il fondatore ha dichiarato di non essere disposto a cedere alla volontà dell'Assemblea Costituente proposta da Conte. La regola dei due mandati, in particolare, rappresenta uno dei pilastri identitari originari del M5S e la sua eventuale abolizione o modifica è percepita da Grillo come una capitolazione definitiva rispetto ai valori fondativi del progetto politico.

L'annuncio di una «nuova idea» politica

In parallelo alla rottura con Conte, Grillo ha anticipato di avere un progetto politico autonomo, senza tuttavia fornire dettagli operativi o programmatici. L'annuncio alimenta concretamente l'ipotesi di una sua permanenza sulla scena politica italiana al di fuori del M5S, aprendo scenari inediti per un movimento che ha già attraversato numerose scissioni negli ultimi anni. La vaghezza dell'annuncio non ha impedito che venisse interpretato come un segnale di discontinuità definitiva.

Il nodo dell'Assemblea Costituente e i poteri decisionali nel M5S

Al centro della frattura tra Conte e Grillo vi è una questione di legittimità costitutiva: chi detiene il diritto di stabilire le regole del Movimento? Conte sostiene con fermezza che spetti agli iscritti deliberare su qualsiasi tema tramite l'Assemblea Costituente, respingendo ogni forma di veto esterno con una formula che non lascia margini di ambiguità: «Nessuno decide su cosa si può deliberare». Si tratta di un principio di sovranità interna che Conte oppone alla pretesa di Grillo di esercitare un potere di interdizione su specifici argomenti, in virtù della titolarità formale del simbolo e del nome. La disputa rivela una tensione strutturale tra la logica della democrazia diretta — che il M5S ha sempre proclamato come proprio tratto distintivo — e il controllo verticale che il fondatore intende mantenere sulle questioni identitarie.

Crisi di consenso e rilancio programmatico del Movimento 5 Stelle

Lo scontro interno tra Conte e Grillo si consuma sullo sfondo di una significativa erosione elettorale del Movimento 5 Stelle, che negli ultimi cicli elettorali ha perso quote rilevanti di consenso rispetto ai picchi storici registrati tra il 2018 e il 2019. Internamente, si discute con crescente urgenza di una svolta identitaria incentrata sulla transizione ecologica e digitale come nuovi assi programmatici capaci di recuperare credibilità presso un elettorato progressista sempre più frammentato. La crisi di leadership rischia tuttavia di oscurare qualsiasi tentativo di rilancio politico, concentrando l'attenzione mediatica e pubblica sulle dinamiche personali piuttosto che sui contenuti. Fonti interne al Movimento segnalano che una parte degli iscritti e degli eletti guarda con preoccupazione alla prolungata instabilità, temendo che il conflitto possa accelerare ulteriormente la perdita di consenso in vista delle prossime scadenze elettorali.

Scenari futuri: scissione, nuovo partito o mediazione?

Se la rottura tra Conte e Grillo dovesse consolidarsi in modo definitivo, si profila concretamente l'ipotesi che l'ex premier fondi una formazione politica autonoma, lasciando a Grillo il controllo formale del simbolo e del nome M5S. Un simile scenario rappresenterebbe l'ennesima scissione in un movimento che ha già visto fuoriuscire, nel corso degli anni, figure di primo piano come Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Davide Casaleggio.

L'ipotesi di un partito di Conte

Fonti vicine all'ex premier non escludono la nascita di una nuova formazione politica a guida contiana, che erediterebbe la base elettorale progressista e ambientalista del M5S senza i vincoli imposti dal fondatore. Un eventuale nuovo partito potrebbe posizionarsi nell'area di centrosinistra, cercando di intercettare l'elettorato deluso sia dal M5S che dal Partito Democratico, con un'offerta politica incentrata sui temi della giustizia sociale, della transizione ecologica e della tutela del lavoro.

La voce di Di Maio e gli altri ex

Nel dibattito è intervenuto anche Luigi Di Maio, già fuoriuscito dal Movimento dopo la scissione del 2022, le cui dichiarazioni hanno suscitato la sorpresa dello stesso Conte. «Sono stupito che abbia avuto qualcosa da dire», ha commentato l'ex premier, in una risposta che rivela quanto il capitolo delle fuoriuscite storiche continui a pesare sulla narrazione interna al M5S. Il commento di Di Maio offre una prospettiva esterna su dinamiche che appaiono strutturali e difficilmente risolvibili attraverso una semplice mediazione. La crisi attuale, secondo diversi osservatori, non è riconducibile a un conflitto personale tra due figure, ma riflette una contraddizione irrisolta tra la vocazione movimentista delle origini e la necessità di strutturarsi come partito politico maturo e competitivo.


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