Fujimori al potere: il Perù vira a destra

Keiko Fujimori eletta presidente del Perù: la vittoria della figlia dell'ex dittatore consolida la svolta conservatrice in America Latina


Keiko Fujimori eletta presidente del Perù

Keiko Fujimori è stata ufficialmente dichiarata vincitrice delle elezioni presidenziali peruviane del 2026, diventando la prima donna a ricoprire la carica di presidente nella storia del paese. La vittoria, conseguita al quarto tentativo dopo tre precedenti sconfitte, è stata ottenuta con un margine ristretto al termine di un processo democratico altamente competitivo. L'elezione segna il ritorno al potere della dinastia Fujimori, a distanza di decenni dalla presidenza del padre Alberto, e si inserisce in una più ampia svolta conservatrice che sta ridisegnando la mappa politica dell'America Latina.

Una vittoria storica e contrastata

Keiko Fujimori ha superato il candidato di sinistra in un ballottaggio ad alto rischio, conquistando la presidenza dopo un percorso politico segnato da ripetute sconfitte e da procedimenti giudiziari che ne hanno messo a rischio la candidatura. Il risultato finale riflette una nazione profondamente divisa: da un lato il blocco conservatore, favorevole a politiche pro-mercato e a un allineamento con Washington; dall'altro le forze progressiste, che temono un ritorno all'autoritarismo associato al nome Fujimori. La vittoria, per quanto risicata, conferisce alla nuova presidente un mandato democratico chiaro, che dovrà tuttavia essere consolidato attraverso la costruzione di solide alleanze parlamentari.

Il profilo della nuova presidente

Ex parlamentare e leader di Fuerza Popular, il partito di destra da lei fondato, Keiko Fujimori è una figura politica di lungo corso nel panorama peruviano. Durante la campagna elettorale ha adottato posizioni nettamente pro-mercato, sostenendo la liberalizzazione degli investimenti esteri e il rafforzamento del settore estrattivo. Sul piano internazionale, ha espresso un esplicito sostegno all'amministrazione statunitense:

«Accogliamo favorevolmente la rinnovata attenzione dell'amministrazione Trump verso l'America Latina e, in particolare, verso il Perù»

ha dichiarato Fujimori nel corso della campagna, delineando con precisione l'asse geopolitico del futuro governo.


Il Perù nella svolta conservatrice latinoamericana

L'elezione di Keiko Fujimori si inserisce in una tendenza regionale più ampia che vede i partiti e i leader di destra affermarsi in numerosi paesi dell'America Latina. La vittoria peruviana rappresenta un ulteriore tassello in questa traiettoria politica continentale, dopo analoghi successi conservatori registrati in altri stati della regione. Gli analisti internazionali interpretano questo risultato come un segnale inequivocabile del cambiamento degli equilibri ideologici nel subcontinente, che si allontana progressivamente dal ciclo progressista che aveva caratterizzato i decenni precedenti.

Una serie di vittorie per la destra regionale

Il Perù si aggiunge alla lista di paesi latinoamericani in cui i movimenti conservatori hanno recentemente conquistato il potere. La mappa politica regionale è in netta evoluzione rispetto al cosiddetto marea rosa degli anni Duemila e Duemiladieci, quando governi di sinistra dominavano da Buenos Aires a Caracas, da Brasilia a La Paz. L'ascesa di leader conservatori in Argentina, Ecuador e ora in Perù delinea un nuovo asse ideologico che ridefinisce le priorità politiche ed economiche dell'intera area.

Il fattore Trump e le relazioni con Washington

L'allineamento esplicito di Keiko Fujimori con le posizioni dell'amministrazione Trump rafforza la prospettiva di un asse conservatore tra Lima e Washington. Tale convergenza potrebbe avere implicazioni concrete su più fronti: la politica commerciale bilaterale, con potenziali accordi preferenziali per il settore minerario peruviano; la sicurezza regionale, con una cooperazione più intensa nel contrasto al narcotraffico; e il posizionamento del Perù rispetto ai governi di sinistra della regione, come Venezuela e Cuba. Washington guarda con favore all'elezione di Fujimori, che promette di trasformare Lima in un interlocutore privilegiato per gli interessi statunitensi nel Pacifico sudamericano.

Le sfide della governance in un paese instabile

Nonostante le solide fondamenta macroeconomiche del Perù, la vera prova per Fujimori sarà la capacità di governare un paese storicamente segnato da una profonda instabilità politica. Negli ultimi anni il Perù ha vissuto una successione rapida di presidenti e crisi istituzionali che hanno eroso la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Un caso emblematico è la caduta di Pedro Pablo Kuczynski nel marzo 2018, costretto alle dimissioni dopo meno di due anni di mandato a causa di scandali di corruzione e di una guerra di logoramento con il Congresso, allora dominato proprio da Fuerza Popular.

La nuova presidente dovrà costruire coalizioni parlamentari solide per evitare l'impasse legislativa che ha paralizzato i suoi predecessori. Il rischio di una coabitazione conflittuale tra esecutivo e legislativo è strutturale nel sistema politico peruviano, e Fujimori — che in passato ha guidato l'opposizione parlamentare con una strategia ostruzionistica — conosce bene i meccanismi di questa dinamica. La sua capacità di trasformare il ruolo da oppositrice a governante sarà determinante per la stabilità del paese.

L'eredità di Alberto Fujimori: risorsa o fardello?

Il nome Fujimori evoca in Perù sentimenti profondamente contrastanti. Per i sostenitori, Alberto Fujimori è ricordato come il presidente che negli anni '90 sconfisse il terrorismo di Sendero Luminoso, pose fine all'iperinflazione e stabilizzò l'economia attraverso riforme strutturali radicali. Per i critici, il suo governo è sinonimo di autoritarismo, corruzione sistematica e gravi violazioni dei diritti umani, tra cui sterilizzazioni forzate di donne indigene e l'operato dello squadrone della morte Grupo Colina.

Keiko Fujimori ha dovuto fare i conti con questa eredità ambivalente lungo tutta la sua carriera politica, cercando di capitalizzarne i consensi senza esserne schiacciata. La sua elezione riapre il dibattito nazionale e internazionale sul lascito del fujimorismo: un fenomeno politico che, a distanza di decenni, continua a polarizzare la società peruviana e a condizionare le scelte elettorali di milioni di cittadini. La nuova presidente dovrà dimostrare di essere in grado di governare in nome di tutti i peruviani, non soltanto dei propri sostenitori.

Prospettive economiche e politica estera del nuovo governo

Il Perù vanta fondamentali macroeconomici solidi: è uno dei principali produttori mondiali di rame, oro e argento, con un settore estrattivo che rappresenta una quota rilevante del PIL e delle esportazioni nazionali. Gli investitori internazionali guardano con interesse alla stabilità che un governo di centrodestra potrebbe garantire, dopo anni di incertezza politica che avevano frenato i flussi di capitali esteri nel paese.

Sul fronte della politica estera, ci si attende un rafforzamento dei legami con gli Stati Uniti e un approccio più critico verso i governi di sinistra della regione. Il Perù potrebbe assumere un ruolo più attivo nei consessi multilaterali latinoamericani, sostenendo posizioni di condanna nei confronti dei regimi di Caracas e L'Avana. La capacità di Fujimori di tradurre il mandato elettorale in riforme concrete — sul piano economico, istituzionale e della sicurezza — determinerà in ultima analisi il successo o il fallimento della sua presidenza.


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