La Russa: «Meloni al Quirinale, ma non ora»

Il Presidente del Senato Ignazio La Russa prevede un futuro presidenziale per Giorgia Meloni: «Diventerà Presidente della Repubblica, ma la prossima volta, non questa»


La Dichiarazione di La Russa su Meloni al Colle

Il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha rilasciato una previsione netta e articolata sul futuro politico di Giorgia Meloni: la Presidente del Consiglio diventerà Presidente della Repubblica, ma non nell'attuale tornata elettorale. La dichiarazione, che riprende e rilancia la riflessione della stessa Meloni sul cosiddetto tabù Quirinale, assume un peso istituzionale significativo provenendo dalla seconda carica dello Stato. La Russa ha così trasformato una suggestione politica in una previsione strutturata, alimentando il dibattito sul futuro assetto istituzionale del Paese.

Le parole esatte di La Russa

La Russa ha affermato testualmente:

«Secondo me lo diventerà presidente della Repubblica, magari la prossima volta e non questa».

Una formulazione che distingue con precisione chirurgica tra il mandato presidenziale in corso — quello di Sergio Mattarella, rieletto nel gennaio 2022 — e quello futuro, escludendo con altrettanta chiarezza qualsiasi ambizione immediata per la premier. Il condizionale «magari» non attenua la sostanza della previsione, ma ne calibra i tempi con realismo politico.


Il contesto della dichiarazione

Le parole del Presidente del Senato giungono in un momento di vivace dibattito interno al centrodestra sul futuro assetto istituzionale del Paese. La Russa ha scelto di intervenire pubblicamente, conferendo alla propria previsione il carattere di una riflessione politica strutturata e non di semplice speculazione. Il riferimento esplicito al tabù Quirinale — espressione utilizzata dalla stessa Meloni per descrivere la storica difficoltà della destra italiana ad ambire alla massima carica dello Stato — colloca la dichiarazione all'interno di una narrativa più ampia sulla legittimazione istituzionale del centrodestra.

Il Meloni Bis: Priorità Prima del Quirinale

La Russa si dice convinto che Giorgia Meloni porterà a termine l'attuale legislatura e otterrà un secondo mandato a Palazzo Chigi prima di qualsiasi ipotesi quirinalizia. Questa visione colloca il Quirinale come un orizzonte di lungo periodo, subordinato al completamento di almeno due mandati da Presidente del Consiglio. La traiettoria delineata dal Presidente del Senato è dunque quella di una leadership di governo consolidata, che solo in una fase successiva potrebbe tradursi in una candidatura alla massima carica dello Stato.


La prospettiva del secondo mandato

Secondo La Russa, Meloni non pensa al Colle nell'immediato e si concentra sulla guida dell'esecutivo. Il Presidente del Senato ha ribadito che la premier farà il bis a Palazzo Chigi, delineando una traiettoria politica che antepone la stabilità di governo a qualsiasi ambizione presidenziale a breve termine. «Ci sarà un Meloni bis», ha dichiarato La Russa, allontanando così ogni lettura che vedesse nella premier una figura già proiettata verso il Colle a scapito della guida dell'esecutivo. La coerenza di questa posizione con quella della stessa Meloni — che ha sempre dichiarato di voler completare il proprio mandato — rafforza la credibilità della previsione.

La Russa Esclude la Propria Candidatura al Quirinale

In parallelo alle dichiarazioni su Meloni, Ignazio La Russa ha escluso categoricamente di nutrire aspirazioni personali alla Presidenza della Repubblica. Il Presidente del Senato ha dichiarato esplicitamente di non voler ricoprire la carica di Capo dello Stato, allontanando da sé ogni speculazione sul proprio futuro istituzionale. «Né lei né io», ha sintetizzato La Russa, riferendosi all'attuale tornata presidenziale. Una presa di distanza netta, che serve anche a sgombrare il campo da possibili interpretazioni della propria dichiarazione su Meloni come mossa tattica volta a proiettare altri verso il Colle per liberare spazio a sé stesso. La Russa ha così scelto la trasparenza come strumento di credibilità politica.

Il «Tabù Quirinale» e il Dibattito nel Centrodestra

La riflessione di La Russa si inserisce in un più ampio dibattito all'interno della coalizione di governo sul tema della successione al Quirinale e sull'eventuale candidatura di una figura di centrodestra alla massima carica dello Stato. La premier Meloni aveva già evocato pubblicamente il tabù Quirinale, aprendo una discussione che ora trova eco autorevole nelle parole del Presidente del Senato. Storicamente, la destra italiana — nelle sue varie declinazioni dal Movimento Sociale Italiano ad Alleanza Nazionale fino a Fratelli d'Italia — non ha mai espresso un Presidente della Repubblica. La sola evocazione di questa possibilità rappresenta, per i protagonisti di questa area politica, un segnale di maturità istituzionale raggiunta.

Le reazioni politiche: il caso Ilaria Salis

La previsione di La Russa ha suscitato reazioni immediate anche nell'opposizione. Tra le voci critiche si è distinta quella di Ilaria Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, che è intervenuta con toni definiti durissimi, sottolineando le implicazioni politiche e istituzionali di un'eventuale ascesa di Meloni al Colle. Le critiche dell'opposizione si concentrano in particolare sul profilo politico della premier e sulla compatibilità di una figura con radici nel post-missismo con il ruolo di garante super partes che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica. Il dibattito, ancora in una fase embrionale data la lontananza temporale dell'eventuale scadenza, promette tuttavia di intensificarsi nei prossimi mesi.

Implicazioni Istituzionali di un'Eventuale Presidenza Meloni

Un'eventuale elezione di Giorgia Meloni alla Presidenza della Repubblica rappresenterebbe un passaggio storico per il sistema politico italiano. Segnerebbe la prima volta in cui una figura proveniente dalla tradizione della destra post-missina raggiungerebbe la massima carica istituzionale del Paese, nonché la prima volta in assoluto per una donna. La Russa ha sottolineato che tale scenario sarebbe «un bene per l'Italia», attribuendo alla prospettiva un valore che va oltre la semplice dinamica di partito o di coalizione.

Sul piano costituzionale, il Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali, con una maggioranza qualificata nei primi tre scrutini e assoluta dal quarto. La composizione delle future Camere — e dunque l'esito delle prossime elezioni politiche — sarà determinante per valutare la concreta praticabilità di uno scenario quirinalizio per Meloni. La Russa, con la propria dichiarazione, ha di fatto aperto ufficialmente la stagione del dibattito su questo tema all'interno del centrodestra, fissando una traiettoria politica di lungo periodo che ora diventa parte integrante del discorso pubblico italiano.


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