Autonomia differenziata, via libera della Camera alle prime pre-intese. Protestano opposizioni e comitati: «Rischio di dividere il Paese»

Montecitorio approva gli accordi preliminari per Lombardia, Piemonte e Liguria, mentre resta da votare il Veneto. In piazza sindacati e opposizioni contestano la riforma, denunciando possibili ricadute sulla sanità e sui servizi pubblici, oltre a un presunto accordo politico tra Lega e Fratelli d'Italia


La Camera approva le prime pre-intese

L'iter dell'autonomia differenziata compie un nuovo passo avanti. Dopo il via libera del Senato, la Camera dei deputati ha approvato le pre-intese tra lo Stato e tre Regioni del Nord – Lombardia, Piemonte e Liguria – nell'ambito della procedura prevista dalla legge Calderoli.

Resta ancora da votare la pre-intesa relativa al Veneto, che completerà il primo pacchetto di accordi preliminari.

Le quattro Regioni, tutte amministrate dal centrodestra, chiedono il trasferimento di competenze in alcune materie individuate come "non LEP", cioè ambiti nei quali la normativa vigente non richiede la preventiva definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni prima dell'attribuzione delle nuove funzioni.

Tra le competenze interessate figurano la protezione civile, le professioni, la previdenza complementare e alcuni aspetti del coordinamento della finanza pubblica in materia sanitaria.


Le proteste davanti a Montecitorio

Mentre l'Aula era impegnata nelle votazioni, davanti a Montecitorio si è svolta una manifestazione promossa da sindacati, comitati e forze di opposizione.

Alla protesta hanno partecipato rappresentanti della Cgil, dell'Unione Sindacale di Base (Usb), dei Cobas e dei comitati contrari all'autonomia differenziata, insieme a parlamentari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.

Secondo i manifestanti, il trasferimento di ulteriori competenze alle Regioni rischia di ampliare il divario economico e sociale tra Nord e Sud, soprattutto nei servizi pubblici essenziali.

Cartelli con slogan come «La salute è un diritto, non un privilegio», «Sanità per tutti, da Nord a Sud» e «No autonomia, no sanità per ricchi» hanno accompagnato il presidio.


Le accuse delle opposizioni

Le forze di opposizione hanno espresso una dura critica all'approvazione delle pre-intese.

Diversi esponenti del Partito Democratico hanno definito il provvedimento una misura destinata a frammentare ulteriormente il Paese, sostenendo che testi identici per Regioni con caratteristiche differenti metterebbero in discussione la stessa logica dell'autonomia differenziata.

Il Movimento 5 Stelle ha invece evidenziato il rischio di un aumento della mobilità sanitaria, sostenendo che le differenze nell'organizzazione dei servizi potrebbero aggravare sia le difficoltà dei cittadini del Mezzogiorno sia la pressione sulle strutture sanitarie del Nord.

Le opposizioni hanno inoltre annunciato la volontà di valutare un ricorso alla Corte costituzionale una volta completato l'iter previsto dalla legge.


L'ipotesi di uno scambio politico nella maggioranza

Durante il dibattito politico non sono mancate accuse rivolte alla maggioranza.

Esponenti delle opposizioni hanno sostenuto che il sostegno di Fratelli d'Italia all'autonomia differenziata rappresenterebbe una contropartita politica nei confronti della Lega, dopo il sostegno ricevuto sul progetto di riforma della legge elettorale.

Secondo questa lettura, la maggioranza starebbe procedendo parallelamente sulle principali riforme care ai diversi partiti della coalizione.

Si tratta di una valutazione espressa dalle opposizioni, che non trova conferma nelle dichiarazioni dei partiti di governo.


Cosa prevedono le pre-intese

Gli accordi preliminari approvati riguardano esclusivamente materie che la legge n. 86 del 2024, nota come legge Calderoli, classifica tra quelle per le quali non è necessaria una preventiva definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP).

Le competenze interessano:

  1. protezione civile;
  2. professioni;
  3. previdenza complementare;
  4. coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario.

Per quest'ultimo settore, pur essendo già previsti i Livelli essenziali di assistenza (LEA), le Regioni potrebbero ottenere maggiori margini di autonomia nella gestione del sistema tariffario, dei rimborsi, dei ticket e dei rapporti con gli operatori privati accreditati.

Dopo il completamento dell'esame parlamentare, il Consiglio dei ministri dovrà predisporre i relativi disegni di legge entro quarantacinque giorni.


Il nodo della sanità e il timore di nuove disuguaglianze

Il capitolo sanitario rappresenta l'aspetto più controverso della riforma.

Le Regioni del Mezzogiorno e numerosi osservatori ritengono che l'attuale sistema dei LEA presenti già significative differenze territoriali nell'erogazione delle prestazioni.

Secondo i critici dell'autonomia differenziata, attribuire ulteriori competenze senza un riequilibrio delle condizioni di partenza rischierebbe di accentuare il fenomeno della mobilità sanitaria verso le Regioni settentrionali e di aumentare il divario nell'accesso ai servizi.

Nei giorni precedenti al voto, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro aveva annunciato la possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale, sostenendo che la riforma potrebbe compromettere l'uniformità del Servizio sanitario nazionale, soprattutto nelle aree economicamente più fragili.


La soddisfazione della Lega

Dopo l'approvazione delle prime tre pre-intese, la Lega ha accolto con favore il risultato parlamentare.

Il segretario della Lega Lombarda, Massimiliano Romeo, ha definito l'autonomia differenziata uno strumento destinato a rendere più efficiente e trasparente l'azione amministrativa delle Regioni.

Per il partito guidato da Matteo Salvini, il voto rappresenta un passaggio storico nel percorso autonomista avviato da decenni e più volte rimasto incompiuto.

L'attenzione si sposta ora sul voto riguardante il Veneto, destinato a completare la prima fase dell'attuazione della riforma.