Meloni: «Nessuna alleanza con chi ci ha sempre votato contro». Dalla sicurezza a Vannacci, fino a Trump e Roggero

La presidente del Consiglio rilancia la linea del centrodestra in un'intervista a Il Giornale: no ad accordi con chi ha osteggiato il governo, difesa delle forze dell'ordine, sostegno all'Occidente e nuove critiche alla sinistra


Il ricordo di Montanelli e la difesa del pluralismo

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato a una lunga intervista rilasciata a Il Giornale una riflessione sui principali temi dell'attualità politica, partendo dal venticinquesimo anniversario della scomparsa di Indro Montanelli.

Meloni ha definito il fondatore del quotidiano una figura simbolo del coraggio civile e del giornalismo indipendente, ricordando la scelta di fondare Il Giornale nel 1974, in uno dei momenti più complessi della storia della Repubblica.

Secondo la premier, Montanelli rappresentò una voce alternativa rispetto al clima culturale dominante dell'epoca, dando spazio a quella che ha definito la "maggioranza silenziosa".

La presidente del Consiglio ha inoltre sostenuto che ancora oggi esistano contesti nei quali il pluralismo delle idee sarebbe limitato, accusando una parte della sinistra di adottare un approccio selettivo alla libertà di espressione.


Il caso Roggero e la proporzionalità delle pene

Uno dei temi centrali dell'intervista riguarda la vicenda giudiziaria di Mario Roggero, il gioielliere condannato dopo aver ucciso due rapinatori che stavano fuggendo in seguito a una rapina nel suo negozio.

Meloni ha ribadito la necessità di una riflessione sulla proporzionalità delle pene previste dall'ordinamento italiano.

Secondo la premier, è difficile chiedere a un cittadino comune di mantenere lucidità assoluta durante una situazione di grave pericolo, caratterizzata da forte stress e paura per la propria vita e quella dei familiari.

Pur riconoscendo il ruolo della magistratura nell'applicazione della legge, la presidente del Consiglio ritiene che l'ordinamento debba tenere maggiormente conto delle condizioni psicologiche nelle quali avvengono episodi di legittima difesa.


La norma sui risarcimenti nella legittima difesa

Meloni ha difeso anche la nuova disciplina che limita la possibilità, in determinati casi, per chi commette un reato di ottenere un risarcimento civile dalla persona che ha reagito all'aggressione.

Secondo la presidente del Consiglio, la norma mira a evitare che una vittima possa subire una seconda conseguenza economica dopo aver affrontato un procedimento penale.

La premier ha definito il provvedimento una misura di buon senso, sostenendo che chi entra in un'abitazione o in un'attività commerciale per commettere una rapina o un'aggressione non debba poter beneficiare di ulteriori tutele risarcitorie nei confronti della vittima.


Le critiche a Lepore dopo i fatti di Bologna

Nel corso dell'intervista Meloni è intervenuta anche sulla morte di Abderrahim Fakir, deceduto durante un intervento delle forze dell'ordine a Bologna.

La presidente del Consiglio ha criticato la decisione del sindaco Matteo Lepore di promuovere una manifestazione pubblica nelle ore successive ai fatti, ritenendo che fosse prematuro assumere posizioni prima dell'accertamento delle responsabilità.

Secondo Meloni, quella scelta avrebbe contribuito ad alimentare tensioni e proteste sfociate negli scontri verificatisi in città.

La premier ha inoltre sottolineato come, a suo giudizio, vi sia una diversa attenzione politica nei confronti degli appartenenti alle forze dell'ordine deceduti durante il servizio.


Il rapporto con Trump e l'unità dell'Occidente

Sul piano internazionale, Meloni ha ribadito la propria visione dei rapporti tra Europa e Stati Uniti.

La presidente del Consiglio si è definita una "patriota occidentale", sostenendo che il rafforzamento dell'alleanza transatlantica rappresenti un interesse strategico sia per l'Italia sia per l'Europa.

Secondo la premier, questa impostazione non dipende dall'attuale amministrazione americana guidata da Donald Trump, ma costituisce una linea politica perseguita costantemente nei rapporti con Washington.

Meloni ha quindi ribadito che l'unità dell'Occidente rappresenta uno strumento essenziale per affrontare le principali sfide geopolitiche internazionali.


La chiusura a Vannacci e il messaggio al centrodestra

Tra i passaggi politicamente più significativi dell'intervista figura quello dedicato al futuro del centrodestra e ai rapporti con il generale Roberto Vannacci.

Meloni ha escluso la possibilità di costruire alleanze con forze politiche o personalità che, nel corso della legislatura, abbiano sistematicamente votato contro la fiducia al Governo.

La presidente del Consiglio ha ribadito che la coalizione di centrodestra nasce da un progetto politico condiviso e non da accordi elettorali costruiti all'ultimo momento.

Senza citare direttamente nuove trattative, il messaggio appare rivolto alle ipotesi di ricomposizione dell'area conservatrice emerse negli ultimi mesi, chiarendo che eventuali collaborazioni presuppongono una piena condivisione del percorso politico del Governo.


L'affondo su Sigfrido Ranucci

Nella parte conclusiva dell'intervista Meloni è tornata anche sulle polemiche che hanno coinvolto il giornalista Sigfrido Ranucci.

La premier ha dichiarato di non attendersi scuse per le vicende che hanno alimentato il dibattito pubblico, sostenendo invece che il silenzio mantenuto da una parte della stampa e dell'opposizione rappresenti, a suo giudizio, una conferma della debolezza delle accuse rivolte al Governo.

Le dichiarazioni si inseriscono nel più ampio confronto politico tra maggioranza e opposizione sul ruolo dell'informazione e sulla gestione delle polemiche mediatiche che hanno interessato l'esecutivo negli ultimi mesi.