Minaccia Houthi nel Mar Rosso: una nuova crisi potrebbe mettere sotto pressione le forze armate degli Stati Uniti

Il possibile blocco navale annunciato dai ribelli yemeniti contro i porti sauditi rischia di aprire un secondo fronte per Washington, già impegnata nel confronto con l'Iran. Esperti ed ex funzionari del Pentagono avvertono: le risorse militari potrebbero essere messe a dura prova


Gli Houthi minacciano il blocco dei porti sauditi

La guerra in Medio Oriente potrebbe entrare in una nuova fase dopo l'annuncio degli Houthi, il movimento armato yemenita sostenuto dall'Iran, di voler impedire alle navi commerciali di caricare o scaricare merci nei porti dell'Arabia Saudita affacciati sul Mar Rosso.

Se attuata, la misura colpirebbe direttamente una delle principali vie di esportazione del petrolio saudita, mettendo a rischio circa il 7% dell'offerta mondiale di greggio e creando nuove tensioni sui mercati energetici internazionali.

L'iniziativa rappresenterebbe inoltre un'ulteriore escalation del confronto tra l'asse guidato da Teheran e gli Stati Uniti, con possibili ripercussioni sulla sicurezza della navigazione in una delle rotte commerciali più importanti del pianeta.


Trump lascia aperta la porta a un nuovo intervento militare

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington è pronta a intervenire qualora gli Houthi dovessero ostacolare il traffico navale nel Mar Rosso.

«Se dovesse accadere qualcosa del genere, ce ne occuperemo. Lo abbiamo già fatto in passato contro gli Houthi», ha affermato il presidente parlando con i giornalisti.

Le dichiarazioni arrivano mentre l'amministrazione americana è già impegnata nel contenimento delle attività militari iraniane nella regione, una situazione che rende particolarmente complessa l'eventuale apertura di un nuovo teatro operativo.

Secondo diversi analisti militari, un intervento diretto contro gli Houthi richiederebbe un significativo rafforzamento della presenza navale e aerea statunitense nel Mar Rosso.


Il rischio di un secondo fronte per il Pentagono

Per il Dipartimento della Difesa americano, l'eventuale crisi nel Mar Rosso arriverebbe in un momento particolarmente delicato.

Le forze statunitensi sono già concentrate sulle operazioni legate al conflitto con l'Iran e sul mantenimento del blocco navale nei confronti dei porti iraniani nel Golfo Persico.

Secondo Jason Campbell, ex alto funzionario del Pentagono oggi al Middle East Institute, affrontare contemporaneamente due fronti operativi costringerebbe Washington a redistribuire parte delle proprie risorse militari.

Ciò potrebbe comportare lo spostamento di cacciatorpediniere, incrociatori e altre unità navali dal Golfo verso le acque antistanti lo Yemen, con l'obiettivo di proteggere le rotte commerciali e neutralizzare missili e droni lanciati dagli Houthi.


Gli Houthi restano un avversario difficile da sconfiggere

Gli esperti ricordano che il movimento yemenita ha dimostrato negli ultimi anni una notevole capacità di resistenza.

Le campagne militari condotte in passato dalla coalizione guidata dall'Arabia Saudita e, successivamente, dagli Stati Uniti non sono riuscite a eliminare la capacità operativa degli Houthi.

Il gruppo continua infatti a controllare ampie aree dello Yemen e dispone ancora di missili balistici, droni e sistemi d'arma in grado di minacciare il traffico marittimo nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi strategici per il commercio internazionale.

Secondo Michael Mulroy, già vice assistente del segretario alla Difesa statunitense, gli Houthi hanno dimostrato più volte di possedere sia la volontà sia le capacità necessarie per interrompere la navigazione commerciale.


Le operazioni militari potrebbero consumare rapidamente le risorse americane

Durante l'amministrazione Biden gli Stati Uniti avevano già effettuato numerosi bombardamenti contro obiettivi Houthi per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso.

L'amministrazione Trump ha successivamente intensificato tali operazioni, impiegando portaerei, cacciatorpediniere, aerei da combattimento e bombardieri strategici B-2.

Nonostante l'enorme superiorità tecnologica americana, gli analisti sottolineano che un nuovo conflitto prolungato rischierebbe di ridurre ulteriormente le scorte di missili intercettori e munizioni di precisione, già fortemente utilizzate nelle operazioni contro l'Iran.

Anche il personale militare potrebbe risentire dell'elevato ritmo operativo, con navi costrette a permanenze in mare superiori ai programmi iniziali e cicli di manutenzione rinviati.


Oltre venti navi da guerra già schierate in Medio Oriente

Attualmente gli Stati Uniti mantengono nella regione oltre venti unità della Marina militare e centinaia di velivoli da combattimento, mentre ulteriori rinforzi sono in fase di dispiegamento per sostenere le operazioni legate al confronto con Teheran.

L'apertura di un nuovo fronte nello Yemen richiederebbe ulteriori assetti navali, capacità di intelligence dedicate e sistemi di difesa aerea, aumentando la pressione sull'apparato militare americano.

Secondo il Center for Strategic and International Studies, gli Stati Uniti dispongono ancora di capacità sufficienti per affrontare la minaccia, ma una guerra simultanea contro Iran e Houthi comporterebbe inevitabilmente costi operativi e logistici molto elevati.


Il sostegno iraniano resta decisivo

Gli analisti evidenziano tuttavia anche i limiti degli Houthi.

Il gruppo dipende in larga misura dagli aiuti militari provenienti dall'Iran, che rappresentano una componente fondamentale per il rifornimento di missili, droni e altre tecnologie.

L'attuale blocco navale imposto dagli Stati Uniti contro Teheran potrebbe ridurre nel tempo la capacità degli Houthi di sostenere un'offensiva prolungata contro il traffico commerciale.

Secondo Mark Cancian, ex ufficiale dei Marines e analista del CSIS, il blocco americano non è totale, ma è sufficientemente efficace da rendere difficile il rifornimento continuo delle milizie yemenite, limitandone la capacità di mantenere a lungo una campagna navale su vasta scala.